Milano saluta Mazzola, l’ultimo applauso della sua gente alla bandiera dell’Inter

Centinaia di tifosi hanno accompagnato il feretro nella basilica di Sant’Ambrogio, dove si sono celebrati i funerali del campione morto a 83 anni. Presenti ex compagni, dirigenti e protagonisti della storia nerazzurra.

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Il feretro di Sandro Mazzola è uscito dalla basilica di Sant’Ambrogio alle 16.10, accolto dal lungo applauso dei tifosi dell’Inter. Milano ha dato oggi l’ultimo saluto alla sua bandiera, morta il 19 settembre a 83 anni, con la maglia numero 8 fissata sulla bara e centinaia di persone raccolte davanti alla chiesa. La giornata è stata accompagnata dal lutto cittadino proclamato dal Comune.

All’interno della basilica si sono ritrovati familiari, ex compagni e rappresentanti del calcio italiano. Tra gli ex nerazzurri c’erano Aristide Guarneri, Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo, Ivan Ramiro Cordoba ed Esteban Cambiasso. Nel piazzale gli ultras dell’Inter hanno salutato Mazzola con uno striscione: “Il tuo nome resta tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel cuore della nostra Curva. Ciao Sandro”.

La cerimonia, iniziata alle 14.45, ha riportato nella basilica milanese una parte della storia dell’Inter. Sulla bara, accanto alle rose e ai ranuncoli bianchi, è stata sistemata la storica maglia numero 8. Il rito è stato celebrato da monsignor Carlo Faccendini, che ha dato spazio anche ai messaggi degli uomini che hanno condiviso con Mazzola stagioni decisive per il club.

La memoria affidata all’Inter

Il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta ha affidato a una lunga lettera il ricordo del campione e dell’uomo. “I campioni passano, gli esempi restano”, ha scritto, indicando nella memoria di Mazzola una responsabilità per il club: conservare quella storia e trasferirla alle generazioni successive.

Marotta ha insistito sul valore della persona oltre i trofei: “Perché la memoria non è polvere da museo: è una lezione che cammina”. Nel suo messaggio ha collegato il ricordo di Mazzola ai valori di umiltà, rispetto per compagni e avversari, sacrificio, cultura del lavoro e appartenenza.

Il presidente nerazzurro ha poi sintetizzato il rapporto tra Mazzola e la maglia dell’Inter: “Finché un ragazzo, indossando questa maglia, si ricorderà di Sandro, Sandro non se ne sarà mai andato”. Un passaggio che colloca il campione non soltanto nella storia sportiva del club, ma nella sua memoria istituzionale.

Mazzola aveva trascorso tutta la carriera professionistica nell’Inter: diciassette stagioni, dal 1960 al 1977. Con la squadra di Helenio Herrera conquistò quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Nella finale europea del 1964 contro il Real Madrid segnò due dei tre gol con cui i nerazzurri conquistarono il trofeo.

La carriera tra Inter e Nazionale

La storia di Mazzola non si esaurì nella Grande Inter. Con la Nazionale italiana conquistò l’Europeo del 1968 e arrivò alla finale del Mondiale del 1970, chiudendo la carriera azzurra con 70 presenze e 22 reti. Il suo percorso lo portò anche a confrontarsi con Gianni Rivera, nella rivalità che segnò il calcio italiano degli anni Sessanta e Settanta.

Il primo derby contro il Milan arrivò il 24 febbraio 1963. Mazzola aveva vent’anni e segnò dopo appena tredici secondi, entrando subito nel racconto della stracittadina milanese. Nel 1971 arrivò anche il secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff.

Marotta ha definito quella particolare identità calcistica ricordando un giocatore difficile da racchiudere in un ruolo: “Era nove senza essere centravanti, otto senza essere centrocampista: ai ruoli preferiva il talento, agli schemi la fantasia”. E ha aggiunto: “Era un prodigio che la logica non sa spiegare”.

Il presidente dell’Inter ha legato quel talento alla personalità: Mazzola era, nella sua ricostruzione, un uomo “tenace e dignitoso”, capace di battersi per i compagni. È il ritratto scelto dal club per un campione che aveva costruito la propria carriera restando per tutta la vita sportiva nella stessa maglia.

Il ritorno a San Siro da tifoso

Negli ultimi anni Mazzola aveva continuato a frequentare l’Inter da tifoso. Nel maggio scorso era tornato a San Siro insieme a Gianfranco Bedin, Renato Cappellini e Aristide Guarneri, ricevendo l’accoglienza del pubblico nerazzurro. Nel 2024 aveva invece festeggiato la conquista della Seconda Stella nella notte del derby del 22 aprile.

Il rapporto con il club era rimasto quindi aperto anche dopo la fine della carriera dirigenziale e televisiva. Mazzola aveva continuato a essere una presenza riconoscibile nella vita dell’Inter, non più dalla panchina o dagli uffici, ma dagli spalti.

Anche Massimo Moratti ha voluto lasciare un messaggio per il funerale. La lettera dell’ex presidente nerazzurro è stata letta da monsignor Faccendini: “Grazie per l’eredità che ci lasci per il ricordo del tuo stile, della determinazione e caparbietà. Grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire”.

Moratti ha concluso il suo messaggio richiamando la squadra nella quale Mazzola aveva costruito la propria leggenda: “Raggiungi i campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso”. Il riferimento è alla generazione di giocatori che negli anni Sessanta portò l’Inter due volte sul tetto d’Europa e del mondo.

Il saluto della famiglia nerazzurra

Tra gli ex compagni presenti a Sant’Ambrogio c’erano Gianfranco Bedin e Mario Muraro, mentre Gianfelice Facchetti ha ricordato il legame tra Mazzola e suo padre Giacinto. La presenza di più generazioni di ex interisti ha riportato nella basilica una parte della squadra che aveva segnato la storia del club.

Anche gli avversari hanno partecipato al cordoglio. All’esterno della basilica sono stati accolti dagli applausi dei tifosi dell’Inter l’amministratore delegato della Juventus Giovanni Carnevali e il direttore sportivo bianconero Ricky Massara. Applausi anche per il presidente del Milan Paolo Scaroni e per Daniele Massaro.

La giornata milanese si è chiusa così come era iniziata: con il pubblico attorno alla figura di Mazzola. La bara con la numero 8 ha lasciato Sant’Ambrogio tra gli applausi, prima del trasferimento al cimitero di Monza, dove il campione sarà sepolto.

Mazzola lascia una carriera concentrata in una sola maglia e una storia legata a due squadre simbolo del calcio italiano: l’Inter della Grande Inter e la Nazionale campione d’Europa nel 1968. Il suo ultimo viaggio a Milano ha riunito entrambe le dimensioni della sua carriera, quella del campione e quella della bandiera.