Nuovi raid Usa contro Teheran, Trump avverte l’Iran: “Pagherete ogni attacco”
Gli attacchi americani puntano alle capacità iraniane contro il traffico marittimo internazionale. Teheran risponde con nuove operazioni militari nella regione.
Donald Trump
Gli Stati Uniti hanno avviato una nuova serie di attacchi contro l’Iran per colpire le capacità militari impiegate da Teheran contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Il CentCom ha comunicato che le operazioni sono state progettate per “degradare ulteriormente” le strutture iraniane utilizzate per minacciare la navigazione internazionale.
Gli attacchi hanno provocato esplosioni in diverse aree dell’Iran. La televisione di Stato iraniana ha riferito di detonazioni nella città portuale di Bandar Abbas, mentre l’agenzia Mehr ha segnalato l’attivazione dei sistemi di difesa aerea nei pressi della centrale nucleare di Bushehr. L’agenzia Tasnim ha indicato esplosioni anche a Tabriz, Chabahar, Konarak, Bandar Mahshahr e Bandar Imam Khomeini.
Il presidente americano Donald Trump ha rivendicato l’operazione e ha collegato i nuovi raid alla morte dei militari statunitensi nella regione. In un messaggio pubblicato su Truth Social ha scritto che ogni attacco iraniano contro soldati americani comporterà una risposta superiore: “Ogni volta che l’Iran uccide un soldato americano, pagheranno per quell’omicidio molte volte”.
La trattativa resta aperta
Nonostante l’intensificazione degli attacchi, Stati Uniti e Iran mantengono aperti i canali diplomatici. Un responsabile americano citato da Axios ha riferito che i colloqui tra i due Paesi proseguono parallelamente alle operazioni militari.
“Questi attacchi continueranno finché il presidente non deciderà diversamente, ma i colloqui tra i nostri Paesi proseguono”, ha dichiarato il funzionario statunitense.
Secondo un alto esponente iraniano citato da Reuters, i mediatori avrebbero trasmesso a Teheran una proposta per una de-escalation che prevede un cessate il fuoco di dieci giorni. L’obiettivo sarebbe rilanciare un accordo temporaneo raggiunto il mese scorso e mai trasformato in una tregua stabile.
La nuova fase dello scontro arriva dopo il fallimento dell’intesa preliminare. Washington e Teheran si sono accusate reciprocamente di avere violato gli impegni assunti, mentre i negoziati per una soluzione permanente non hanno prodotto risultati.
Le perdite americane e il silenzio del Pentagono
La pressione militare aumenta mentre cresce il bilancio delle perdite statunitensi. Secondo dati diffusi dagli Usa, dall’inizio del conflitto sono morti 17 militari americani e oltre 420 sono rimasti feriti.
Il New York Times ha riferito che, prima dell’attacco iraniano in Giordania che ha causato la morte di due soldati americani e la scomparsa di un altro, Teheran aveva già condotto tre attacchi contro personale statunitense nel Paese. Quelle operazioni avrebbero provocato decine di feriti e danni a diversi elicotteri, senza essere rese pubbliche dal Pentagono.
Secondo il quotidiano americano, il CentCom avrebbe inoltre ridotto le comunicazioni quotidiane sul numero degli obiettivi colpiti in Iran. La scelta sarebbe legata alla necessità di evitare la diffusione di informazioni utili all’Iran per pianificare nuovi attacchi contro basi americane nella regione.
Il Pentagono sostiene di non essere obbligato a comunicare ogni episodio relativo ai militari feriti, soprattutto quando il personale torna rapidamente operativo. La decisione apre però un confronto tra esigenze di sicurezza militare e diritto dell’opinione pubblica a conoscere l’andamento del conflitto.
Hormuz diventa il fronte decisivo
Il principale punto di tensione resta lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e gas. L’Iran ha minacciato di mantenere insicuro il passaggio finché continueranno gli attacchi americani.
I Guardiani della Rivoluzione hanno affermato che due petroliere sarebbero esplose dopo avere tentato di attraversare una rotta meridionale considerata pericolosa. Non sono stati forniti dettagli sulle navi coinvolte, sulle bandiere, sugli equipaggi o su eventuali vittime. Il CentCom ha contestato la ricostruzione iraniana e non sono arrivate conferme indipendenti.
Le autorità iraniane hanno inoltre sostenuto che il traffico energetico resterà esposto a rischi e hanno annunciato una possibile nuova “operazione punitiva”. La minaccia ha avuto effetti immediati sulla navigazione: secondo dati citati da LSEG, domenica solo quattro navi hanno attraversato lo stretto, contro le otto del giorno precedente.
Washington cerca sostegno dagli alleati
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha chiesto agli alleati di Washington un contributo maggiore per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. La richiesta riguarda sia mezzi militari sia risorse finanziarie.
Rubio ha accusato Teheran di utilizzare il controllo del passaggio marittimo come strumento di pressione internazionale. Washington, ha spiegato il segretario di Stato, continuerà le operazioni necessarie per proteggere le rotte commerciali, ma altri Paesi dovranno assumersi una quota maggiore dell’impegno.
Parallelamente, l’Iran ha annunciato nuovi attacchi con missili balistici e droni contro obiettivi americani nella regione. I Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato di avere colpito velivoli statunitensi nell’area dell’aeroporto di Aqaba, basi militari in Kuwait e un centro per operazioni speciali ad Al-Tanf, in Siria.
Bahrain e Kuwait hanno segnalato nuove allerte. Le forze armate kuwaitiane hanno comunicato l’intercettazione di droni, mentre il governo ha denunciato un secondo attacco contro un impianto di desalinizzazione, infrastruttura considerata essenziale per il Paese.
Uno scenario ancora aperto
Gli Stati Uniti sostengono di voler mantenere aperta la strada diplomatica, ma subordinano ogni accordo alla cessazione degli attacchi iraniani contro la navigazione internazionale. Teheran, invece, lega la sicurezza dello Stretto alla fine delle operazioni americane.
La crisi resta quindi sospesa tra escalation militare e trattativa. Il controllo dello Stretto di Hormuz, nodo strategico per energia e commercio globale, rappresenta il punto attraverso cui si misura la possibilità di una riduzione delle ostilità o di un nuovo ampliamento del conflitto.
