Meloni chiude alle richieste della Lega e conferma Piantedosi al Viminale
La decisione arriva mentre nel partito di via Bellerio crescono le spinte per il rientro dell’ex vicepremier al ministero della Sicurezza.
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni esclude il rimpasto di governo chiesto da una parte della Lega e conferma che Matteo Salvini resterà al ministero delle Infrastrutture, scartando l’ipotesi di un suo ritorno al Viminale. Lo dichiara in un’intervista al settimanale “Chi”, nella quale alterna riferimenti alla vita privata e alle priorità politiche per la ripresa dei lavori a settembre.
La linea sul Viminale
“Matteo sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato” dichiara Meloni, aggiungendo però che l’attuale incarico di Salvini “richiede un impegno enorme” e che il leader della Lega lo sta svolgendo “con una dedizione incredibile”. La premier chiude così, con una formula che intreccia riconoscimento e diniego, la richiesta di cambio di casacca avanzata da settori del partito, in particolare dalla componente lombarda della Lega, che negli ultimi mesi ha spinto per un rientro di Salvini agli Interni negli ultimi mesi della legislatura.
Meloni difende anche l’operato dell’attuale titolare del Viminale: “Il ministro Piantedosi sta dando il massimo nel suo ambito” precisa, richiamando la gestione della sicurezza e dell’immigrazione “nel quale non c’è un giorno in cui si possa abbassare la guardia”, come dimostrerebbe, a suo dire, la crisi di Ceuta.
Le priorità indicate per settembre
Al netto della questione rimpasto, Meloni individua quattro terreni su cui il governo intende “fare ancora meglio” nella fase che si apre a settembre: fisco, potere d’acquisto, lavoro e sicurezza. Sul primo punto rivendica la linea seguita finora: “Alleggerire le tasse e lavorare sul potere d’acquisto degli italiani è quello a cui, in questi anni, abbiamo dedicato la maggior parte delle risorse che avevamo” dichiara, annunciando la continuità dell’indirizzo.
Sul lavoro, la premier richiama i dati sull’occupazione, definita “ai massimi storici”, e indica come obiettivo il consolidamento di “un’occupazione sempre più stabile” insieme alla crescita dei salari. Sulla sicurezza, rivendica il contributo italiano alle nuove norme europee sull’immigrazione come leva per ulteriori margini di miglioramento.
Il nodo dell’inflazione
Interrogata sui rincari, Meloni riconosce “la preoccupazione” degli italiani per possibili nuove fiammate dei prezzi e per il costo dei carburanti, definendola “anche la mia”. Il riferimento arriva nello stesso giorno in cui l’Istat ha comunicato per luglio un rallentamento dell’inflazione al +0,3%. La premier rivendica gli interventi già adottati dall’esecutivo — “il governo è sempre intervenuto tempestivamente per dare una mano”, sostiene, definendoli senza precedenti rispetto ad altri governi — ma non esclude nuove misure in caso di peggioramento: “Se durasse o peggiorasse ancora dovremmo immaginare soluzioni nuove” ammette, ribadendo comunque che l’esecutivo “non siamo restati e non resteremo a guardare”.
La manovra e i conti pubblici
Sullo sfondo delle dichiarazioni resta il cantiere della legge di bilancio, l’ultima della legislatura, che si aprirà formalmente a settembre in una fase definita complessa per il contesto internazionale e per l’impatto sulle risorse disponibili. A settembre è attesa anche la revisione dei conti pubblici da parte di Eurostat, da cui dipende la possibilità per l’Italia di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, obiettivo che la premier indica come traguardo della fase autunnale.
La competizione interna al centrodestra
Meloni interviene anche sulla nascita di Futuro Nazionale, il nuovo soggetto politico promosso da Roberto Vannacci, che nei giorni scorsi ha auspicato un contatto telefonico con la premier. Meloni non sembra intenzionata a rispondere all’appello: definisce l’ex generale “né un problema, né una risorsa”, spiegando la scelta con un giudizio netto sull’operazione politica in corso. “Non un problema perché la democrazia per me non lo è mai” dichiara, per poi aggiungere: “Non una risorsa, perché tutto quello che ho visto finora racconta, purtroppo, un’operazione costruita per favorire la sinistra”.
Sul fronte opposto dello schieramento, la premier osserva un centrosinistra che le appare “diviso su tutto”, giudizio che lega alle premesse della campagna elettorale verso le politiche, già avviata di fatto nonostante l’assenza di una data di voto formale.
Il calendario di fine estate
Le dichiarazioni arrivano nel mezzo delle vacanze della premier, in corso con la figlia Ginevra tra La Maddalena, in Sardegna, e la Puglia. Il 21 agosto Meloni farà tappa a Taranto per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo, prima di un nuovo periodo di riposo. Il 4 settembre è in agenda a Bari per la celebrazione del governo più longevo della storia repubblicana, appuntamento che precede l’apertura ufficiale dei lavori sulla manovra.
Sul bilancio complessivo dell’azione di governo, interpellata sul giudizio da dare alla propria gestione, la premier chiude con un’affermazione priva di margini di autocritica sostanziale: “Avrei potuto fare meglio? Certo. Avrei potuto fare di più? No. Non avrei potuto metterci più dedizione”.
