Il governo marocchino utilizza i controlli di frontiera come leva politica sullo sfondo delle enclavi spagnole

Il ministero dell’Interno spagnolo attribuisce l’afflusso di migranti alle reti di trafficanti e loda la cooperazione con Rabat, escludendo legami diretti con le richieste di restituzione dei territori.

La Corte Suprema spagnola

Sede della Corte Suprema spagnola

La recente ondata migratoria a Ceuta, la più grave dal maggio 2021, costringe il governo spagnolo a fronteggiare una nuova emergenza e riapre il dibattito sullo status giuridico delle enclavi nordafricane. La Corte Suprema spagnola stabilisce all’inizio di luglio che i migranti intercettati via mare non possono essere respinti immediatamente, innescando la chiusura del valico di Melilla e lo schieramento dell’esercito. L’autorità locale di Ceuta chiede lo stato d’emergenza, che l’esecutivo centrale respinge rifiutando di dichiarare la mobilitazione straordinaria sul territorio. Il ministero dell’Interno attribuisce l’afflusso incontrollato alle reti di trafficanti e loda la cooperazione con il Marocco, escludendo collegamenti diretti con la storica disputa sulla sovranità.

Radici coloniali e diritto internazionale

Madrid fonda la propria sovranità su titoli giuridici che precedono la nascita dello Stato marocchino moderno. Ceuta passa sotto la Corona di Castiglia nel 1580 ed entra formalmente nei confini spagnoli con il Trattato di Lisbona del 1668, siglato con il Portogallo dopo la fine dell’Unione iberica. L’occupazione di Melilla risale invece al 1497. Quando il Marocco ottiene l’indipendenza dalla Francia nel 1956, le due città restano escluse dal processo di decolonizzazione e mantengono lo status di territorio nazionale spagnolo, trasformandosi nel 1995 in città autonome.

Il quadro normativo internazionale esclude qualsiasi forma di sottomissione coloniale per i due presìdi. Né Ceuta né Melilla compaiono nell’elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi da decolonizzare, a differenza del Sahara Occidentale. La Spagna gestisce le enclavi come parte integrante del proprio territorio nazionale e dello spazio dell’Unione europea, respingendo l’applicabilità del principio di autodeterminazione dei popoli invocato altrove nel continente africano.

Pressioni geopolitiche e dossier regionali

Il governo marocchino contesta questa interpretazione e rivendica ripetutamente la restituzione delle enclavi e dei limitrofi presìdi di sovranità, tra cui il Peñón de Vélez de la Gomera, Alhucemas e le isole Chafarinas. La linea di Rabat si irrigidisce in concomitanza con il dossier sul Sahara Occidentale, rafforzato dal riconoscimento americano della sovranità marocchina nel dicembre 2020 e dalla contestuale normalizzazione dei rapporti con Israele.

Gli equilibri bilaterali subiscono ulteriori scossoni in seguito all’approvazione, da parte della Commissione Giustizia del parlamento spagnolo e malgrado le riserve del Psoe, di una proposta di legge per concedere la cittadinanza ai saharawi nati sotto l’amministrazione spagnola. A questo si aggiunge il recente riavvicinamento politico ed economico tra Madrid e Algeri, suggellato dalla visita del premier Pedro Sánchez ad Algeri lo scorso 20 luglio. Gli osservatori locali individuano in questa fitta rete di tensioni diplomatiche la chiave di lettura per comprendere l’uso strumentale dei controlli di frontiera.

Rilevanza strategica e scenari futuri

Per l’esecutivo spagnolo la difesa delle enclavi risponde a imperativi di sicurezza non negoziabili. Ceuta e Melilla rappresentano l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e il continente africano, fungono da avamposto per il contenimento dei flussi migratori e garantiscono il controllo geopolitico sullo Stretto di Gibilterra e nel Mediterraneo occidentale. Qualsiasi ipotesi di cessione risulta politicamente impraticabile per qualsiasi forza di governo a Madrid, data la sensibilità dell’elettorato nei confronti dell’integrità territoriale dello Stato. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulle future misure operative che il ministero dell’Interno intende adottare per blindare i confini terrestri prima del prossimo autunno.