Carburante, il governo proroga il taglio sul diesel: 17 centesimi in meno fino al 5 settembre

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Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, evitando la scadenza prevista per il 27 agosto e intervenendo sui prezzi dei carburanti nella fase di maggiore traffico del controesodo estivo. La misura, approvata su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei ministri Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin e Matteo Salvini, vale circa 120-130 milioni di euro.

La riduzione resta invariata: 14 centesimi derivano dal taglio dell’accisa e altri 3 centesimi dalla conseguente riduzione dell’Iva. Lo stesso trattamento viene esteso, per il medesimo periodo, ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o da idro-trattamento e al biodiesel immesso al consumo come carburante.

È stato inoltre prorogato fino al 5 settembre il credito d’imposta riconosciuto alle imprese di autotrasporto. Il governo ha quindi scelto di coprire quasi per intero la prima settimana di settembre, quando è previsto un aumento del traffico sulle autostrade, dopo avere valutato una scadenza al 4 settembre o un’estensione fino al 7.

Una misura limitata alla prima settimana

Il costo dell’intervento viene stimato in circa 13 milioni di euro al giorno. La cifra si inserisce in una spesa complessiva che, secondo i dati richiamati dal governo, ha raggiunto circa 2,6 miliardi di euro dalla metà di marzo per le misure adottate contro l’aumento dei carburanti.

L’esecutivo considera però l’ulteriore proroga come un intervento temporaneo. L’obiettivo indicato al termine del Consiglio dei ministri è passare a strumenti di sostegno più selettivi, destinati in particolare alle fasce di reddito che risentono maggiormente dell’aumento dei costi energetici.

Giorgia Meloni ha chiesto di accelerare sulla definizione delle nuove misure. Nei prossimi giorni dovranno essere individuati sia lo strumento più adatto sia la relativa copertura finanziaria. Il vicepremier Antonio Tajani ha parlato di aiuti “strutturali però mirati”, destinati soprattutto ai ceti più deboli, al ceto medio e alle imprese.

La scelta del governo interviene mentre il prezzo dei prodotti energetici continua a risentire della nuova crisi dei mercati internazionali. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri reca infatti disposizioni urgenti proprio in materia di prezzi petroliferi, motivando la proroga con il perdurare dell’incremento dei costi energetici.

La copertura arriva dai gruppi energetici

Per finanziare lo sconto sul gasolio il decreto introduce un nuovo meccanismo fiscale che modifica le modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei grandi gruppi energetici. Secondo quanto emerso durante la preparazione del provvedimento, il meccanismo prevede un acconto fiscale sui dividendi anticipato dalle società interessate.

La misura, definita in accordo con i gruppi coinvolti, dovrebbe riguardare in particolare Eni. Una bozza del provvedimento indica un acconto del 39%, destinato a generare successivamente per la società un credito d’imposta equivalente.

Il governo distingue questo intervento sia dalle misure adottate nel 2024 con il sistema bancario sulle deduzioni relative alle svalutazioni e alle perdite sui crediti e all’avviamento correlate alle Dta, sia dal più ampio confronto politico sugli extraprofitti. La scelta fiscale è stata elaborata nelle ore precedenti al Consiglio dei ministri, quando Giorgetti, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i tecnici di Palazzo Chigi hanno esaminato le diverse ipotesi di copertura.

Il nuovo meccanismo diventa così uno degli elementi centrali del decreto: consente di finanziare nell’immediato la proroga del taglio senza ricorrere, per questa misura, a un nuovo stanziamento aggiuntivo di bilancio.

Nella maggioranza resta il nodo extraprofitti

La decisione sul gasolio non ha chiuso il confronto politico sul modo di finanziare gli interventi contro il caro carburanti. Nelle stesse ore Lega e Forza Italia hanno mantenuto posizioni differenti sull’ipotesi di utilizzare un prelievo maggiore sui profitti dei grandi gruppi o sulle banche per ridurre ulteriormente le accise.

Tajani ha ribadito la propria contrarietà a una tassa sugli extraprofitti bancari, proposta dalla Lega per ottenere una riduzione più consistente delle accise. Il vicepremier ha definito una simile impostazione incompatibile con la propria linea, sostenendo però che un contributo da parte dei settori interessati possa essere discusso attraverso un confronto concordato.

La replica della Lega è arrivata da Claudio Borghi, che ha spostato il tema sulla scelta tra diversi soggetti chiamati a sostenere il costo dell’intervento. “Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni”, ha affermato.

Borghi ha indicato anche una seconda possibilità: aumentare il deficit. Matteo Salvini ha infatti messo sul tavolo l’ipotesi di uno scostamento di bilancio da 20 miliardi di euro. La Lega sostiene che il punto sia evitare che il peso delle misure ricada direttamente sui consumatori.

L’opposizione contesta l’efficacia dello sconto

Il provvedimento è stato contestato dalle opposizioni, che giudicano insufficiente la riduzione del prezzo del carburante e chiedono un intervento più incisivo sugli extraprofitti.

Giuseppe Conte ha definito il taglio delle accise un “ennesimo ‘sconticino’ impercettibile”, sostenendo che la riduzione sia già assorbita dall’andamento dei prezzi dei carburanti. Il leader del Movimento 5 Stelle ha inoltre criticato le priorità di spesa del governo, collegando il dibattito sul caro carburanti alle risorse destinate alla difesa.

Elly Schlein ha invece chiesto un intervento sugli extraprofitti. “È il momento di tassare gli extraprofitti, Meloni abbia il coraggio di far pagare di più chi si è arricchito anche in questa crisi”, ha dichiarato la segretaria del Pd, accusando il governo di dividersi mentre il costo dell’energia ricade sui cittadini.

Anche il Movimento 5 Stelle ha attaccato le tensioni interne alla maggioranza. Luca Pirondini ha definito “uno spettacolo indegno” gli scambi tra esponenti di Forza Italia e Lega.

Bruxelles e il possibile scostamento

Il confronto sulla copertura si intreccia con il tema più ampio delle risorse necessarie per sostenere famiglie e imprese. La Lega considera lo scostamento di bilancio da 20 miliardi una delle alternative al finanziamento attraverso nuove entrate fiscali.

Sul tema è intervenuta anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, secondo cui a Bruxelles la posizione italiana è già definita e potrà essere oggetto di negoziato. Nella Lega le sue parole sono state interpretate come un’apertura sulla possibilità di discutere la richiesta italiana.

Il governo, intanto, ha scelto una soluzione immediata e circoscritta: altri dieci giorni di riduzione sul gasolio, fino al 5 settembre. La questione successiva sarà costruire un sistema di sostegno meno generalizzato e più legato alle condizioni economiche dei beneficiari, individuando contemporaneamente le risorse necessarie per finanziarlo.