Carceri, sovraffollamento al 139,79%: un detenuto su tre può chiedere misure alternative

Il report del Garante al 31 luglio fotografa 64.791 presenze contro 46.348 posti utilizzabili. Puglia e Lucca registrano i valori più elevati, mentre solo 27 istituti risultano sotto capienza.

Carcere

Il sovraffollamento delle carceri italiane è salito al 139,79% al 31 luglio, contro il 138% registrato ad aprile. Sono 64.791 le persone detenute a fronte di 46.348 posti effettivamente disponibili: sette istituti superano il 200% e altri 69 si collocano tra il 150 e il 199%. Soltanto 27 risultano sotto capienza.

La capienza reale resta più bassa

Il dato del 139,79% nasce dal rapporto tra le presenze e i posti regolarmente disponibili. La capienza regolamentare è invece di 51.244 posti e, utilizzando questo parametro, il tasso scenderebbe al 126,44%. La differenza è di 4.896 posti.

Il Garante nazionale collega lo scarto ai criteri adottati per individuare gli spazi realmente fruibili, anche alla luce degli standard europei sugli spazi vitali e sulle condizioni materiali della detenzione. Ad aprile la differenza tra capienza regolamentare e posti disponibili era di 4.933 unità.

La situazione varia in modo netto tra le regioni. La Puglia registra il tasso più elevato, al 180,56%, seguita da Molise (167,05%), Basilicata (161,15%), Lombardia (158,15%) e Friuli Venezia Giulia (153,75%). Lazio, Veneto, Campania ed Emilia-Romagna sono rispettivamente al 149,57%, 148,89%, 146,07% e 140,10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione sotto il 100%, all’87,01%.

La graduatoria dei singoli istituti mostra valori ancora più elevati. Lucca raggiunge il 254,05%, Milano San Vittore il 225,47%, Foggia il 221,19% e Latina il 216,88%. Seguono Lodi al 206,98%, Brescia Canton Mombello al 204,95% e Arezzo al 200%. Taranto è al 198,14%, Altamura al 193,88%, Udine al 192,86% e Trieste al 191,11%.

Undici istituti oltre mille detenuti

Cresce anche il numero delle carceri con più di mille persone presenti: erano nove ad aprile, sono diventate undici a luglio. Napoli Poggioreale è l’istituto più popoloso, con 2.287 detenuti e 1.357 posti disponibili. Seguono Bollate con 1.616, Rebibbia Nuovo Complesso con 1.547, Napoli Secondigliano con 1.512, Torino con 1.507 e Palermo Pagliarelli con 1.485.

Il report fotografa anche la composizione dei circuiti penitenziari. I detenuti classificati come “comuni” sono 46.561, il 71,86% del totale considerato. Sono 9.417 quelli in Alta sicurezza, 7.424 nella categoria “protetti e altro”, 745 al 41-bis e 644 nella voce residuale “altro”. Il Garante precisa che la classificazione riguarda il circuito di assegnazione e non deriva automaticamente dal reato contestato o giudicato.

Oltre 21 mila persone possono chiedere alternative

La pressione sugli istituti si intreccia con la durata delle pene residue. Tra le 49.571 persone con posizione definitiva o mista con definitivo considerate dal report, 25.129 hanno non più di tre anni ancora da scontare: il 50,69%. Sono 8.267 quelle con meno di un anno residuo, 9.000 quelle tra uno e due anni e 7.862 quelle tra due e tre anni.

Il Garante stima in 21.109 persone la platea potenziale per la richiesta di una misura alternativa, dopo aver considerato circa 4.020 esclusioni legate all’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario. Il dato indica una possibilità di accesso, non un’automatica concessione del beneficio. La soglia dei tre anni viene definita nel report una scelta conservativa rispetto a quella dei quattro anni.

Le misure alternative hanno già consentito a 19.354 persone di uscire dagli istituti tra luglio 2025 e luglio 2026. Lombardia e Campania guidano la distribuzione, rispettivamente con 2.787 e 2.747 casi; seguono Sicilia con 2.376, Puglia con 1.839 e Lazio con 1.603. Le prime sei regioni concentrano il 64,78% del totale nazionale.

Molto più contenuto è il ricorso alla semilibertà: 1.517 persone nei dodici mesi considerati. Sicilia e Campania ne registrano 173 ciascuna. Il report richiama anche il decreto n. 128 del 24 luglio 2025, entrato in vigore il 30 settembre, sulle strutture residenziali destinate all’accoglienza e al reinserimento sociale dei detenuti che proseguono la pena fuori dagli istituti.

L’imbuto tra ingressi e uscite

Il saldo tra ingressi e uscite continua ad alimentare la pressione sul sistema. Dal 31 luglio 2025 al 31 luglio 2026 sono entrate dalla libertà 43.351 persone e ne sono uscite 30.821, con una differenza di 12.530.

In Sicilia gli ingressi sono stati 4.008 contro 2.392 uscite; in Lombardia 6.718 contro 4.764, nel Lazio 5.018 contro 3.410, in Campania 5.103 contro 3.643 e in Puglia 3.582 contro 2.183. La Valle d’Aosta è l’unica regione in cui le uscite, 110, superano gli ingressi, 65.

Il Garante definisce questa dinamica un “fenomeno ad imbuto”, collegandola alla crescita del sovraffollamento e alla riduzione degli spazi disponibili per attività e percorsi individualizzati. Tra le indicazioni del report figurano il potenziamento delle misure alternative e la velocizzazione dei percorsi di uscita.

Gli stranieri sono il 31,32%

Al 31 luglio gli stranieri presenti negli istituti sono 20.293, pari al 31,32% del totale. Di questi, 17.586 sono cittadini extracomunitari e 2.707 comunitari; gli uomini sono 19.508 e le donne 785. La Lombardia ne ospita il numero più alto, 4.157, seguita da Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto.

L’incidenza cambia però in modo marcato tra i territori. Tra gli uomini detenuti raggiunge il 63,60% in Trentino-Alto Adige, il 57,27% in Liguria, il 55,84% in Valle d’Aosta, il 53,03% in Veneto e il 52,91% in Emilia-Romagna. In Sicilia la quota è del 13,90%, in Campania dell’11,68% e in Puglia del 10,30%.

La componente straniera è più consistente nelle fasce giovani. Tra 18 e 24 anni sono 2.147 gli stranieri e 2.174 gli italiani; tra 25 e 34 anni rispettivamente 6.671 e 8.107. Complessivamente, tra 18 e 34 anni, gli stranieri sono 8.818 contro 10.281 italiani.

Gli stranieri rappresentano inoltre il 37,11% delle persone in attesa del primo giudizio, il 39,04% degli appellanti e il 40,02% dei ricorrenti. Tra i definitivi sono invece il 30,61%. Delle 14.698 persone straniere comprese nelle tabelle sulle pene definitive, 9.182 hanno una pena residua fino a tre anni.

Tra luglio 2025 e luglio 2026, 4.751 stranieri sono usciti dal carcere attraverso una misura alternativa. In Sicilia sono stati 174. Nello stesso periodo sono state censite 451 espulsioni di detenuti stranieri: 118 in Lombardia, 79 nel Lazio, 39 in Piemonte, 36 in Emilia-Romagna e 29 in Sicilia.

Il report indica infine tra le categorie di reato più numerose, per gli stranieri, quelle contro il patrimonio, con 10.956 persone, contro la persona, con 9.474, e relative agli stupefacenti, con 6.143. Le categorie non sono sommabili perché una stessa persona può essere conteggiata in più gruppi. Il Garante richiama, alla luce della composizione anagrafica e territoriale, la necessità di considerare le specificità linguistiche, culturali e giuridiche, soprattutto nell’accesso alle misure alternative e nei percorsi di mediazione culturale.