Anche sul vaccino anti-Covid, la musica del Conte 2 è stonata

Anche sul vaccino anti-Covid, la musica del Conte 2 è stonata
Roberto Speranza
16 novembre 2020

Anche sul vaccino anti-Covid, la musica del Conte 2 è stonata. Ogni ministro, suona da solista. A cominciare dallo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: a dicembre arriveranno in Italia le prime dosi. Entro dicembre-gennaio, per il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il titolare della Salute, Roberto Speranza, è più prudente: entro marzo. Resta con i piedi per terra, invece il suo vice, Paolo Sileri che invita “tutti alla prudenza”. “Intanto – spiega il viceministro della Salute – perché non c’è solo quello di Pfizer, ma anche altri che sono a buon punto e stanno mostrando ottime percentuali di successo. Inoltre, non c’è ancora un’approvazione definitiva sul vaccino e non mi sbilancerei sui tempi della distribuzione generale”. Parole in libertà, dal sapore politico, e che cozzerebbero con la scienza. Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco-università Statale di Milano: “O abbiamo dei dati certi o dobbiamo fare riferimento a dei portafortuna tipo lo scoiattolino rosso del mio nipotino. Sono auspici. Io sono completamente solidale a delle posizioni di buon auspicio però non possiamo stare in attesa di un risultato che non sappiano se si concretizzerà e quando si concretizzerà”.

E un dato è indubitabile: a oggi non c’è nessuna certezza sul vaccino e nessun farmaco ha avuto il via libera per la distribuzione. Neanche quello della BioNTech e Pfizer, aziende che hanno affermato che un’analisi preliminare ha dimostrato che il loro vaccino è efficace per oltre il 90 per cento nel prevenire la malattia tra i volontari che si sono sottoposti allo studio. Eloquente il professor Ugur Sahin, cofondatore di BioNTech che con Pfizer, come detto, sta lavorando al farmaco. Secondo l’esperto, l’impatto del vaccino per il Covid-19 inizierà a manifestarsi in modo importante la prossima estate e la vita dovrebbe tornare alla normalità il prossimo inverno. “Credo che la trasmissione tra le persone sarà ridotta da un vaccino così efficace, forse non al 90 per cento ma forse al 50 per cento, ma non dovremmo dimenticare che anche questo potrebbe comportare una drastica riduzione della diffusione della pandemia”, ha detto Sahin. Insomma, parlare di vaccino oggi? Parole al vento. Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova: “Mi auguro che il vaccino arrivi il prima possibile, ma questo investirà in massa il pubblico alla fine dell’anno prossimo e quindi dobbiamo avere una alternativa per evitare che si manifesti una terza ondata e una quarta ondata”.

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Il fatto è che a oggi il governo Conte non ha varato neanche il piano vaccino. Un documento che dovrà definire sia l’aspetto logistico, relativo alla distribuzione e alla conservazione dei circa 27 milioni di dosi che l’Italia riceverà entro il 2021 nell’ambito dell’accordo tra la Commissione Ue e la Pfizer; sia la selezione delle fasce della popolazione che beneficeranno della prima tranche del prodotto. E qualora dovessero arrivare le prime dosi, probabilmente, basteranno forse soltanto per operatori sanitari e anziani nelle Rsa. Malati cronici e categorie vulnerabili rischiano di dover aspettare mesi. Infine, mentre continua la polemica sulla nomina di Domenico Arcuri, commissario per l’emergenza Covid, a responsabile per la distribuzione e conservazione del vaccino, gli addetti ai lavori lanciano l’allarme: “Non siamo pronti”.

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