Fratelli d’Italia prepara un esposto in Procura sul rapporto tra Ranucci e Lavitola

Il partito di maggioranza lavora a un atto giudiziario sulla vicinanza tra il conduttore di Report e l’imprenditore indagato come presunto mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025, mentre la Rai ha già sospeso le repliche estive del programma.

Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci

Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci

Fratelli d’Italia annuncia la preparazione di un esposto in Procura sul caso Ranucci-Lavitola, a poche ore dalla decisione della Rai di fermare le repliche estive di Report e mentre l’inchiesta della Procura di Roma si allarga a un secondo indagato in fuga verso il Camerun. La notizia viene confermata da fonti parlamentari, che al momento non sciolgono la riserva sui contenuti dell’atto.

La mail inviata alla redazione

L’iniziativa del partito di maggioranza segue di poche ore la pubblicazione, sui profili social di Report, di un video in cui Ranucci annuncia le repliche estive (poi sospese dalla Rai) e lancia la nuova stagione, invitando il pubblico a segnalare storie da approfondire. Fratelli d’Italia coglie l’occasione per inviare alla redazione una mail in cui segnala la “curiosa amicizia” tra il conduttore e Valter Lavitola, bollato come “pregiudicato, massone e faccendiere” e indagato quale presunto mandante dell’attentato dinamitardo subito da Ranucci il 16 ottobre 2025.

Per il Movimento 5 Stelle esiste il fondato sospetto di un disegno politico volto a colpire il conduttore di Report attraverso la strumentalizzazione dell’inchiesta giudiziaria. E parla apertamente di un tentativo di “far fuori Ranucci dal programma”, inserendo l’esposto annunciato da FdI in una strategia più ampia di pressione sull’azienda pubblica.

Il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, prende le distanze da ogni lettura politica della vicenda. A margine di un evento a Tolfa, dichiara che la Rai resta autonoma nelle proprie scelte e che spetta esclusivamente alla magistratura accertare mandante e movente dell’attentato, definendo la vicenda “dai contorni un po’ strani”.

Rai, stop alle repliche già contestato

Il terreno su cui matura l’iniziativa di Fratelli d’Italia è già acceso dalla sospensione, disposta dalla Direzione Approfondimento Rai, delle repliche estive di Report. L’azienda giustifica il provvedimento con la necessità di tutelare “un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico”, confermando comunque l’avvio della nuova stagione a novembre. Ranucci reagisce tramite una nota affidata al suo avvocato, Roberto De Vita, parlando di “sconcerto e preoccupazione” e definendo “vergognose congetture” la base su cui l’azienda ha costruito la propria decisione.

Tre consiglieri d’amministrazione, Alessandro di Majo, Davide di Pietro e Roberto Natale, contestano pubblicamente lo stop, definendolo “solo una punizione” priva di reale collegamento con esigenze editoriali. Sulla stessa linea si muovono il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, che parla di “un atto gravissimo”, l’Usigrai, che denuncia “un attacco al lavoro di tutta la redazione”, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, che liquida la scelta come “incomprensibile e sbagliata”.

La perquisizione al factotum di Lavitola

Sul piano giudiziario, gli inquirenti perquisiscono l’abitazione di Gomes Clesio Tavares, ritenuto il factotum di Lavitola e l’intermediario con il gruppo che ha materialmente collocato l’ordigno davanti alla casa di Ranucci. L’attività si svolge in un comune del Napoletano, dove l’uomo – ora ritornato in Camerun – vive con la compagna, ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti. Lavitola, intervistato dal Tg1, riferisce di aver ricevuto un messaggio da Tavares con l’annuncio di un suo rientro in Italia.

Le indagini ricostruiscono che lo stesso Lavitola era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa, con un biglietto aereo già acquistato. La perquisizione nella sua abitazione scatta la sera del 4 luglio, dopo che gli investigatori lo notano uscire di casa con un trolley. Tra il materiale sequestrato figurano sette manoscritti, tre telefoni cellulari, un personal computer e due pen drive, ora al vaglio della Procura di Roma.

Le dichiarazioni spontanee ai pm

Convocato dal procuratore capo Francesco Lo Voi, Lavitola si avvale della facoltà di non rispondere, ma rilascia dichiarazioni spontanee per ribadire la propria estraneità ai fatti contestati. Il legale Sergio Cola riferisce che l’imprenditore ha rivendicato uno stretto legame di amicizia fraterna con Ranucci, fatto di frequentazioni quasi quotidiane e rapporti tra le rispettive famiglie, ritenuto dalla difesa incompatibile con l’accusa di essere il mandante dell’attentato. Cola precisa che la scelta di non sottoporsi a un interrogatorio completo deriva dall’impossibilità di prendere visione degli atti d’indagine.

Tra gli elementi al centro dell’inchiesta figura la presenza di Lavitola nei pressi della villa di Ranucci a Pomezia il 15 settembre, un mese prima dell’attentato. La difesa la definisce priva di valore indiziario, ricordando la consuetudine dei rapporti tra i due e il fatto che, nella stessa giornata, l’imprenditore si sarebbe recato in Argentina. In un’intervista a Repubblica, Lavitola respinge con forza ogni ipotesi di coinvolgimento: “Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia”, riferendosi all’eventualità che lo stesso Ranucci non escluda più un suo coinvolgimento.

Gli arresti degli esecutori materiali

Nella settimana precedente alla perquisizione, la Procura ha eseguito quattro misure cautelari nei confronti dei presunti esecutori materiali dell’attentato: la coppia Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis, residenti ad Avella, Saverio Mutone, residente a Sperone, e Antonio Passariello, 53 anni, ritenuto uno dei capi del gruppo. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, detenzione e porto di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento aggravati da modalità di tipo mafioso, oltre al reato di strage aggravata in concorso con Lavitola e con Clesio Tavares.

Gli accertamenti tecnico-scientifici stabiliscono che l’ordigno esploso il 16 ottobre 2025 a Torvaianica, frazione di Pomezia, era composto da gelatina da cava, materiale che gli inquirenti definiscono indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di esplosivi. Una telecamera sulla Statale 148 Pontina consente di individuare una Fiat 500X noleggiata in Campania, il cui tragitto coincide con quello dei cellulari degli esecutori materiali, tracciati sia il giorno dell’attentato sia in un precedente sopralluogo.

Il movente resta da accertare

Secondo la ricostruzione dei magistrati, il gruppo sarebbe stato reclutato da un intermediario – indicato nelle intercettazioni come “quello” – che avrebbe corrisposto alcune migliaia di euro per l’esecuzione dell’attentato, garantendo in seguito risorse economiche e strumenti utili a eludere le indagini. A tenere i contatti con l’intermediario sarebbe stato il solo D’Avino. Tra le ipotesi circolate sul movente, non confermate dagli inquirenti, quella di un disegno per rafforzare la popolarità di Ranucci in vista di un suo eventuale ingresso in politica, definita da Lavitola priva di senso e priva di riscontro negli atti ufficiali.

Il caso procede ora su un doppio binario che rischia di intrecciarsi ulteriormente: quello giudiziario, con la magistratura chiamata ad accertare mandante e movente dell’attentato, e quello politico, con l’esposto annunciato da Fratelli d’Italia che trasforma un’inchiesta per tentata strage in un nuovo fronte di scontro istituzionale attorno al servizio pubblico.