Agricoltura, asset strategico per tornare a crescere

18 maggio 2014

“Create 117mila nuove aziende negli ultimi tre anni (e’ agricola 1 impresa su 10 di quelle nate dal 2010), il 15% da giovani under 30. Decollano prodotti bio e i piccoli negozi etnici. Successo dell’agricoltura anche negli studi universitari. E vola l’export agricolo e agroalimentare: +4,8% nel 2013”. Questi i principali risultati della ricerca ‘Un futuro per l’Italia: perche’ ripartire dall’agricoltura’ realizzata dal Censis su incarico della Cia- Confederazione italiana agricoltori.

PIÙ AGRICOLTURA NEL FUTURO DELL’ITALIA. “Gli anni piu’ recenti sono stati caratterizzati da un diffuso e inaspettato ritorno di attenzione per il mondo agricolo. Per l’82% degli italiani oggi il settore rappresenta un asset strategico del Paese per tornare a crescere- rileva la ricerca- il 51% lo considera una fonte di ricchezza e di occupazione, il 31% ritiene che possa essere il nostro valore aggiunto in termini di competitivita’”. Se gli italiani vedono piu’ agricoltura nel futuro, anche il presente si colora di verde. Fare l’orto e dedicarsi al giardinaggio non sono piu’ attivita’ per pochi affezionati, magari anziani. “Un italiano su due coltiva un orto (e tra i giovani la percentuale non si riduce: 51%) e ancora di piu’ sono quelli con la passione per il giardinaggio (70%)”.

GIOVANI E START UP GUIDANO IL RINNOVAMENTO. Anche nei difficili anni della crisi l’agricoltura ha continuato a rappresentare un importante attrattore di iniziative imprenditoriali. “Dal 2010 a oggi sono nate 117mila nuove aziende, di cui 106mila in ambito agricolo e 11mila nell’agroalimentare. I due settori hanno rappresentato l’ambito di attivita’ prescelto dal 10,1% degli imprenditori che hanno avviato un’impresa negli ultimi tre anni. E i giovani non hanno mancato di dare il loro contributo. Sono stati 17mila gli under 30 che hanno avviato un’impresa agricola a partire dal 2010: su 100 start up, 15 sono state create da giovanissimi”. Nell’agroalimentare, si legge nella ricerca, il loro contributo “sale al 18,3%. Cosi’, se tra gli imprenditori agricoli con piu’ di 40 anni il 43,5% ha al massimo la licenza elementare e il 31,2% la licenza media, tra i giovani il livello di istruzione aumenta significativamente. Tra gli imprenditori agricoli 25-40enni il 45,3% e’ in possesso di un diploma di scuola superiore e l’11,2% ha una laurea, tra quelli con meno di 25 anni il 65,3% e’ diplomato e il 5,2% e’ laureato”.

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SUCCESSO DELL’AGRICOLTURA ANCHE NEI PERCORSI FORMATIVI. “Tra il 2009 e il 2013, mentre e’ diminuito del 13,8% il numero complessivo degli immatricolati nelle universita’ italiane, sono aumentati gli iscritti alle facolta’ collegate al mondo agricolo: +43,1% per scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, +22,9% per scienze e tecnologie alimentari, +18,6% per scienze e tecnologie agrarie e forestali”. –

IL NUOVO CORSO DELL’AGRICOLTURA AL FEMMINILE. Il settore agricolo e’ un terreno fertile per l’universo femminile. “Il 9% delle imprenditrici opera in questo comparto, a fronte di una percentuale che tra gli uomini si ferma al 6,6%. Le donne rappresentano il 31,2% del totale degli imprenditori del settore. E la produzione media dell’impresa agricola condotta da una donna risulta superiore a quella facente capo a un uomo: in media 28.500 euro contro 24.800 euro”.

LA CULTURA BIO CHE FA CRESCERE L’AZIENDA. Da movimento di nicchia, il biologico e’ diventato un vero e proprio fenomeno di mercato. “Tra il 2011 e il 2012 la crescita piu’ forte del commercio di prodotti bio si e’ registrata, con una certa sorpresa, nei discount (+25,5%), poi nei supermercati (+5,5%). Nel 2013 il bio ha registrato una dinamica dei prezzi inferiore (+0,3%) rispetto ai prodotti convenzionali (+4,4%). Tra le aziende bio, solo il 15,4% ha un fatturato annuo inferiore agli 8mila euro (contro il 62,8% del totale delle aziende agricole), mentre il 19,2% (rispetto al 5,5% del totale) vanta un volume economico superiore ai 100mila euro. Piu’ aperte al rapporto diretto con il mercato, ma anche piu’ in rete: a fronte di una media dell’1,8% delle aziende che ha un proprio sito web, tra quelle bio la percentuale sale al 10,7%”.

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CONVENIENZA E FLESSIBILITÀ TRAINANO I PICCOLI NEGOZI ETNICI. Se il supermercato resta di gran lunga il luogo prediletto dalle famiglie italiane “per fare la spesa alimentare (per il 52%), il 9% si rivolge ai mercati rionali o ai piccoli negozi, mentre il 39% divide la spesa equamente tra supermercati e mercati rionali. In crescita gli acquisti presso botteghe e negozi gestiti da stranieri: il 23% degli italiani vi acquista generi alimentari, frutta e verdura. Per il 62% i prezzi sono piu’ convenienti, per il 34% conta la particolarita’ dei prodotti offerti, per il 22% gli orari piu’ flessibili rispetto ai negozi tradizionali”.

E L’EXPORT VOLA. Non si ferma l’export agricolo e agroalimentare, che “anche nel 2013 ha continuato a crescere (+4,8%), a fronte di un sostanziale stallo del valore delle esportazioni italiane complessive (-0,1%). Nel 2013 i prodotti agroalimentari hanno pesato per circa 33,5 miliardi di euro sulla bilancia commerciale”.

UN SETTORE IN LENTA E PROFONDA RISTRUTTURAZIONE. Da qualche anno il comparto agricolo sta vivendo un radicale processo di ristrutturazione interna all’insegna del consolidamento strutturale. “Tra il 2000 e il 2010 la dimensione media delle imprese agricole e’ cresciuta da 5,5 a 7,9 ettari. In termini occupazionali, tra il 2010 e il 2012 e’ aumentato il numero delle imprese piu’ grandi: +18,4% quelle con 10-19 addetti, +37% quelle con 20-49 addetti, +60,9% quelle con piu’ di 50 addetti. Tante potenzialita’, molti limiti: l’agricoltura italiana nel quadro europeo. Con un valore aggiunto superiore a 30 miliardi di euro, l’Italia e’ la seconda economia agricola europea, dopo la Francia, con un peso sul valore totale dell’Unione europea pari al 15,2%. Ma l’Italia si colloca solo al sesto posto tra i Paesi europei per volumi delle esportazioni, preceduta da Paesi Bassi (63 miliardi), Germania (61), Francia (55), Spagna (33) e Belgio (31). Sono numeri che dimostrano come il nostro sistema agricolo non riesca ancora a organizzarsi al meglio per sfruttare il suo grande potenziale di crescita”.

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