Addio a Varenne, il cavallo italiano che conquistò per due volte il trotto mondiale

Nato nel Ferrarese nel 1995, il campione si è spento nell’allevamento dove viveva dal 2025. In pista aveva raccolto oltre sei milioni di euro di premi.

Varenne

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Varenne, il “Capitano” del trotto italiano, è morto a 31 anni a Eboli, dove si trovava dal marzo 2025. Il veterinario ha accertato un infarto fulminante. Nato a Copparo nel 1995, ha costruito una carriera irripetibile, vincendo due volte il Grand Slam del trotto e diventando, per risultati e longevità del successo, uno dei cavalli più celebrati nella storia dell’ippica mondiale.

La notizia è stata comunicata sulla pagina Instagram ufficiale del campione: “È con immenso dolore che diamo la notizia della morte del Capitano. Questa notte Varenne è venuto a mancare e il veterinario ne ha accertato la causa per infarto fulminante”. Il messaggio conclude il ricordo con un’immagine che appartiene alla storia del cavallo: “Corri sempre libero e sempre nostro Capitano”.

L’esordio dopo la squalifica

La carriera di Varenne era cominciata il 4 aprile 1998 a Bologna con una squalifica per una rottura al galoppo. Nonostante l’errore, il cavallo aveva impressionato per la rimonta dopo aver perso terreno, offrendo già all’esordio un segnale delle qualità che avrebbe sviluppato negli anni successivi.

Affidato all’allenatore finlandese Jori Turja e accompagnato per quasi tutta la carriera dal driver romano Giampaolo Minnucci, Varenne arrivò rapidamente ai vertici del trotto italiano e internazionale. In 73 partenze raccolse 62 vittorie, sei secondi posti e due terzi posti, con oltre sei milioni di euro di premi: una cifra che lo rese il trottatore più vincente al mondo.

Il suo primo grande titolo arrivò nel 1998 con il Derby italiano del trotto. Nel 1999 conquistò il Gran Premio delle Nazioni. Dal 2000 al 2002 vinse per tre volte consecutive il Gran Premio Lotteria di Agnano, mentre nel 2001 e nel 2002 si impose sia nel Prix d’Amérique di Parigi sia nell’Elitloppet di Stoccolma.

Il doppio Grand Slam

Il passaggio decisivo nella storia sportiva di Varenne arrivò nel 2001. Nello stesso anno il cavallo riuscì a vincere le tre prove considerate il vertice del trotto internazionale: il Prix d’Amérique, il Gran Premio Lotteria e l’Elitloppet. Ripeté l’impresa nel 2002, diventando due volte protagonista del Grand Slam.

A completare quel palmarès ci fu anche la Breeders Crown del 2001 negli Stati Uniti. Nella finale disputata al Meadowlands di New York Varenne corse il miglio in 1’51″1, allora record mondiale, con una media di 1’09″1 al chilometro.

Il 2001 fu anche l’anno in cui il suo nome uscì definitivamente dai confini europei. Varenne venne proclamato “Cavallo dell’anno” in Italia, Francia e Stati Uniti. In Italia ricevette il riconoscimento nel 2000, 2001 e 2002; in Francia nel 2001 e 2002; negli Stati Uniti nel 2001.

L’ultima corsa a Montréal

Varenne concluse l’attività agonistica il 28 settembre 2002 a Montréal, nella prova finale della World Cup. La sconfitta in quella corsa non gli impedì di conquistare il trofeo, grazie ai risultati ottenuti nelle prove precedenti.

Il ritiro dalla pista non coincise con la fine della sua storia sportiva. Varenne iniziò una lunga attività da riproduttore, generando più di duemila figli e lasciando un’eredità genetica che ha continuato a essere presente nel trotto italiano e internazionale.

Dopo gli anni trascorsi in diversi allevamenti, da Vigone nel Torinese all’Equicenter Monteleone nel Pavese e alla tenuta Il Cigno di Villanterio, nel marzo 2025 era stato trasferito all’allevamento LJ di Dario De Angelis, a Eboli. È lì che ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita.

Diciassette anni a Vigone

Uno dei luoghi più importanti della seconda vita di Varenne è stato l’allevamento Il Grifone di Vigone, nel Torinese, dove il campione ha trascorso 17 anni, dalla fine della carriera agonistica fino al 2019.

Jacopo Brischetto, titolare della struttura, ha affidato all’AGI il ricordo di quelle stagioni: “Per noi è come se fosse immortale. Sapere che adesso non c’è più fa male, è come se ne fosse andato un pezzo del nostro cuore”.

Varenne, racconta Brischetto, non era diventato soltanto un riproduttore. La sua presenza aveva attirato appassionati, sportivi e visitatori anche molti anni dopo il ritiro: “Ci ha regalato ricordi straordinari, è stato un onore e un’emozione incredibili”. Nel centro piemontese erano arrivati anche appuntamenti fuori dal mondo dell’ippica, dalle ospitate televisive alla benedizione ad Assisi, fino alla visita di Eddy Merckx, passato dall’allevamento al termine di una tappa del Giro d’Italia disputata nei dintorni.

Un campione oltre le piste

Il legame con il pubblico non si era esaurito con l’ultima corsa. Secondo Brischetto, Varenne aveva mantenuto una popolarità insolita per un atleta ritirato: “Spesso gli atleti vengono dimenticati dopo il ritiro, ma Varenne è entrato nell’immaginario collettivo e nella cultura italiana”.

La sua permanenza a Vigone aveva trasformato l’allevamento in una destinazione per migliaia di visitatori. Il cavallo che aveva riempito gli ippodromi continuava così ad attirare pubblico anche lontano dalla competizione, in una seconda fase della sua vita diventata parte della memoria sportiva italiana.

Anche sul piano della riproduzione il suo peso è rimasto rilevante. Brischetto ricorda che nell’allevamento sono nati numerosi figli di Varenne, tra i quali Vernissage Grif, indicato come il più forte, veloce e ricco della sua produzione: “Varenne ha rappresentato un pezzo di storia della nostra vita e della nostra struttura. Oggi per tutti noi è un giorno di grande dolore”.

Il “Capitano” lascia dunque una doppia eredità. La prima è quella agonistica, costruita con 62 vittorie in 73 corse e con una sequenza di successi che lo ha portato due volte al vertice del trotto mondiale. La seconda è quella generazionale, affidata ai suoi oltre duemila figli e alla memoria di un cavallo che ha continuato a essere riconosciuto dal pubblico anche dopo aver lasciato la pista.