La Lega va al congresso, Salvini rivendica la leadership e apre alla candidatura degli sfidanti
La riunione federale si chiude dopo quattro ore senza una candidatura alternativa già formalizzata. Il segretario assicura che alle assise “si parlerà di tutto” e rivendica la possibilità di discutere la linea politica del partito.
Matteo Salvini incassa la fiducia del Consiglio federale della Lega e porta il partito verso un congresso straordinario da convocare entro un mese. La riunione, durata quattro ore nella sede di via Bellerio a Milano, si è conclusa con la “fiducia del Consiglio federale all’unanimità dei presenti”, come ha precisato il segretario. Il voto non comprende Attilio Fontana, presente ma senza diritto di voto in quanto presidente di Regione.
Salvini ha però evitato di presentare il passaggio come una semplice conferma dell’attuale assetto. “Come ho detto ieri voglio che sia il Congresso che rappresenta tutti militanti, tutti i sindaci, tutti i territori ad avere l’ultima parola”, ha dichiarato al termine della riunione. E ha aggiunto: “Conto e mi aspetto che si candidi qualcun altro”.
Il congresso non ha ancora una data né una sede. La commissione regolamento dovrà predisporre le regole della consultazione e Salvini ha chiesto di chiudere il percorso rapidamente. “Ho chiesto di fare in fretta, quindi entro un mese al massimo”, ha spiegato. Tra le ipotesi per la sede c’è Milano, città indicata dallo stesso segretario: “Da milanese mi piacerebbe farlo a Milano”.
I governatori restano fuori dalla riunione
La composizione del Consiglio federale ha fotografato anche le difficoltà della fronda interna. Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Maurizio Fugatti non hanno partecipato alla riunione, convocata esclusivamente in presenza. Tra gli esponenti che negli ultimi mesi hanno chiesto un riequilibrio della guida del partito erano presenti Massimiliano Romeo e Attilio Fontana.
Romeo ha lasciato la sede intorno alle 17.30, spiegando di avere una visita medica. Fontana è rimasto invece fino alla conclusione dei lavori, senza partecipare al voto. La riunione si è dunque chiusa senza una conta interna tra le diverse componenti, ma con la conferma formale di Salvini da parte dei membri chiamati a esprimersi.
La partita resta quindi rinviata al congresso. I governatori e gli altri esponenti critici devono ora decidere se trasformare le richieste di maggiore peso ai territori in una candidatura alternativa, in una piattaforma interna o in un accordo sulla futura linea politica. Al momento, nessuna candidatura concorrente è stata formalizzata.
Salvini ha scelto di spostare il confronto dal terreno delle polemiche interne a quello della legittimazione congressuale. “Si parlerà di tutto, non sarà un congresso finto”, ha assicurato, ribadendo che il voto degli iscritti dovrà avere l’ultima parola.
Il segretario prova a riportare il confronto sul governo
Accanto alla questione interna, Salvini ha utilizzato l’uscita dal Consiglio federale per fissare alcune priorità politiche della Lega. “Chiederò la fiducia alla mia comunità per occuparci esclusivamente dei problemi degli italiani e non di polemiche interne ai partiti che interessano poco”, ha affermato.
Il primo capitolo indicato è la sicurezza. Salvini ha rilanciato la richiesta di 10 mila militari nelle strade, sostenendo che il governo potrebbe intervenire rapidamente. Ha poi indicato tra le priorità il contrasto alle cosiddette classi ghetto e il divieto di burqa e niqab nelle scuole e negli spazi pubblici.
Sul tema delle classi con alta presenza di studenti stranieri, Salvini ha sostenuto che “mettere un tetto agli alunni stranieri e portare i genitori di questi alunni a parlare la lingua italiana è un bene per i bimbi e per gli insegnanti”. Il tema è al centro delle misure annunciate dal governo e del confronto politico sulla scuola.
Il leader leghista ha inoltre indicato nella riforma delle pensioni un’altra priorità della maggioranza. “Leggo che qualche alleato prende tempo e solleva dubbi ma su questo non ci possono essere dubbi e rinvii, con le banche che daranno il loro contributo”, ha dichiarato, mettendo così il dossier previdenziale tra quelli sui quali chiede un impegno immediato all’esecutivo.
Le frecciate agli alleati e il caso Vannacci
Nel suo intervento Salvini ha accompagnato le richieste al governo con alcuni messaggi rivolti agli alleati. Ai rappresentanti lombardi che lamentano un peso insufficiente nel governo ha replicato: “I lombardi hanno 5 ministri, sono gli ultimi che si possono lamentare”.
Il segretario ha poi commentato anche il risultato della Cdu alle elezioni tedesche: “Il modello Cdu non mi sembra proprio quello vincente”. Un riferimento che inserisce il confronto sulla linea politica della Lega dentro una discussione più ampia sulla destra europea e sui modelli di partito ai quali guardare.
Il passaggio più diretto riguarda però il rapporto con Roberto Vannacci e la collocazione della Lega nel centrodestra. Salvini ha ribadito ai cronisti: “Il centrodestra attuale può vincere, senza Vannacci. Con la Lega ben oltre il 10%”. La dichiarazione arriva mentre la nuova formazione di Vannacci rappresenta uno dei fattori che alimentano il confronto sull’area elettorale a destra della maggioranza.
Il congresso diventa così anche il luogo nel quale la Lega dovrà definire il rapporto tra identità nazionale costruita negli anni della leadership di Salvini, rivendicazioni dei territori e concorrenza esterna. Il segretario, almeno per ora, non arretra sulla propria linea e chiede agli avversari interni di trasformare le critiche in una candidatura.
La fronda deve decidere come rispondere
Il fronte dei dissidenti non ha ancora una risposta organizzata alla sfida. Zaia, Fedriga e Fontana, insieme a Romeo, hanno manifestato in precedenza l’esigenza di rafforzare il ruolo dei territori e di correggere alcuni aspetti della linea del partito, ma il passaggio dalla critica politica alla candidatura alternativa resta da definire.
La scelta avrebbe conseguenze anche sulla futura organizzazione della Lega. Una candidatura alternativa trasformerebbe il congresso in una competizione sulla leadership; una piattaforma comune senza candidato manterrebbe invece il confronto dentro una trattativa sulla linea politica e sulla rappresentanza dei territori.
Romeo, dopo avere lasciato la riunione, ha mantenuto una posizione prudente. Il nodo non è soltanto se sfidare Salvini, ma quale assetto proporre alla Lega dopo una fase nella quale i governatori hanno chiesto maggiore spazio e una maggiore attenzione alla dimensione territoriale.
Salvini, intanto, ha scelto di non attendere una candidatura avversaria per aprire il congresso. “Al Congresso si può discutere di tutto”, ha ribadito. La commissione regolamento dovrà ora definire le procedure, mentre il segretario spinge per un calendario rapido e guarda a Milano come possibile sede.
La prossima fase sarà quindi affidata alle regole congressuali e alle decisioni degli esponenti critici. Il dato politico emerso dal Consiglio federale è che Salvini conserva, al momento, il controllo della segreteria e ha scelto di portare direttamente al congresso la verifica sulla propria leadership, invitando apertamente chi lo contesta a candidarsi.
