Usa: accordo con Iran “si sta muovendo nella nostra direzione”. Ma sale la tensione nel Golfo
Mojtaba Khamenei e Donald Trump
I colloqui tra Stati Uniti e Iran mostrano segnali di avanzamento, ma il percorso verso un accordo resta irto di ostacoli. A margine dello Shangri-La Dialogue di Singapore, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha affermato che Teheran “si sta muovendo nella nostra direzione” e che i negoziati sono stati “produttivi”. Il capo del Pentagono ha ribadito che il presidente Donald Trump accetterà esclusivamente un’intesa ritenuta vantaggiosa per gli interessi americani e per la sicurezza globale.
Secondo Hegseth, la linea strategica di Washington non è cambiata: impedire che l’Iran possa acquisire capacità nucleari militari, oggi come in futuro. Il segretario alla Difesa ha inoltre ricordato che gli Stati Uniti dispongono delle risorse necessarie per un eventuale ritorno alle operazioni militari qualora la via diplomatica non producesse risultati soddisfacenti.
Bozza e nodi aperti
Mentre l’amministrazione americana parla di progressi, da Teheran emergono indiscrezioni su una possibile intesa preliminare. La televisione di Stato iraniana Irib ha riferito che una bozza di memorandum prevederebbe lo sblocco, entro sessanta giorni, di 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero.
Lo stesso documento includerebbe una proroga del cessate il fuoco per altri due mesi, periodo durante il quale le parti dovrebbero affrontare nel dettaglio la questione nucleare. Tuttavia fonti statunitensi descrivono il negoziato come ancora in fase di stallo. Le cosiddette “linee rosse” fissate dalla Casa Bianca comprendono il contenimento definitivo del programma atomico iraniano e la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Le divergenze rimangono profonde. Teheran continua a difendere il proprio programma nucleare civile, mentre Washington pretende garanzie permanenti contro qualsiasi possibile sviluppo militare. Negli ultimi giorni le due parti si sono inoltre accusate reciprocamente di avere violato il cessate il fuoco.
Scontri indiretti nella regione
Il quadro diplomatico è reso più complesso dagli episodi militari registrati nell’area del Golfo. Secondo ricostruzioni riportate da media internazionali, un missile iraniano avrebbe colpito indirettamente la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait. Le difese kuwaitiane avrebbero intercettato il vettore, ma i detriti avrebbero causato il ferimento lieve di alcuni cittadini americani e danni a droni MQ-9 Reaper.
Parallelamente resta elevata la tensione nello Stretto di Hormuz. Da un lato fonti americane riferiscono di interventi contro imbarcazioni considerate ostili; dall’altro Teheran rivendica il pieno controllo dell’area e avverte che qualsiasi interferenza militare potrebbe provocare una risposta armata.
In questo contesto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il Paese è pronto a raggiungere un “quadro dignitoso” per porre fine al conflitto e ridurre le tensioni regionali. Durante un colloquio con l’emiro del Qatar, il presidente iraniano ha sostenuto che la Repubblica islamica abbia dimostrato disponibilità al dialogo e attende segnali concreti dalla controparte.
Fronte libanese ancora instabile
Alla crisi tra Washington e Teheran si aggiunge la persistente instabilità sul confine tra Israele e Libano. Nelle ultime ore l’esercito israeliano ha segnalato il lancio di diversi razzi dal territorio libanese verso il nord del Paese. Uno dei proiettili avrebbe colpito l’area di Kiryat Shmona senza provocare vittime.
Hezbollah ha rivendicato l’azione, sostenendo di avere reagito a presunte violazioni del cessate il fuoco da parte israeliana. Le Forze di Difesa Israeliane hanno successivamente annunciato la distruzione di un lanciarazzi utilizzato per l’attacco.
L’episodio conferma come il confronto tra Israele e il movimento sciita libanese continui a rappresentare uno dei principali fattori di instabilità regionale, con il rischio di influenzare anche il delicato negoziato tra Stati Uniti e Iran.
Messaggi a Europa e Cina
Dal palco dello Shangri-La Dialogue, Hegseth ha ampliato il discorso oltre il Medio Oriente. Il segretario alla Difesa ha affermato che l’epoca in cui Washington sosteneva quasi da sola la sicurezza dei partner occidentali è terminata, invitando gli alleati europei ad assumere maggiori responsabilità nella difesa.
Il responsabile del Pentagono ha inoltre rivolto l’attenzione alla crescente influenza militare cinese nell’Indo-Pacifico. Pur escludendo la ricerca di uno scontro diretto con Pechino, Hegseth ha parlato di un “giustificato allarme” per il rafforzamento delle capacità militari della Cina e per l’espansione delle sue attività nella regione.
La posizione americana resta dunque articolata su più fronti: pressione negoziale sull’Iran, sostegno agli alleati regionali, contenimento delle minacce alla navigazione internazionale e rafforzamento della presenza strategica nell’Indo-Pacifico. Un equilibrio che, nelle intenzioni dell’amministrazione Trump, dovrà essere perseguito attraverso accordi diplomatici, senza rinunciare alla deterrenza militare.
