Legge elettorale, vertice del centrodestra senza intesa sulle preferenze a una settimana dal voto in Aula

Il tavolo tecnico riunito non scioglie il nodo delle liste bloccate; resta fissata la scadenza di lunedì per gli emendamenti al testo atteso il 14 luglio.

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Camera dei deputati

Oltre tre ore di trattativa non sono bastate agli sherpa del centrodestra per sciogliere il nodo delle preferenze nella riforma della legge elettorale. Il vertice tecnico che si è tenuto nella sede di via della Scrofa ha visto confrontarsi Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per Fratelli d’Italia, Alessandro Colucci per Noi Moderati e Antonio De Poli, segretario dell’UDC.

Al centro della discussione la richiesta, sostenuta dalla premier Giorgia Meloni, di introdurre correttivi al sistema delle liste bloccate previsto dal testo che approderà in Aula alla Camera il 14 luglio. Il nodo resta irrisolto e il tempo stringe: la scadenza per la presentazione degli emendamenti è fissata a lunedì.

Il bilancio deludente del vertice

Il giudizio più netto sull’esito dell’incontro arriva da Colucci, deputato del partito di Maurizio Lupi, che sintetizza con una battuta la sostanza dei lavori: “Non abbiamo concluso molto”. Un giudizio che fotografa la distanza ancora esistente tra le posizioni degli alleati, nonostante il tentativo di trovare una mediazione tecnica prima dell’approdo del testo in Assemblea.

Donzelli, dal canto suo, sceglie toni più concilianti e insiste sulla necessità di mantenere i nervi saldi: “Continuiamo a lavorare su tutto con serenità e tranquillità. Ci sono tante questioni che stiamo valutando. Sulle preferenze sicuramente ci sono passi in avanti, sicuramente ancora questioni da vedere”. Il dirigente di Fratelli d’Italia ribadisce più volte il termine di lunedì come orizzonte ultimo per l’intesa, lasciando intendere che fino a quel momento il confronto tra gli alleati proseguirà attraverso riunioni, telefonate e contatti informali.

Lo scenario in caso di mancato accordo

L’ipotesi di un’intesa che non arrivi in tempo utile non è remota, e la stessa maggioranza sembra averla messa in conto. Interpellato sul punto, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha aperto alla possibilità che Fratelli d’Italia proceda comunque in autonomia: “Credo che alla fine Fratelli d’Italia lo presenterà dopo averne discusso giustamente con gli alleati”, riferendosi a un eventuale emendamento per introdurre il voto di preferenza anche senza il via libera degli alleati.

Donzelli non smentisce lo scenario prospettato dal presidente del Senato: “Chi sono io per smentire le parole di La Russa? Vediamo. C’è tempo fino a lunedì”. Una dichiarazione che lascia aperta la strada a un’iniziativa unilaterale del partito della premier, qualora la mediazione con gli alleati non producesse un testo condiviso entro la scadenza.

Forza Italia frena, la Lega resta cauta

Sul fronte opposto, Forza Italia conferma una linea di netta contrarietà rispetto alle ipotesi di compromesso circolate nei giorni scorsi, in particolare quella del capolista bloccato accompagnato da preferenze per gli altri candidati in lista. La posizione del partito di Antonio Tajani è riassunta da un esponente forzista con una formula che non lascia spazio ad ambiguità: “Per noi o ci sono le liste bloccate o le preferenze in purezza”.

Una linea che esclude soluzioni ibride e che rappresenta un ostacolo concreto rispetto alle proposte di mediazione emerse dal tavolo tecnico. Diversa, seppur non meno cauta, la posizione della Lega, che non registra aperture ufficiali ma nemmeno una chiusura netta: nel partito di Matteo Salvini prevale la convinzione che il voto segreto in Aula finirebbe comunque per affossare qualsiasi tentativo di introdurre il meccanismo delle preferenze, rendendo meno urgente una presa di posizione esplicita in questa fase.

Donzelli esclude un vertice tra i leader

Sulla possibilità che la questione elettorale venga rimessa a un confronto diretto tra i leader di coalizione, Donzelli ha escluso questa ipotesi con un ragionamento che rimarca la distinzione dei ruoli tra partiti e governo: “Il governo è sempre rimasto fuori. Ognuno ha una sua idea come leader. Ma loro si occupano di governare la nazione. Un incontro tenderei ad escluderlo”.

Una dichiarazione che conferma la volontà di Fratelli d’Italia di mantenere la trattativa sul piano tecnico-parlamentare, evitando di trasformare il dossier elettorale in un tema di vertice politico che coinvolga direttamente Meloni, Salvini e Tajani.

Circoscrizioni estere, l’unico punto di convergenza

Se sulle preferenze la distanza tra gli alleati resta ampia, un punto di convergenza è emerso con chiarezza dal vertice: la necessità di rivedere il numero delle circoscrizioni estere. Il tema nasce da una distorsione tecnica segnalata dagli esperti del centrodestra: il taglio del numero dei parlamentari, intervenuto nella scorsa legislatura, ha prodotto un effetto maggioritario nell’elezione dei deputati all’estero, alterando la natura proporzionale del sistema di voto per la circoscrizione Estero.

La soluzione allo studio prevede una riduzione delle circoscrizioni dalle attuali 4 alla Camera e 4 al Senato a rispettivamente 2 e 1. Su questo punto l’accordo tra gli alleati appare acquisito, sebbene l’emendamento tecnico che dovrà tradurre l’intesa in norma non sia stato ancora definito nel dettaglio.

Il nodo irrisolto del voto ai fuorisede

Resta inoltre aperto il capitolo relativo al voto dei fuorisede, un impegno assunto da Fratelli d’Italia in commissione che si sta rivelando complesso sia sul piano politico sia su quello tecnico-attuativo. La soluzione preferita dal partito della premier è quella contenuta nella proposta di legge presentata dal leader dei giovani di Fratelli d’Italia, il deputato Fabio Roscani, che prevede un meccanismo secondo cui l’elettore fuorisede voterebbe per i candidati del collegio corrispondente al luogo di domicilio, anziché a quello di residenza anagrafica.

Una norma che, se da un lato risponderebbe a un’esigenza di partecipazione elettorale più volte sollecitata da studenti e lavoratori fuori sede, dall’altro apre un problema politico non secondario per gli alleati di coalizione: l’afflusso di elettori provenienti da altre regioni rischierebbe infatti di alterare gli equilibri in territori tradizionalmente considerati sicuri per questo o quel partito, complicando ulteriormente la ricerca di un’intesa complessiva sulla riforma prima della data del 14 luglio.