Inondazioni in Nepal e Tibet: circa 400 morti, centinaia di dispersi (3 italiani). Allarme nuova piena

La Farnesina ha rafforzato l’assistenza a Kathmandu mentre le autorità locali invitano residenti e soccorritori ad allontanarsi dalle rive del fiume.

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La polizia nepalese ha annunciato di aver recuperato 389 corpi e di aver soccorso o preso in carico 466 feriti nel distretto di Rasuwa, colpito da inondazioni devastanti, secondo un nuovo bilancio pubblicato su Facebook.

 

L’ultimo bilancio parla di almeno 389 vittime, oltre 500 feriti e centinaia di persone che ancora risultano disperse dopo le inondazioni che mercoledì hanno devastato le valli himalayane lungo il confine tra Nepal e Cina. Colate di fango e ondate di piena hanno travolto villaggi, strade, ponti e impianti idroelettrici, sorprendendo anche turisti e pellegrini diretti verso alcune delle principali mete della regione.

Il bilancio resta provvisorio e continua a cambiare con l’avanzare delle operazioni di soccorso. La polizia nepalese ha comunicato 359 morti e 644 dispersi; sul versante cinese sono state registrate altre tre vittime in Tibet. Nel complesso, secondo le autorità, i dispersi sono 558, tra cui 260 stranieri.

Tra i cittadini stranieri ancora ricercati figurano 178 indiani, 65 statunitensi, 53 ucraini e 35 australiani. Per l’Italia restano tre dispersi: il ligure Marco Ratto e una coppia di connazionali. La Farnesina ha invece confermato il salvataggio di Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo, recuperati insieme ad altre 25 persone.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto l’invio a Kathmandu di personale dell’Ambasciata italiana a New Delhi. L’obiettivo è rafforzare la presenza sul posto e assistere i connazionali coinvolti nelle ricerche e nelle operazioni di emergenza.

La nuova minaccia arriva dal Bhote Koshi

Le squadre di soccorso nepalesi e cinesi continuano a cercare le persone trascinate dalle colate di fango. Le condizioni del territorio rendono difficili gli interventi: interi villaggi e mercati sono stati distrutti e molte vie di collegamento risultano interrotte.

David Fisher, responsabile per il Nepal della Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, ha descritto la dimensione delle distruzioni: “Interi villaggi e mercati sono stati cancellati dalla carta geografica”.

La fase dell’emergenza, però, non si è conclusa con la prima ondata. Le autorità nepalesi hanno diramato una nuova allerta per il fiume Bhote Koshi dopo aver ricevuto dalla Cina informazioni sulla formazione di un lago provocato da un’ostruzione a monte, nella stessa area colpita dalle inondazioni.

Le prime analisi e le immagini satellitari trasmesse dalle autorità cinesi al ministero degli Esteri nepalese indicano che il corso d’acqua è stato bloccato. L’accumulo ha prodotto un bacino il cui livello, secondo le autorità, è in aumento. Il rischio è che l’ostruzione ceda provocando una nuova ondata verso valle.

Villaggi isolati e infrastrutture distrutte

L’allerta è stata diffusa alle 16.45 ora locale, le 13 in Italia. Gli abitanti delle zone a valle del Bhote Koshi, insieme a viaggiatori, soccorritori e altre persone presenti nell’area, sono stati invitati a mantenersi lontani dalle rive e dalle zone esposte e a raggiungere luoghi sicuri fino a nuovo ordine.

La sequenza degli eventi è iniziata sul versante tibetano, dove i media statali cinesi hanno inizialmente riferito di una frana nei pressi del valico di Gyirong, a circa 1.800 metri di altitudine. L’acqua e il materiale accumulato hanno poi investito il territorio nepalese.

La piena ha raggiunto la valle del fiume Trishuli, nel distretto di Nuwakot, a nord di Kathmandu, e quella del Bhote Koshi, a est della capitale. L’impatto ha interessato una fascia montana caratterizzata da profonde valli e infrastrutture essenziali per i collegamenti e per la produzione energetica.

Il bilancio delle vittime potrebbe quindi aumentare mentre proseguono le ricerche. Il numero dei dispersi resta elevato e comprende centinaia di persone di nazionalità straniera, rendendo necessario il coordinamento tra le autorità locali e i Paesi impegnati nell’assistenza ai propri cittadini.

Pechino mobilita i vertici dello Stato

La risposta cinese è stata coordinata ai massimi livelli. Il presidente Xi Jinping ha indicato come priorità la ricerca e il soccorso dei dispersi, l’evacuazione delle persone esposte e le cure ai feriti, chiedendo di ridurre il numero delle vittime. Il primo ministro Li Qiang è stato inviato sul luogo della tragedia per supervisionare le operazioni.

Xi ha inoltre espresso solidarietà alle persone colpite dalla catastrofe. Dal Tibet è arrivata anche la presa di posizione del Dalai Lama, che ha rivolto un pensiero alle vittime e ai familiari e ha auspicato misure capaci di impedire il ripetersi di eventi analoghi.

Sul versante nepalese, la priorità resta invece duplice: individuare i dispersi della prima catastrofe e mettere in sicurezza le popolazioni esposte alla nuova minaccia sul Bhote Koshi. La formazione del lago a monte mantiene infatti aperto il rischio di un’altra piena proprio mentre le squadre stanno ancora cercando i sopravvissuti.