La Camera avvia l’esame della legge elettorale tra i dubbi della Consulta e le stime sui seggi
Le opposizioni uniscono le proposte emendative sulle firme digitali e la parità di genere, mentre il centrodestra esamina i dati sui collegi.
La commissione Affari Costituzionali della Camera ha aperto la discussione generale sulla riforma della legge elettorale, destinata all’approvazione definitiva entro il 9 ottobre attraverso la posizione di tre questioni di fiducia sul testo blindato dall’esecutivo.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato la decisione di blindare il provvedimento per ragioni di chiarezza politica, precludendo qualsiasi margine di modifica al testo licenziato dal Senato in terza lettura. L’iter alla Camera prevede la scadenza dei termini per gli emendamenti fissata alle ore 16, l’approdo nell’aula di Montecitorio per martedì 29 e il contingentamento dei tempi nell’arco della prima settimana di ottobre.
Rilievi sui vincoli alle sottoscrizioni
Le audizioni degli esperti di diritto costituzionale hanno evidenziato criticità relative alla sostenibilità giuridica dell’architettura normativa redatta dalla maggioranza. Gaetano Azzariti, Michele Ainis e Francesco Clementi hanno confermato l’esistenza di dubbi di costituzionalità inerenti al nuovo assetto, focalizzando l’attenzione sui requisiti richiesti per la presentazione delle candidature.
Il punto di maggiore vulnerabilità riguarda l’obbligo di raccogliere almeno 6.000 firme per ciascun collegio, misura destinata ai partiti privi di rappresentanza parlamentare e ritenuta idonea a subire una censura da parte della Consulta.
I tecnici di Fratelli d’Italia riconoscono la possibilità che la norma sulle sottoscrizioni possa incontrare un rilievo di illegittimità, pur sostenendo che un’eventuale cassazione del vincolo non negherebbe la tenuta generale della legge.
Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha espresso una dura condanna verso la disposizione: “L’obbligo delle 6.000 firme impedisce in modo abnorme la partecipazione di nuove forze politiche al processo democratico”. Le opposizioni orienteranno le proprie proposte emendative verso l’introduzione della sottoscrizione digitale, sul modello già adottato per i referendum, l’inserimento delle preferenze e la garanzia della parità di genere.
Scenari elettorali e simulazioni d’aula
Il meccanismo proporzionale con premio di maggioranza al centro del testo legislativo modifica gli equilibri di rappresentanza, favorendo una convergenza strategica delle forze di opposizione. Secondo l’analisi elaborata dalla sondaggista Alessandra Ghisleri per la trasmissione “Porta a Porta” su dati OnlyNumbers, l’applicazione del nuovo sistema elettorale determinerebbe un’ampia affermazione del campo largo nell’ipotesi di una competizione senza la presenza della componente guidata da Roberto Vannacci nell’alveo del centrodestra.
La proiezione indica che, nell’eventualità di consultazioni tenute con il meccanismo proposto, il margine delle forze di centrosinistra salirebbe a 118 seggi complessivi tra Camera e Senato.
L’eventuale ricorso all’attuale legge elettorale produrrebbe invece scarti numerici decisamente più contenuti tra gli schieramenti. Le medesime rilevazioni evidenziano che l’applicazione del Rosatellum garantirebbe alla coalizione progressista un vantaggio ridotto a 27 parlamentari totali, in virtù della diversa incidenza dei collegi uninominali rispetto alle liste proporzionali.
Tali proiezioni confermano i dati pubblicati dall’istituto YouTrend, i quali attestano che un’elezione svolta con il quadro normativo vigente renderebbe la flessione della maggioranza meno accentuata rispetto agli effetti generati dalla riforma in corso di approvazione.
Tensioni interne alla coalizione di governo
Le simulazioni matematiche sull’assegnazione dei seggi sollevano perplessità tra gli strateghi politici di via della Scrofa, che contestano la validità dei calcoli diffusi dagli istituti di ricerca.
I responsabili elettorali di Fratelli d’Italia stimano infatti che, applicando il Rosatellum in presenza di una convergenza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali, il partito della presidente del Consiglio otterrebbe un massimo di 60 deputati, cifra inferiore alle 69 attribuzioni previste dagli studi di OnlyNumbers.
All’interno della maggioranza serpeggia il sospetto che la diffusione temporale di tali stime numeriche risponda a un disegno volto ad alimentare le indecisioni dell’aula in vista delle votazioni conclusive. L’approvazione finale del provvedimento avverrà mediante scrutinio segreto, modalità che richiama la memoria dei precedenti passaggi parlamentari di luglio, caratterizzati dal manifestarsi di franchi tiratori nelle file del centrodestra.
Il governo intende superare le insidie del voto segreto ricorrendo a tre distinte questioni di fiducia, legate ad altrettanti articoli modificati nel corso del passaggio al Senato, per blindare il percorso parlamentare fino all’atto finale.
