Alcol, più di 7 milioni di bevitori “non moderati”

11 aprile 2014

Nel 2013, le persone di 11 anni e più con almeno un comportamento a rischio sono 7 milioni e 144 mila, di cui 5 milioni e 490 mila maschi e 1 milione 654 mila femmine. Rispetto al 2012, si osserva una sostanziale stabilità nella quota di chi presenta almeno un comportamento di consumo a rischio (13,2%), in contro tendenza rispetto alla diminuzione registrata nei due anni precedenti. Si registra, tuttavia, una lieve seppur significativa riduzione nell’abitudine al binge drinking – episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni – (che passa dal 6,9% al 6,3%). Per il binge drinking la riduzione si osserva sul totale delle donne (che passano dal 3,1% al 2,5%) e tra i maschi di 45-64 anni (che passano dal 9,9% all’ 8,1%). Il consumo giornaliero non moderato riguarda l’11,9% degli uomini e il 3,2% delle donne. Il binge drinking riguarda il 10,4% degli uomini e il 2,5% delle donne. Comportamenti a rischio diffusi si osservano tra gli anziani di 65 anni e più (il 38,6% degli uomini contro l’8,9% delle donne), i giovani di 18-24 anni (il 23% dei maschi e l’8,6% delle femmine) e gli adolescenti 11-17enni (l’11,7% dei ragazzi e l’8,5% delle ragazze). Il modello di consumo degli anziani è di tipo essenzialmente tradizionale, caratterizzato, in particolare, dal consumo di vino durante i pasti. Per questo motivo, in queste fasce di popolazione il tipo prevalente di comportamento a rischio è pressoché coincidente con un consumo giornaliero non moderato, soprattutto durante il pasto (61,9% degli uomini e 82,3% delle donne).

La presenza molto elevata di anziani tra i consumatori a rischio va anche messa in relazione con la possibile non conoscenza da parte di questo segmento di popolazione della quantità di alcol da consumare senza incorrere in rischi per la salute (le unità alcoliche considerate a rischio per la popolazione adulta fino a 64 anni sono 4 o più per i maschi e 3 o più per le femmine, mentre per la popolazione 65 anni e più già una quantità di 2 o più unità è considerata a rischio). È comunque importante sottolineare il trend in costante discesa che si osserva negli ultimi anni nella quota di popolazione di 65 anni e più con un consumo giornaliero non moderato di bevande alcoliche (più di 1 unità al giorno). Infatti, tra il 2003 e il 2013 tale quota passa dal 49,8% al 38,6% per gli uomini e dal 13% all’8,7% per le donne. Oltre agli anziani, anche i giovani di 18-24 anni rappresentano un segmento di popolazione in cui la diffusione di comportamenti a rischio è elevata. In particolare, il modello di consumo dei giovani vede un elevato peso del binge drinking (21,9% dei maschi e 8,1% delle femmine), che rappresenta la quasi totalità del rischio complessivo e che è ormai in questa fascia di popolazione un’abitudine consolidata. L’Oms raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni: per questo, tra i giovani di 11-15 anni viene considerato un comportamento a rischio il consumo anche di una sola bevanda alcolica durante l’anno. La quota di quanti hanno almeno un comportamento a rischio è molto rilevante tra i giovanissimi di 11-15 anni, ma con differenze di genere meno evidenti che nel resto della popolazione: le percentuali rilevate sono pari al 12,4% per i maschi e al 10% per le femmine.

Anche tra i ragazzi di 16-17 anni il quadro dei comportamenti di consumo a rischio è piuttosto critico, interessando il 10,2% dei ragazzi e il 4,8% delle ragazze. Inoltre, già a questa età il binge drinking raggiunge livelli superiori a quelli medi della popolazione. Dal punto di vista territoriale, i comportamenti a rischio sono maggiormente diffusi tra la popolazione residente nel Nord-est e nel Nord-ovest, mentre si riducono al Sud. I comportamenti a rischio sono più frequenti nei comuni fino a duemila mila abitanti e diminuiscono nei comuni con una dimensione demografica maggiore. Rispetto al 2012 si assiste ad un decremento di almeno un comportamento di consumo a rischio nell’Italia meridionale ed insulare, dovuto alla diminuzione nell’abitudine al binge drinking principalmente in Calabria (-2,5 punti percentuali) e in Sicilia (-3,2 punti percentuali). Analizzando i comportamenti a rischio a livello regionale, se da un lato nella ripartizione centrale ed in quella meridionale ed insulare il dato nel complesso è inferiore a quello medio nazionale, in alcune regioni come Sardegna e Molise si hanno quote di popolazione a rischio sopra la media. Considerando le componenti del consumo giornaliero non moderato e del binge drinking, si osserva che la mappa territoriale di queste due componenti del rischio è simile a quella dell’insieme dei comportamenti a rischio. Tuttavia, il Trentino-Alto Adige e la Sardegna, che si trovano a livelli alti nella classifica del binge drinking, si collocano a livelli molto più bassi per quanto riguarda il consumo giornaliero non moderato. In queste regioni gli episodi di ubriacatura rappresentano la quasi totalità del rischio complessivo.

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