Biden e i brevetti anti-Covid: le vite umane più importanti dei profitti?

Biden e i brevetti anti-Covid: le vite umane più importanti dei profitti?
Joe Biden
16 maggio 2021

“Assolutamente. Certamente. È l’unica soluzione umana al mondo”. Ecco come il candidato Joe Biden rispondeva a una domanda nella campagna elettorale del 2020 se lui, da presidente, condividerebbe con il resto del mondo un vaccino anti-Covid scoperto dagli Stati Uniti. Biden continuò a chiarire che si condividerebbe la tecnologia con tutti poiché proteggere gli americani è impossibile senza la protezione di tutti gli esseri umani. Biden ha agito recentemente per mantenere la promessa fatta come si è visto dall’annuncio della sua rappresentante per il commercio Katherine Tai. Gli Stati Uniti si impegneranno ad approvare la sospensione dei brevetti per i vaccini onde affrontare in maniera più efficace la pandemia nei paesi poveri che fino ad adesso hanno avuto accesso limitatissimo ai vaccini.

La Tai ha chiarito che l’amministrazione del 46esimo presidente rispetta la protezione della proprietà intellettuale ma le circostanze straordinarie del Covid-19 richiedono misure altrettanto straordinarie. L’annuncio è stato ricevuto come una piacevole sorpresa da alcuni membri della sinistra che spingevano Biden alla sospensione dei brevetti da parecchi mesi. Al voto di ottobre del WTO, l’organizzazione mondiale che si occupa degli aspetti sulla proprietà intellettuale in una procedura chiamata TRIPS, l’America aveva votato contro la mozione introdotta dall’India e l’Africa del Sud per sospendere i brevetti sui vaccini. Adesso che gli Stati Uniti hanno cambiato idea aumenteranno le probabilità che tutti gli altri 160 paesi faranno altrettanto. Difatti, parecchie voci importanti si sono dichiarate favorevoli, incluso la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia e persino Papa Francesco ha incoraggiato la sospensione.

Una rara voce di scetticismo è venuta a galla dalla cancelliera tedesca Angela Merkel ma ovviamente si tratta dell’inizio delle trattative. La prossima riunione del WTO avverrà a novembre e quindi ci sarà tempo per mettere tutti nella stessa strada. Il problema però è proprio il tempo, specialmente considerando la tragica situazione in molti paesi e specialmente in India. La mossa di Biden che sospenderebbe, ma non eliminerebbe la proprietà intellettuale, mira a reiterare l’emergenza globale. Il sistema capitalista è riuscito a trovare vaccini efficaci contro il Covid-19 ma solo una piccola parte degli esseri umani ha potuto beneficiarne. Fino ad adesso la stragrande maggioranza dei vaccini sono andati nelle braccia dei cittadini benestanti.

In America ci si sta avvicinando al 50 percento di vaccinati e Biden ha promesso che si arriverà all’immunità di gregge raggiungendo il 70 percento per il 4 luglio, festa dell’indipendenza. Altri paesi occidentali stanno anche facendo notevoli progressi. Secondo alcuni calcoli, però, solo l’otto percento della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dosi del vaccino, livello molto basso. Il fabbisogno di vaccini per il mondo si aggira fra 10 e 15 miliardi di dosi per raggiungere l’immunità di gregge. L’annuncio di Biden della sospensione dei brevetti permetterebbe ad altri paesi come l’India, l’Africa del Sud, il Ghana ed altri a produrre vaccini e inoculare abbastanza persone per fermare la pandemia. Non si tratta solo dei brevetti, però, poiché la produzione dei vaccini richiede anche la condivisione del know-how, materiali, e anche fondi addizionali. Sedici miliardi di dollari sono stati stanziati a livello globale per questo programma e si crede che ulteriori fondi saranno necessari.

Il primo passo, ossia la sospensione dei brevetti, non è stato però benvenuto dalle industrie farmaceutiche, specialmente dalla manciata di grosse aziende che stanno producendo i vaccini, preoccupate dalla possibile perdita di ingenti profitti. Sono stati rilevati i fatti che gli ingredienti per la produzione di vaccini sono limitati e l’apertura dei brevetti causerebbe concorrenza per questi scarsi ingredienti, creando ulteriori ostacoli alla produzione. Altri critici della mossa di Biden hanno rilevato che la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale creerà disincentivi per le aziende che investono sulla ricerca ed eventuale produzione di queste medicine. Si calcola che ci vogliono investimenti di parecchi miliardi di dollari per coprire le spese delle ricerche che conducono alla produzione di nuovi farmaci.

Tutto questo è vero ma queste argomentazioni dimenticano il fatto che le ricerche spesso vengono fatte in parte da istituti universitari i quali ricevono la maggior parte dei loro fondi dai governi. Nel caso del vaccino anti-Covid il governo americano ha contribuito 18 miliardi di dollari mediante il programma Warp Speed durante l’amministrazione di Donald Trump. Questi contributi sono stati indispensabili al vaccino prodotto da Moderna le cui ricerche sono state anche assistite da lavoro fatto dal National Institute of Health. Inoltre la tecnologia mRNA, usata da Pfizer e Moderna, non è completamente nuova poiché è basata su ricerche fatte da Katalin Kariko, scienziata ungherese, trasferitasi negli Usa nel 1985, alla University of Pennsylvania. Quindi le aziende che ritengono i diritti dei brevetti non sono completamente basati su ricerche ed investimenti fatti esclusivamente da loro stesse.

In effetti, le aziende non creano profitti completamente in isolamento e i diritti alla proprietà intellettuale hanno limiti. La storia ce lo conferma. La proprietà tecnologica sull’aviazione dei fratelli Wright fu presa dal governo perché consisteva di un’indispensabile risorsa nella Prima Guerra Mondiale. Un altro caso più vicino a noi, però, ci indica quello che potrebbe succedere con i brevetti sui vaccini. Subito dopo gli attacchi terroristici alle Torri Gemelli dell’11 settembre del 2001, occorsero altri attacchi che sembravano provenire dalla stessa matrice. Ci riferiamo agli attacchi di antrace che veniva spedita a individui di rilievo e canali televisivi. La Bayer Corporation aveva un antibiotico efficace contro l’antrace e il governo di George W. Bush fece una richiesta per la produzione immediata di 12 milioni di dosi.

Impossibile, fu la reazione della Bayer perché ci volevano quasi due anni. Dopo le minacce del governo di sospendere il brevetto e consegnare la ricetta ad altre aziende per accelerare la produzione, la Bayer riconsiderò e promise di consegnare le dosi richieste in tempi rapidissimi. La mossa di Biden di sospendere i brevetti potrebbe funzionare alla stessa maniera? Alcuni analisti credono di sì in parte per evitare la sospensione dei brevetti nel futuro. L’effetto potrebbe essere la soluzione poiché sarebbe più facile ampliare la produzione con le strutture già esistenti invece di iniziarne nuove che prenderebbe molto tempo. La mossa di Biden potrebbe dunque incentivare le aziende farmaceutiche a produrre la quindicina di miliardi di vaccini necessari in tempi rapidi. Comunque vada, Biden si è preso la parte morale della contesa agendo per tentare di salvare le più vite possibili. *Professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications

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