Accordo sul Libano, Meloni e Macron firmano. La premier respinge la richiesta sulle basi aeree

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Il trentaseiesimo vertice intergovernativo di Antibes riavvicina Italia e Francia sui dossier strategici europei e mediorientali. A Villa Eilenroc, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron hanno siglato intese su spazio, difesa e migranti, annunciando una coalizione internazionale per il Libano post-Unifil. A margine del summit, la presidente del Consiglio ha respinto le accuse sul presunto utilizzo delle basi aeree italiane per operazioni offensive contro l’Iran, smentendo le ricostruzioni del segretario della Nato Mark Rutte e ribadendo il rispetto dei trattati.

Il vertice si è svolto in Costa Azzurra in un clima di grave emergenza climatica per l’ondata di calore che sta colpendo la Francia. Dopo una visita al Museo Picasso, i due leader si sono trasferiti a Villa Eilenroc insieme a due delegazioni composte da nove ministri per parte. I colloqui hanno prodotto la firma di una serie di intese bilaterali che spaziano dalla difesa alla cultura, dalla cooperazione spaziale alla gestione dei flussi migratori.

L’incontro giunge dopo mesi di relazioni altalenanti e segna una netta ripresa del dialogo istituzionale, fondato sulla necessità di tutelare i rispettivi interessi nazionali in sede europea. Nella conferenza stampa congiunta, svoltasi all’aperto sotto temperature critiche per le delegazioni e la stampa, Meloni ha ammesso l’esistenza di divergenze fisiologiche, precisando che senza l’apporto di Italia e Francia “Occidente ed Europa non sarebbero quello che sono”. La cooperazione bilaterale si conferma quindi un pilastro essenziale per la stabilità continentale.

La cooperazione strategica sul Libano

Sul piano geopolitico, il principale asse di convergenza riguarda il futuro del Libano nella fase successiva alla conclusione della missione multinazionale Unifil, il cui mandato scadrà alla fine dell’anno. Roma e Parigi intendono assumere una leadership condivisa per evitare il deterioramento della sicurezza nell’area mediorientale.

Meloni ha dichiarato che “Italia e Francia possono fare la differenza” e che risulta fondamentale “garantire una presenza internazionale” sul territorio. A questo scopo, i due governi hanno annunciato il lancio di una coalizione internazionale per il sostegno del Libano, ipotizzando la convocazione immediata di una conferenza internazionale straordinaria. Parallelamente, il vertice ha riaffermato l’importanza dei programmi industriali comuni nel settore della difesa aerea, con particolare riferimento ai sistemi missilistici Samp-t, cruciali per la protezione dello spazio aereo europeo e per le dinamiche di sicurezza collettiva del blocco occidentale.

Il caso politico delle infrastrutture

Il consolidamento dei rapporti transalpini offre a Roma una sponda politica necessaria in una fase di esplicita freddezza con l’amministrazione di Washington, segnata dai continui attacchi politici del presidente statunitense alla premier italiana. La solidità dell’asse bilaterale si riflette anche nella gestione delle polemiche interne sulla sovranità militare.

Meloni ha respinto con fermezza le accuse sollevate dalle opposizioni parlamentari, che ipotizzavano un uso non autorizzato delle basi aeree nazionali per l’operazione statunitense denominata ‘Epic fury’. La premier ha negato ogni envolvimento diretto nei raid aerei contro Teheran, difendendo l’operato del governo in linea con quanto già comunicato dal ministero della Difesa. Teheran ha formulato accuse formali contro l’Italia e altri paesi europei, ma Roma ha ribadito il pieno rispetto dei vincoli giuridici e dei trattati internazionali vigenti, escludendo azioni offensive.

I limiti delle concessioni logistiche

“Abbiamo rispettato i nostri impegni cedendo le basi per attività non cinetiche ma di logistica e tecnica”, ha spiegato Meloni, sottolineando che “quando si sono prospettate richieste che esulavano da quel perimetro non abbiamo concesso l’autorizzazione”. La premier ha ribadito la trasparenza dell’esecutivo: “Il Governo ha fatto quel che ha dichiarato in Parlamento”, respingendo così le richieste delle minoranze di riferire alle Camere.

Il dibattito politico è stato alimentato da un’intervista televisiva del segretario generale della Nato, Mark Rutte, a Fox News, in cui si menzionava il decollo di circa 500 vettori militari dalle installazioni italiane. La presidente del Consiglio ha definito tali dichiarazioni una “entusiastica ricostruzione” che confonde la tipologia dei voli autorizzati. Meloni ha insinuato che la tesi di Rutte risponda alla volontà di compiacere Donald Trump in vista del prossimo vertice alleato, raccomandando massima prudenza.