Putin avverte l’Occidente: la Russia è pronta a fermare le navi commerciali. Nel mirino anche l’Italia

Dopo i fermi effettuati da Francia, Regno Unito e Italia, il presidente russo evoca contromisure contro i mercantili legati alle compagnie occidentali.

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Vladimir Putin

Vladimir Putin ha scelto un teatro militare per rilanciare lo scontro sulle navi commerciali russe. A bordo dell’incrociatore lanciamissili Varyag, durante le esercitazioni della Flotta del Pacifico, il presidente ha accusato i Paesi occidentali di violare il diritto marittimo internazionale con il fermo di imbarcazioni che trasportano beni russi.

“Non è altro che pirateria e rapina”, ha dichiarato Putin. “Se si procederà in questo modo, saremo costretti a rispondere allo stesso modo”. Il passaggio più rilevante riguarda però l’area nella quale Mosca potrebbe reagire: non necessariamente le stesse acque dove sono stati effettuati i sequestri, ma “qualsiasi area” ritenuta necessaria, fino al Pacifico.

La minaccia si inserisce nello scontro ormai aperto sulla cosiddetta “flotta ombra”: centinaia di petroliere e altre imbarcazioni che, secondo i governi occidentali, vengono utilizzate dalla Russia per aggirare le sanzioni introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina e continuare a esportare petrolio.

Le petroliere sotto osservazione

Francia e Regno Unito hanno già fermato petroliere sospettate di appartenere alla rete utilizzata da Mosca e di trasportare greggio in violazione delle sanzioni internazionali. Anche l’Italia è intervenuta nel dispositivo di controllo.

Il 2 agosto la Marina italiana ha abbordato a ovest di Pantelleria la petroliera Toa Payoh, sottoposta a sanzioni dell’Unione europea e indicata dal ministero della Difesa come appartenente alla “flotta ombra” russa. Il controllo è stato effettuato dalla Thaon di Revel, ammiraglia dell’operazione europea Eunavfor Med Irini, per verificarne la nazionalità: la nave dichiarava infatti bandiera camerunense.

L’episodio italiano si colloca dentro una più ampia strategia europea. L’Unione europea ha inserito nelle proprie liste di sanzioni centinaia di navi riconducibili alla flotta ombra, mentre Mosca ne contesta la legittimità.

La Russia ha reagito anche sul piano operativo, iniziando a impiegare unità militari per scortare alcune delle proprie navi commerciali. Il rischio è che il confronto sulle sanzioni marittime si trasformi progressivamente in un confronto diretto tra apparati navali.

La Marina russa annuncia i controlli

Durante la visita di Putin, il comandante della Flotta russa del Pacifico, l’ammiraglio Viktor Liina, ha annunciato che la Marina dispone dei mezzi per ispezionare e, se necessario, fermare navi commerciali appartenenti ai cosiddetti “Paesi ostili”.

Il riferimento è soprattutto alle compagnie britanniche, francesi e di altri Stati europei. Secondo Liina, molte loro imbarcazioni navigano sotto bandiere di Stati terzi e potrebbero quindi essere considerate, secondo il criterio adottato da Mosca, una forma di “flotta ombra”.

“Abbiamo mezzi sufficienti per l’ispezione e il fermo delle navi dei Paesi ostili e della loro flotta ombra”, ha dichiarato l’ammiraglio, assicurando che la Flotta del Pacifico è “pronta a iniziare a svolgere questo compito”.

La posizione russa introduce così un principio di reciprocità: se l’Occidente considera le navi collegate alla Russia un obiettivo delle sanzioni anche quando battono bandiera di un Paese terzo, Mosca sostiene di poter applicare lo stesso criterio alle imbarcazioni legate a compagnie occidentali.

Medvedev evoca la risposta simmetrica

Sulla stessa linea, ma con toni ancora più duri, si è mosso Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente della Federazione. Medvedev ha richiamato il ricorso alle cosiddette “bandiere di comodo”, sostenendo che le compagnie europee utilizzano meccanismi analoghi a quelli contestati alla Russia.

Secondo Medvedev, applicando un criterio “simmetrico”, Mosca avrebbe il diritto di colpire navi mercantili appartenenti a Paesi considerati ostili anche in acque neutrali, qualora esistessero “ragionevoli motivi” per ritenere che trasportino merci nell’interesse del nemico.

È il passaggio che porta la disputa sulle sanzioni marittime su un terreno più ampio. Il confronto non riguarda più soltanto la legittimità dei provvedimenti occidentali contro la flotta ombra russa, ma la possibilità che ciascuna parte utilizzi gli stessi criteri per sottoporre a controlli le navi dell’altra.

Per ora si tratta di minacce e annunci. Ma l’estensione geografica evocata da Putin e la disponibilità dichiarata dalla Flotta del Pacifico indicano che Mosca considera il controllo dei traffici marittimi un nuovo fronte dello scontro con l’Occidente.