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Politica

L’incognita geopolitica frena i progressisti: l’affondo di Tajani sui moderati e la tentazione Manfredi per unire il Nazareno

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2026 0:28
Enzo Marino
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Antonio Tajani e Gaetano Manfredi
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Il Partito Democratico si trova sospeso tra l’esigenza di preservare l’asse elettorale con Giuseppe Conte e il malessere dei propri riformisti, mentre Goffredo Bettini lancia l’allarme sul rischio di isolamento e chiede un patto solenne di lealtà. Archiviata l’istantanea unitaria della piazza di Napoli, il centrosinistra si scontra con la realtà dei suoi nervi scoperti: la politica estera e la difesa. La segreteria di Elly Schlein deve gestire una transizione complessa, in cui spenti i riflettori del palcoscenico partenopeo ogni alleato tende a ripiegare sulle proprie posizioni identitarie.

Contents
  • La faglia della politica estera
  • Il fattore centrista e l’opzione Manfredi
  • L’affondo di Forza Italia
  • I tempi della piazza e della Camera

La faglia della politica estera

Il dossier ucraino rimane il vero punto di fragilità geopolitica della coalizione. Le ultime posizioni espresse dal leader del Movimento 5 Stelle contro il riarmo hanno riacceso la fibrillazione al Nazareno, dove l’ala riformista teme lo sganciamento dalla linea del Partito del Socialismo Europeo e dei partner occidentali. Nel tentativo di mediare, Bettini ha avvertito che ingigantire il rischio di un’invasione russa dell’Europa rischia di allontanare una soluzione negoziale. La dichiarazione conferma come la diplomazia interna sia al lavoro per trovare un compromesso formale su un terreno che resta divisivo.

Il fattore centrista e l’opzione Manfredi

La fessura programmatica aperta sulla politica internazionale diventa lo spazio in cui tentano di inserirsi le forze centriste, da Italia Viva a +Europa, decise a far valere il proprio peso specifico. Per evitare che il campo largo si contragga in un accordo a tre tra Partito Democratico, Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, i dem cercano una sponda istituzionale. “Se nel momento dell’unità riapriamo le ferite del passato, non ne veniamo fuori. Oggi servono tutti”, ha dichiarato Bettini. Da qui la proposta di indicare il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, come figura d’equilibrio capace di garantire i moderati.

La necessità di un allargamento del perimetro politico è emersa anche a Palermo, ultima tappa delle Primarie delle Idee dopo Roma, Milano, Udine e Genova. Il messaggio emerso dai territori indica che il centrosinistra diviene competitivo solo strutturando una casa riconoscibile per l’elettorato liberaldemocratico ed europeista, obiettivo oggi ostacolato dai veti incrociati.

L’affondo di Forza Italia

Le contraddizioni strategiche dello schieramento progressista offrono alla maggioranza di governo l’opportunità per un contropiede politico. Il leader di Forza Italia ha aperto i canali di comunicazione con l’area moderata, puntando a dimostrare l’incompatibilità tra l’agenda di centro e il massimalismo della sinistra. “Il campo largo ormai non esiste più”, ha scandito Antonio Tajani. La mossa punta a incrinare definitivamente i rapporti tra il Nazareno e le forze liberali, offrendo a queste ultime una sponda nel campo governativo.

I tempi della piazza e della Camera

Il cronoprogramma delle prossime mobilitazioni resta legato alle dinamiche parlamentari della riforma elettorale. Il progetto di una nuova manifestazione unitaria a Padova non è accantonato, ma la sua fattibilità dipende strettamente dal calendario dei lavori a Montecitorio. Se l’iter alla Camera dovesse subire rallentamenti, il palco veneto verrebbe confermato; in caso contrario, la coalizione sposterà la pressione politica direttamente a Roma, tra piazza Santi Apostoli e i palazzi della politica, per presidiare il voto dell’Aula.

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