Vigna difende la Ferrari Luce e sfida Montezemolo a viso aperto: “Il Cavallino resta”

Dal palco del Motor Valley Fest, prima uscita pubblica dopo la presentazione della nuova auto il Ceo di Maranello ha respinto ogni critica al primo modello elettrico del Cavallino Rampante, risposto per le rime rivendicando la bontà di una scelta industriale destinata a coesistere con tutte le motorizzazioni tradizionali.

Benedetto Vigna e Luca Cordero di Montezemolo

Benedetto Vigna e Luca Cordero di Montezemolo

Benedetto Vigna non arretra. Dal palco del Motor Valley Fest, prima uscita pubblica dopo la presentazione della Ferrari Luce, il Ceo di Maranello ha respinto ogni critica al primo modello elettrico del Cavallino Rampante, risposto per le rime a Luca Cordero di Montezemolo e rivendicato la bontà di una scelta industriale destinata a coesistere con tutte le motorizzazioni tradizionali. In Borsa, il mercato ha apprezzato: il titolo ha guadagnato l’1,4%, passando da 287 a 290 euro nel corso della tavola rotonda.

La risposta a Montezemolo

La bordata più attesa era quella sullo stemma. L’ex presidente aveva chiesto pubblicamente di togliere il Cavallino Rampante dalla Luce, giudicando il modello indegno del marchio. Vigna ha risposto senza nominarlo direttamente: “Nella vita sono abituato a fare ciò che dico io, non ciò che mi dicono gli altri”.

Lo stemma, ha ribadito, resterà. Al dibattito pubblico oppone un metodo: approccio “scientifico” alla vettura, priorità ai dati dei clienti, giudizio sospeso a chi non l’ha ancora vista di persona. I riscontri raccolti direttamente, ha spiegato, divergono nettamente dalla narrazione critica circolata nelle settimane precedenti. “Stamattina tre persone mi hanno scritto: la compro perché mi piace”, ha detto. Ordini già avviati, “bonifici” ricevuti da istituti bancari. La Luce, secondo Vigna, ha convinto sia clienti storici sia nuovi acquirenti.

Il nodo del design e del prezzo

Il fronte più esposto resta il design. Vigna lo riconduce a una necessità tecnica: senza un grande motore anteriore da alloggiare, cofano e proporzioni cambiano per forza. Il confronto con le elettriche cinesi lo respinge con nettezza: “Non è copiata dai cinesi, non ha nulla a che fare con le elettriche di altri player”. Il solo metro delle performance, aggiunge, è “banale”: la sfida è integrare prestazioni, percezione sensoriale e gusto dei clienti in un’architettura del tutto nuova.

Sul prezzo — indicato intorno al mezzo milione di euro — non arretra. “L’innovazione va fatta pagare”, dice. Non farlo significherebbe fare “tre torti”: ai lavoratori, alla filiera e alla tecnologia stessa. Per le stime sul valore residuo e sugli ordini complessivi ricorre a Newton: “Posso prevedere il moto dei corpi celesti, non l’entusiasmo delle persone”. I numeri arriveranno alla prossima conference call.

Strategia multi-energia, non solo elettrico

Vigna ha tenuto a correggere una percezione diffusa. L’esposizione mediatica della Luce non deve far credere a una svolta esclusivamente elettrica: “La risposta è ‘anche'”. Ferrari continuerà a produrre l’intera gamma di motorizzazioni — dalla Testarossa ibrida all’Amalfi termica-turbo, dalla Purosangue V12 all’elettrica. La coerenza con la strategia multi-energia dichiarata resta, nelle intenzioni del vertice, intatta.

Il contesto: lusso, elettrico e mercato

Il dibattito sulla Luce si inserisce in una fase di raffreddamento dell’elettrico nel segmento premium. Al Motor Valley Fest McKinsey ha presentato dati preoccupanti: le Bev super premium possono perdere fino al 60% del valore in tre-cinque anni, il doppio rispetto a termiche e ibride. Le termiche sopra i 500mila euro in edizione limitata, al contrario, possono rivalutarsi fino al 60%.

Il 19% dei clienti luxury considera una Bev come prossima auto: un segmento rilevante, ma tutt’altro che maggioritario. Lamborghini ha scelto la prudenza. Stephan Winkelmann ha confermato che la Casa di Sant’Agata non produrrà un’auto interamente elettrica: il quarto modello sarà plug-in hybrid, sulla base di una domanda Bev in calo. Winkelmann ha però evitato qualsiasi attacco diretto a Ferrari: “Non godo delle difficoltà degli altri, anzi gioisco se vanno bene perché siamo dei gentiluomini”.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha espresso fiducia nella visione di Vigna, pur ammettendo che, da appassionato, oggi sceglierebbe una Ferrari col motore. Il punto di sistema, per Orsini, è la neutralità tecnologica: l’Europa ha sbagliato a imporre una sola tecnologia all’automotive, e deve rimettere al centro competitività, ricerca e sviluppo.