Servizio pubblico per fini politici, pressione della maggioranza sulla Rai per la sospensione di Ranucci

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Sigfrido Ranucci

La Lega e Fratelli d’Italia hanno chiesto formalmente ai vertici della Rai la sospensione cautelativa di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. La presa di posizione giunge all’indomani delle dichiarazioni di Valter Lavitola, che si è confessato mandante di un attentato ai danni del giornalista sostenendo di aver agito “per il suo bene”.

Il leader della Lega Matteo Salvini ha aperto la pressione istituzionale sull’azienda di Viale Mazzini con una nota ufficiale redatta a seguito degli sviluppi giudiziari. “Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola, ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda”, ha dichiarato il vicepremier.

La linea del segretario leghista è stata confermata dai parlamentari del Carroccio presenti nella Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, i quali hanno depositato una nota per rimarcare come la permanenza del conduttore “non sia più compatibile con il servizio pubblico”. Contestualmente, il sottosegretario all’Editoria Alessandro Morelli ha sollecitato un provvedimento cautelare immediato da parte dei vertici aziendali.

Le accuse di Fratelli d’Italia

La tensione si è ulteriormente inasprita a seguito della pubblicazione di un intervento editoriale firmato dallo stesso Ranucci sul proprio profilo Facebook, dal titolo “La voce spaventa”. Nel testo, il giornalista ha tracciato una linea di continuità storica tra le vicende di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“La storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”, ha scritto Ranucci nei suoi profili social. “Muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”, ha proseguito il conduttore.

Le parole del giornalista hanno provocato una reazione dura da parte dei rappresentanti di Fratelli d’Italia nelle commissioni parlamentari. Il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, ha definito l’intervento un “delirio egomane”, mentre il vice-capogruppo alla Camera Alfredo Antoniozzi ha invitato il conduttore a evitare “paragoni blasfemi” con le vittime della criminalità organizzata e del terrorismo.

L’ipotesi della discesa in campo

Il responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha sollevato dubbi sulle reali motivazioni professionali del conduttore, mettendo in relazione le inchieste televisive con future ambizioni politiche. Donzelli ha indicato nell’attività giornalistica condotta dal palinsesto una strategia mirata contro i vertici del governo.

“Ranucci ha utilizzato il servizio pubblico per preparare la sua discesa in campo in politica?”, ha dichiarato Donzelli. “Questo spiegherebbe l’accanimento nei confronti di Giorgia e della sua famiglia, dal momento che dal maggio 2022 fino al maggio 2026 la trasmissione ha dedicato inchieste sul Presidente del Consiglio, su Arianna e sulla madre Anna in ben 70 puntate, e in alcune occasioni con più servizi all’interno della stessa serata: una vera e propria fissazione”, ha precisato l’esponente di governo.

Non sono ancora stati resi noti i dati ufficiali di Viale Mazzini sulla programmazione e sulla suddivisione dei temi trattati nelle ultime stagioni televisive citate dalla maggioranza. La direzione aziendale Rai non ha finora rilasciato note formali in merito alle procedure disciplinari o cautelari sollecitate dal centrodestra.

Le reazioni del centrosinistra

Le forze di opposizione si sono schierate compattamente a difesa della redazione e dell’indipendenza editoriale del servizio pubblico, respingendo l’ipotesi di qualsiasi sanzione. I gruppi di minoranza hanno presentato contestualmente richiesta di ripristinare la messa in onda delle repliche del programma sospese dal palinsesto.

Per Alleanza Verdi e Sinistra è intervenuto il portavoce Angelo Bonelli, contestando le premesse giuridiche dell’attacco condotto dalla maggioranza. “Il quadro accusatorio dimostra un fatto inequivocabile: Sigfrido Ranucci è vittima di un attentato e non esiste alcun elemento che dimostri un suo coinvolgimento”, ha ribadito Bonelli. “La destra interrompa la vergognosa campagna di fango e la Rai ripristini immediatamente le repliche di Report, giacché la libertà d’informazione non può essere oggetto di ritorsioni politiche”, ha aggiunto l’esponente dell’opposizione.

A sostegno del programma d’inchiesta è intervenuta anche l’esponente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, sottolineando la natura super partes delle indagini giornalistiche realizzate negli anni dalla trasmissione.

“Report è un programma che ha fatto inchiesta sui poteri forti, sulla destra, sulla sinistra, e sì, anche su di me quando ricoprivo la carica di sindaca”, ha dichiarato Appendino. “Non si tratta di un programma di parte ma di un contenitore libero, e il giornalismo libero va difeso soprattutto quando crea disagio al potere”, ha concluso la deputata del Movimento 5 Stelle.