Corte Suprema Usa, il nodo TPS: fin dove può spingersi Trump sulle deportazioni
Domenico Maceri* 9 Maggio 2026
“La vera ragione per l’eliminazione del TPS è l’animosità del presidente verso i migranti di colore e il suo ovvio disgusto per gli haitiani in particolare”. Così l’avvocato Geoffrey Pipoly davanti ai giudici della Corte Suprema nella recente audizione sul tentativo dell’amministrazione Trump di eliminare il TPS (Temporary Protected Status), protezione temporanea a migliaia di migranti haitiani.
Dopo le sconfitte dell’amministrazione Trump con la magistratura distrettuale si è arrivati alla Corte Suprema che dovrà decidere se la protezione temporanea a centinaia di migliaia di migranti haitiani, siriani e di altri Paesi potrà essere eliminata. Il governo vorrebbe deportare questi migranti sostenendo che si tratta di un visto temporaneo che dovrebbe arrivare al capolinea.
La legge del 1990 e la protezione temporanea
La legge sul TPS risale al 1990 e intende proteggere migranti dall’essere rimpatriati in Paesi inghiottiti da conflitti armati, disastri naturali o altre emergenze che mettono la vita in pericolo. La legge permette a questi beneficiari del TPS di vivere temporaneamente negli Usa legalmente per 18 mesi permettendo loro di lavorare. Il conseguimento di questo visto richiede la fedina penale pulita e severi controlli sul background dei richiedenti. Il rinnovo del visto è possibile se le condizioni di emergenza nel Paese di origine continuano. Il potere esecutivo ha ampi margini per decidere questi rinnovi ma deve seguire la legge.
E qui entra in campo l’amministrazione Trump che spesso sfida le leggi per mettere in pratica le sue azioni repressive. Nel caso in questione, come abbiamo scritto in queste pagine, la deportazione di massa di Trump non ha solo incluso individui con precedenti penali ma anche individui che secondo non pochi magistrati non dovevano essere rimpatriati. In alcuni casi estremi persino cittadini americani sono stati detenuti dall’Ice, Immigration and Customs Enforcement.
Il ruolo di Kristi Noem e la cancellazione del TPS
Nel caso del TPS appare chiaro che l’ex Segretaria della Homeland Security Kristi Noem, licenziata da Trump nel mese di marzo, ha agito in maniera poco ortodossa. Nel febbraio del 2025 la Noem ha annunciato la cancellazione del TPS a 350 mila haitiani che avevano ricevuto la protezione dopo il terribile terremoto del 2010. I loro visti furono rinnovati anche per la continua crisi che ha incluso l’assassinio del presidente e la violenza nel Paese. La Noem aveva giustificato la sua decisione asserendo che i rinnovi non erano nell’interesse americano anche perché funzionavano come calamita per altri fomentando l’immigrazione illegale. La Noem aveva anche cancellato il TPS a rifugiati siriani asserendo che le condizioni del Paese erano migliorate con la fine del regime di Bashar al-Assad.
I legali per questi beneficiari erano riusciti a bloccare la decisione dell’amministrazione che insiste anche sull’illegalità dei giudici di interferire nella condotta della politica migratoria. Secondo i rappresentanti legali di Trump all’udienza davanti ai giudici della Corte Suprema la magistratura non ha il diritto di interferire asserendo che si tratta di una decisione semplicemente amministrativa.
Lo scontro tra magistratura e potere esecutivo
Il nocciolo della questione per i togati della Corte Suprema dovrebbe vertere sul fatto che l’amministrazione abbia il controllo totale o se i magistrati abbiano, secondo legge, il diritto di correggere potenziali abusi del potere esecutivo. Dalle argomentazioni presentate all’audizione dal legale dei migranti haitiani Geoffrey Pipoly sembra che esistano contraddizioni. Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato avvisi di cautela agli americani che intendono recarsi in Haiti e Siria. Emerge dunque un conflitto tra il Dipartimento della Homeland Security e il Dipartimento di Stato americano.
Un’altra asserzione di Pipoly è l’accusa di animosità del presidente Donald Trump verso gli haitiani. Si cita la falsa asserzione di Trump nella campagna elettorale del 2024 che i migranti haitiani nella città di Springfield, Ohio rubavano e mangiavano animali domestici. Tutto falso come ha confermato a quel tempo il governatore repubblicano dello stato Mike De Wine.
Le accuse di razzismo e i dubbi della Corte Suprema
Inoltre Pipoly ha citato altre asserzioni che suggerirebbero il razzismo di Trump quando anche in campagna elettorale ha parlato di migranti che vengono da “Paesi di m…da” citando Haiti come esempio.
Alcuni giudici liberal all’audizione hanno espresso sensibilità a queste asserzioni di Pipoly, ma come si sa, sei dei nove togati alla Corte Suprema pendono a destra. I tre giudici liberal non riuscirebbero dunque a decidere a favore dei migranti. Ci sono però altre cose che potrebbero dare speranze ai migranti. La giudice conservatrice Amy Coney Barrett, nominata proprio da Trump, ha adottato due figli nati in Haiti dopo i disastrosi terremoti nel Paese del 2005 e 2010. Ovviamente si crede che la Barrett seguirà la legge ma alcuni sperano che le sue esperienze dirette la potrebbero spingere a favorire i migranti.
L’altro giudice che in passato ha in alcuni casi abbandonato la maggioranza conservatrice è John Roberts, il presidente della Corte Suprema, il quale, come Barrett, ha suggerito dubbi che Noem abbia consultato il Dipartimento di Stato per le sue decisioni. Si aspetta una decisione agli inizi del mese di giugno. *Professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
