La fotografia della sanità italiana scattata dal Ministero della Salute conferma una frattura territoriale che continua a separare il Mezzogiorno dal Centro-Nord. Secondo i dati del Nuovo Sistema di Garanzia sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), riferiti al 2024, la Calabria si colloca all’ultimo posto della graduatoria nazionale con 189 punti complessivi, mentre la Sicilia è terzultima con 196 punti. In testa si confermano invece Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.
Il monitoraggio ministeriale misura la qualità dei servizi sanitari regionali attraverso 88 indicatori che valutano tre aree fondamentali: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera. Tra i parametri esaminati figurano la copertura vaccinale, l’efficienza del soccorso sanitario, l’appropriatezza delle prescrizioni, il ricorso ai parti cesarei e gli esiti delle cure per patologie ad alta incidenza come l’ictus.
Il nodo dell’assistenza territoriale
Il dato più critico riguarda la Calabria, che resta l’unica regione italiana a non raggiungere la soglia minima di sufficienza nell’assistenza distrettuale, cioè nei servizi sanitari erogati sul territorio. La regione ottiene infatti 52 punti, al di sotto del limite fissato a 60, mentre supera la soglia nelle altre due aree: 66 punti nella prevenzione e 77 nell’assistenza ospedaliera.
Il risultato evidenzia le persistenti difficoltà della sanità territoriale calabrese, considerata uno degli snodi centrali per la presa in carico dei pazienti, la gestione delle cronicità e la riduzione della pressione sugli ospedali.
Sicilia e Bolzano sotto la soglia nella prevenzione
Accanto alla Calabria, il monitoraggio individua altre due realtà che non raggiungono gli standard minimi in una delle tre macroaree. Si tratta della Sicilia e della Provincia autonoma di Bolzano, entrambe sotto la soglia nella prevenzione. Tutte le altre regioni italiane superano invece i livelli minimi previsti in ciascuno dei tre ambiti valutati.
Il dato assume particolare rilievo perché, nel 2024, la prevenzione è il settore che ha registrato i miglioramenti più significativi a livello nazionale. Una crescita che ha interessato quasi tutte le regioni italiane, con poche eccezioni: Marche, Campania e Calabria.
La classifica e il divario territoriale
Al vertice della graduatoria si conferma il Veneto con 288 punti, seguito da Emilia-Romagna (282) e Toscana (280). Nelle posizioni immediatamente successive figurano Piemonte, Provincia autonoma di Trento e Lombardia.
Nella parte bassa della classifica, invece, si concentrano prevalentemente regioni del Mezzogiorno. Dopo la Calabria si collocano Molise (192 punti) e Sicilia (196), un dato che conferma come il riequilibrio dei servizi sanitari tra Nord e Sud resti uno degli obiettivi ancora lontani del sistema sanitario nazionale.
Se sul fronte ospedaliero tutte le regioni raggiungono i punteggi di garanzia previsti dal Ministero, è soprattutto la sanità territoriale e preventiva a continuare a segnare le differenze più profonde tra le diverse aree del Paese. Una criticità che assume un peso crescente proprio mentre il sistema sanitario è chiamato a rafforzare l’assistenza di prossimità e la medicina del territorio attraverso gli investimenti del Pnrr.