L’ascesa delle materie umanistiche: il confronto con le discipline STEM

libri penna studiare

Le discipline STEM per molti anni hanno rappresentato le materie che maggiormente garantivano un inserimento lavorativo immediato. Con la velocità e i cambiamenti del mercato però adesso non è proprio così e le materie umanistiche stanno conoscendo un’ascesa che era impensabile.

Le lauree umanistiche stanno infatti tornando centrali perché il mercato valorizza sempre di più competenze come pensiero critico, scrittura, capacità di analisi, comunicazione e comprensione dei contesti complessi, al fine di garantire evoluzione tecnologica e strategica alle realtà aziendali. Non si tratta di una rivalutazione solo culturale, ma di un cambiamento concreto nelle esigenze di imprese, istituzioni e settori legati ai servizi. In questo articolo proponiamo un confronto con le discipline STEM per capire anche se ci sono dei punti di contatto che consentirebbero una compresenza multidisciplinare nelle aziende.

Un mercato del lavoro più aperto

I dati più recenti aiutano a leggere meglio questo scenario, identificando anche quali sono le richieste di mercato più recenti e di come il lavoro sia più aperto ad accogliere nuove competenze. Nel 2024 Istat rileva un tasso di occupazione dei laureati 25-64enni pari all’84,7%, contro l’87,8% della media Ue27, mentre tra i 30-34enni il valore sale all’84,9%. Sempre secondo Istat, nello stesso anno il tasso di occupazione tra i laureati dell’area umanistica e dei servizi resta più basso rispetto alle STEM, ma senza perdere rilievo nel quadro complessivo del mercato del lavoro.

Questo significa che le discipline scientifiche mantengono un vantaggio medio, ma le lauree umanistiche non sono affatto ai margini e anzi tengono assolutamente il passo. Anche AlmaLaurea conferma una situazione più dinamica rispetto al passato. Nel Rapporto 2025, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo arriva al 78,6%, il livello più alto dell’ultimo decennio. Restano più delicati i tempi di inserimento per alcuni gruppi disciplinari, tra cui quello letterario-umanistico e quello della comunicazione, ma questo non significa che la laurea perda valore. Indica piuttosto che per questi percorsi è spesso decisivo saper unire preparazione teorica, esperienza pratica e capacità di adattamento in un contesto economico e sociale che cerca sempre più persone con competenze trasversali.

Competenze che servono davvero

La forza delle materie umanistiche sta nella loro versatilità. Le aziende cercano sempre più profili capaci di scrivere bene, sintetizzare informazioni, interpretare bisogni diversi, comunicare in modo chiaro e gestire relazioni complesse. In un contesto in cui tecnologia e intelligenza artificiale stanno cambiando i processi produttivi, le competenze umanistiche diventano un supporto essenziale per dare senso ai dati, costruire narrazioni efficaci e orientare le scelte.

Per questo la laurea umanistica non appare più come una scelta secondaria, ma come una formazione capace di creare valore in più ambiti professionali. Secondo una ricerca McKinsey, saper raccontare bene la propria azienda è una leva strategica, che i CEO possono applicare in azienda per migliorare i rapporti tra i vari reparti e giocarsi all’esterno per trasformare l’impresa in un brand da seguire e al quale affidarsi anche per i valori e la storia che la caratterizza.

La formazione universitaria si amplia

Questo ridimensionarsi del divario tra materie STEM e discipline umanistiche stuzzica anche l’offerta formativa universitaria che, per rispondere proprio a questi bisogni, ha ampliato le proposte di corsi di laurea.

Naturalmente l’interesse per le lauree umanistiche riguarda sia gli atenei tradizionali con lezioni in presenza che le università online che prevedono modalità telematiche come l’Università Niccolò Cusano. Basta consultare una pagina di offerta di laurea magistrale di un ateneo online per rendersene bene conto, con percorsi di filosofia, sociologia, comunicazione, lettere, e molto altro.

Il futuro: materie umanistiche e STEM insieme

Il confronto tra materie umanistiche e STEM ci porta a fare una riflessione molto importante. Questa rivincita delle materie umanistiche non deve essere letta come una lotta tra vincitori e sconfitti ma come un dialogo che può portare a miglioramenti da tanti punti di vista. Pensare infatti che possano convivere professionisti in ambito umanistico e scientifico nello stesso ambiente lavorativo può diventare fondamentale per innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico perché il lavoro contemporaneo richiede anche capacità interpretative, relazionali e comunicative.

Come è emerso dal “Future of Jobs Report 2025” del World Economic Forum, stanno nascendo nuove figure professionali ibride come il “data storyteller” o il “digital ethicist” , professionisti che devono saper interpretare dati complessi e comunicarli in modo comprensibile e che devono quindi conoscere necessariamente le materie umanistiche. Il futuro quindi non appartiene soltanto alle competenze tecniche, ma a chi sa comprendere la complessità e tradurla in azione anche con conoscenze di tipo comunicativo e critico.