Cernobbio, le imprese promuovono Meloni: 68,3% di giudizi positivi, Giorgetti vede il Pil verso l’1%
La prossima legge finanziaria dovrà affrontare calo demografico, salari e attrazione dei lavoratori qualificati. Il titolare del Mef chiede alle aziende un impegno diretto sulle retribuzioni.
Giancarlo Giorgetti
Gli imprenditori riuniti a Cernobbio promuovono il governo Meloni dopo quasi quattro anni di attività: il 68,3% degli intervistati assegna all’esecutivo un voto tra 6 e 9. Il dato emerge dal sondaggio elettronico realizzato al 52° Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” organizzato da Teha, The European House-Ambrosetti. La rilevazione arriva alla vigilia dell’ultima legge di Bilancio della legislatura e mentre il governo attende il 22 settembre il dato Eurostat sul deficit.
La valutazione più frequente è il 7, indicato dal 33,3% dei partecipanti. Il voto 8 raccoglie il 20%, mentre il punteggio massimo, 9, arriva al 6,7%. Un altro 8,3% assegna all’esecutivo il voto 6. I giudizi negativi, compresi tra 1 e 4, si fermano invece al 21,7%, mentre il 10% sceglie il 5. Nella stessa platea si appesantisce il giudizio sui partiti di opposizione.
Il risultato colloca dunque il governo davanti alle forze che lo contrastano nel rapporto con una parte significativa della comunità imprenditoriale. La valutazione riguarda l’operato complessivo dell’esecutivo e non una singola misura, ma arriva in una fase nella quale la politica economica deve confrontarsi con margini di bilancio ridotti e con un quadro internazionale segnato dalle guerre e dalla crisi energetica.
Il ministro frena sulle previsioni
Giorgetti mantiene la prudenza sulle prospettive economiche, ma rivendica i risultati ottenuti nei primi quattro anni di governo. “La prima volta che sono venuto qui a Cernobbio come ministro dell’Economia avevo detto chiaramente: non avremmo fatto i fenomeni, però la barca è rimasta in galleggiamento”, ha ricordato il ministro, aggiungendo che “l’Italia è più rispettata all’estero che in patria”.
Il ministro considera la stabilità finanziaria raggiunta uno degli elementi che consentono oggi al Paese di affrontare con maggiore capacità di reazione l’evoluzione dei mercati. La gestione del debito, ha spiegato, può essere definita un “sovranismo pragmatico”: “Si può essere sovranisti sparandole grosse, si può essere sovranisti facendo i fatti e questa mi sembra la cosa importante”.
Il riferimento riguarda soprattutto la tenuta dei conti pubblici e la necessità di mantenere credibilità sui mercati mentre i rendimenti dei titoli di Stato e i tassi di interesse a lungo termine restano un elemento di pressione per la finanza pubblica.
La soglia decisiva del 3 per cento
Il prossimo passaggio sarà il 22 settembre, quando Eurostat renderà noto il dato destinato a incidere sulla valutazione del rispetto degli obiettivi europei. Giorgetti ha individuato senza ambiguità il punto discriminante: “Vedremo se avremo un millesimale in più o in meno rispetto a questo benedetto 3%”.
La conseguenza, ha spiegato, dipenderà proprio da quella soglia: “Se saremo un millesimale sopra resteremo in procedura, se saremo un millesimale sotto saremo sotto”. Il dato sarà quindi rilevante anche per la costruzione della prossima manovra, che sarà l’ultima della legislatura e avrà per questo un peso politico superiore alle precedenti.
Lo spazio disponibile per interventi destinati a famiglie e imprese resta tuttavia limitato. Il governo dovrà tenere insieme gli obiettivi di finanza pubblica, la necessità di sostenere la crescita e le richieste che arrivano dal mondo produttivo.
Crescita acquisita allo 0,8 per cento
Sul Pil, Giorgetti considera l’economia italiana più resistente delle attese iniziali. Il quadro resta esposto agli effetti della guerra commerciale legata ai dazi e alla crisi in Medio Oriente, ma i dati acquisiti finora consentono di rivedere al rialzo la previsione.
“Rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel documento di finanza pubblica, per ora abbiamo acquisito lo 0,8%, e se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarci anche all’1%”, ha affermato il ministro. La previsione resta accompagnata da cautele, ma segnala una performance superiore a quella incorporata nei documenti ufficiali.
Il punto per il governo è trasformare questa maggiore crescita acquisita in uno spazio sufficiente per la prossima manovra. Giorgetti non indica però margini aggiuntivi già disponibili: la finanza pubblica dovrà continuare a muoversi entro i vincoli europei e sotto la pressione degli interessi sul debito.
Demografia e salari nella prossima manovra
Tra le priorità indicate dal ministro c’è il calo demografico. La legge di Bilancio, ha spiegato Giorgetti, “dovrà avere un occhio di riguardo” per il deserto demografico, perché servono investimenti capaci di contrastarne gli effetti sull’economia.
Il problema non riguarda soltanto il numero degli abitanti. La riduzione della popolazione in età lavorativa incide sulla disponibilità di manodopera, sulla produttività e, nel medio periodo, sulla capacità di sostenere la crescita. Per questo il governo considera la questione demografica anche un tema di politica economica.
L’altro fronte è quello del lavoro e della capacità delle imprese di trattenere o attirare personale qualificato. Giorgetti ha chiesto alle aziende di intervenire sulle retribuzioni, collegando il tema dei salari alla competizione per i talenti.
“Fra i tanti elementi che sono stati richiamati, per trattenere o richiamare talenti, c’è anche quello delle retribuzioni, ma non ci può essere soltanto il Governo, ci devono essere anche coloro che pagano”, ha precisato il ministro.
Il governo, ha aggiunto, è disposto a intervenire con strumenti fiscali o contributivi per sostenere l’aumento delle retribuzioni, ma chiede alle imprese di considerare i salari come un investimento. L’obiettivo indicato da Giorgetti è creare un meccanismo nel quale l’intervento pubblico accompagni le decisioni delle aziende, senza sostituirle.
Il giudizio espresso a Cernobbio dagli imprenditori offre intanto al governo un dato politico favorevole. La maggioranza della platea promuove l’esecutivo, mentre sulla manovra peseranno il dato sul deficit, l’andamento del Pil, il costo del debito e le conseguenze delle crisi internazionali. Sono questi i vincoli entro i quali Giorgetti dovrà costruire l’ultimo bilancio della legislatura.
