Campo largo a pezzi: Renzi lancia candidatura Salis, il Partito Democratico frena le ipotesi di terze vie
Goffredo Bettini esclude la necessità di una figura esterna alla maniera di Romano Prodi, definendo già legittimate le leadership sul campo di Schlein e Conte di fronte alle manovre di Renzi e Calenda.
Silvia Salis
Matteo Renzi propone la sindaca di Genova, Silvia Salis, come potenziale trascinatrice dell’area riformista e invita la coalizione di centrosinistra a superare il dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il fondatore di Italia Viva assicura il contributo organizzativo del proprio partito, avvertendo che l’asse formato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra si ferma al 38% dei consensi e necessita dell’apporto dei moderati per risultare competitivo nei confronti del centrodestra.
L’ipotesi di una candidatura diffusa
La proposta di Renzi punta a valorizzare il profilo della prima cittadina ligure per intercettare l’elettorato moderato deluso dalla maggioranza. Italia Viva precisa che la sindaca rappresenta il nome con la maggiore caratura personale all’interno del bacino riformista, ma raccomanda di non accelerare i tempi della scelta per evitare di logorare la figura istituzionale.
“La sindaca Salis è il nome più forte per guidare questa scommessa, perché somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante. Va aiutata, non strattonata”, ha dichiarato Matteo Renzi.
L’impostazione trova sponda in altre componenti dell’area moderata intenzionate a costruire la lista Casa riformista. Vincenzo Spadafora, fondatore del movimento Primavera, concorda sulla necessità di aggregare le forze europeiste attorno alla sindaca genovese per offrire un’alternativa all’attuale esecutivo.
“Credo anche io che Silvia Salis sia il nome più forte e credibile del centrosinistra e dovremmo tutti auspicare un suo impegno per battere le destre e ridare una speranza al Paese”, ha precisato Vincenzo Spadafora.
Le perplessità e la strategia alternativa
La prospettiva di una convergenza unitaria del centro si scontra con la linea della dirigenza di Azione. Carlo Calenda giudica prematura la proiezione nazionale della sindaca di Genova e formula uno schema strategico differente, fondato sul raggiungimento di un pareggio parlamentare alle prossime elezioni politiche che impedisca l’affermazione di blocchi maggioritari netti.
“I miei interlocutori naturali sono il Partito Democratico, che dopo il pareggio non avrà più Schlein come segretario, e Forza Italia quando non è schiacciata sulla linea di Tajani”, ha affermato Carlo Calenda.
I rilevamenti dell’istituto demoscopico BiDiMedia registrano il segretario di Azione al quarto posto nell’indice di fiducia generale con il 25% dei consensi, appaiato al segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e al portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni. La classifica è guidata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il 36%, seguita da Giuseppe Conte al 30% e da Elly Schlein al 28%.
La replica del Partito Democratico
L’ipotesi di inserire una figura terza al vertice della coalizione incontra la ferma opposizione dei vertici del Partito Democratico. Goffredo Bettini esclude l’eventualità che l’alleanza ricorra a un federatore esterno secondo il modello attuato nei decenni scorsi da Romano Prodi, confermando la piena legittimità dei vertici attuali dei partiti progressisti.
“Di leader ne abbiamo fin troppi, legittimati dal loro lavoro: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Silvia Salis e i segretari di tutte le forze della coalizione”, ha ribadito Goffredo Bettini.
Il quadro politico del centrosinistra rimane dunque segnato dal confronto tra l’esigenza di ampliare i confini della coalizione verso i moderati e la volontà di preservare l’equilibrio tra le forze principali della forza d’opposizione.
