Sgarbi, assoluzione piena per le 121 consulenze: “La Costituzione tutelava i suoi diritti”. Ora sarà risarcito
Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi è stato assolto dalla Corte dei Conti dall’accusa di danno erariale per le 121 prestazioni professionali svolte tra il 2022 e il 2024, quando era sottosegretario alla Cultura. I giudici hanno respinto la richiesta della Procura di oltre 200 mila euro e hanno posto a carico del ministero 3.500 euro per le spese legali.
Escluso il pregiudizio per lo Stato
La contestazione riguardava il rapporto tra l’incarico di governo e l’attività professionale svolta contemporaneamente da Sgarbi. Secondo la Procura contabile, le consulenze erano incompatibili con il ruolo istituzionale perché potevano interferire con l’imparzialità e l’efficacia dell’azione amministrativa.
Nel procedimento erano stati esaminati fatture e contratti relativi alle prestazioni effettuate dalle società riconducibili al critico d’arte nei confronti di soggetti pubblici e privati. L’accusa sosteneva che quelle attività avessero distolto Sgarbi dai suoi compiti al ministero e che i compensi ricevuti fossero quindi collegati a una condotta capace di produrre un danno alle casse dello Stato.
La Corte ha però ritenuto che non siano stati dimostrati né l’illecito né il concreto pregiudizio economico per l’amministrazione. In particolare, i giudici hanno escluso che fosse stata provata la consapevolezza di Sgarbi di svolgere attività tali da ostacolare l’esercizio delle sue funzioni.
La decisione rileva inoltre che, nello stesso periodo preso in esame, Sgarbi aveva svolto “un numero rilevantissimo di attività pubbliche connesse alla carica”. Un elemento che, secondo la Corte, era stato documentato dalla difesa e non era stato smentito dalla Procura.
Le conferenze e le deleghe ministeriali
Un altro punto centrale della sentenza riguarda il contenuto degli interventi contestati. Secondo i magistrati, Sgarbi si era occupato prevalentemente di storia antica, materia che non rientrava nelle deleghe ricevute come sottosegretario alla Cultura.
Da qui la conclusione della Corte: nelle attività esaminate Sgarbi ha “esercitato diritti e libertà fondamentali protette dalla Costituzione o dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. La circostanza assume rilievo nella valutazione della compatibilità tra l’attività professionale del critico e l’esercizio della funzione pubblica.
La Procura aveva invece sostenuto che le prestazioni professionali fossero state svolte senza le necessarie autorizzazioni e in violazione delle regole applicabili a chi ricopre incarichi di governo. Il punto centrale del giudizio era dunque stabilire se l’attività esterna avesse interferito con l’imparzialità e con il regolare svolgimento delle funzioni istituzionali.
La Corte non ha ritenuto raggiunta la prova necessaria. La semplice contemporaneità tra gli incarichi professionali e il mandato pubblico non è stata considerata sufficiente ad attribuire a Sgarbi un danno erariale.
Una vicenda che aveva portato alle dimissioni
La contestazione contabile si inseriva in una fase politica e personale già segnata da polemiche sull’attività di Sgarbi come conferenziere, da altri procedimenti giudiziari e dal confronto con l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
Le critiche sulla sua attività professionale durante l’incarico governativo furono tra gli elementi che portarono alle dimissioni da sottosegretario nel febbraio 2024. La vicenda politica precedette quindi di oltre due anni la conclusione del giudizio contabile.
L’assoluzione della Corte dei Conti riguarda il profilo del danno erariale contestato dalla Procura. I giudici hanno stabilito che le 121 prestazioni esaminate non consentono di attribuire a Sgarbi un pregiudizio economico per lo Stato e hanno respinto integralmente la richiesta di risarcimento superiore ai 200 mila euro.
Il ministero dovrà rimborsare le spese
La decisione produce anche un effetto economico opposto rispetto a quello richiesto dall’accusa. Non sarà Sgarbi a versare somme al ministero della Cultura: sarà il ministero a dovergli corrispondere 3.500 euro per le spese legali sostenute nel procedimento.
Il riconoscimento delle spese segue il rigetto della domanda della Procura e chiude, sul piano contabile, la contestazione relativa alle consulenze svolte durante il mandato da sottosegretario.
Resta distinta la vicenda politica che aveva accompagnato quelle attività e che aveva contribuito alle dimissioni di Sgarbi dal governo. La sentenza interviene invece sul punto specifico sottoposto alla giurisdizione contabile: se le prestazioni professionali avessero prodotto un danno alle finanze pubbliche. Per la Corte dei Conti, sulla base degli elementi acquisiti, la risposta è negativa.
