Blitz dei carabinieri a Formia, ritrovate Alisya e Sarah: erano nascoste da familiari materni
Redazione 22 Giugno 2026Le due sorelle erano scomparse da una struttura educativa in Abruzzo nella notte tra il 6 e il 7 giugno. La procura indaga su chi abbia favorito l’allontanamento e la permanenza delle minori.
Quindici giorni dopo la scomparsa dalla comunità educativa di Civitella Alfedena, Alisya e Sarah sono state rintracciate a Formia e trasferite in una nuova struttura protetta. La vicenda, che ha coinvolto forze dell’ordine e uffici giudiziari di più territori, entra ora nella fase della ricostruzione dei fatti e dell’accertamento delle eventuali responsabilità. Le due sorelle, di 16 e 12 anni, sono state trovate in un’abitazione riconducibile a parenti materni e, secondo gli investigatori, si trovano in buone condizioni di salute. Restano da chiarire le circostanze dell’allontanamento e il ruolo di chi avrebbe favorito la loro permanenza lontano dalla struttura che le ospitava.
La svolta dopo due settimane
Le ragazze erano sparite nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia situata nel piccolo centro montano dell’Alto Sangro. Fin dalle prime ore successive alla scomparsa, la Procura della Repubblica di Sulmona aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minore, coordinando un’attività investigativa che ha coinvolto carabinieri, reparti specializzati e magistrature di territori diversi.
La svolta è arrivata a Formia, nel Lazio meridionale, dove i carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila, in collaborazione con il Raggruppamento operativo speciale e con il Comando provinciale di Latina, hanno localizzato le due adolescenti all’interno di un’abitazione riconducibile alla famiglia materna.
L’operazione è stata seguita direttamente dalla Procura di Sulmona. Dopo il ritrovamento, il procuratore capo Luciano D’Angelo ha confermato che le ragazze sono state trovate “in buone condizioni di salute”, precisando che sono “in corso accertamenti per delineare eventuali responsabilità penali”.
Gli investigatori stanno ora cercando di stabilire se l’abitazione nella quale sono state rintracciate sia stata utilizzata soltanto negli ultimi giorni o abbia rappresentato il loro rifugio sin dall’inizio della fuga dalla comunità educativa.
Il blitz e gli accertamenti
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, la localizzazione delle due minori sarebbe stata resa possibile grazie a una serie di approfondimenti investigativi che hanno interessato il contesto familiare. Nelle ore successive al ritrovamento alcuni parenti sono stati ascoltati dagli investigatori per chiarire tempi, modalità e circostanze dell’ospitalità fornita alle ragazze.
Particolarmente rilevante appare il fatto che le adolescenti siano state trovate a breve distanza dai luoghi frequentati abitualmente dai familiari. Un elemento che induce gli inquirenti a verificare se vi sia stata una rete di sostegno in grado di garantire alle due sorelle assistenza logistica e protezione durante il periodo di irreperibilità.
Le verifiche riguardano non soltanto eventuali spostamenti, ma anche contatti telefonici, comunicazioni e relazioni mantenute dalle ragazze nei quindici giorni trascorsi lontano dalla struttura abruzzese.
Nel frattempo, gli investigatori stanno ricostruendo l’intera sequenza degli eventi per comprendere se l’allontanamento sia stato pianificato autonomamente dalle due minori oppure se sia stato favorito da soggetti esterni.
Le condizioni delle ragazze
Uno degli elementi più significativi emersi dopo il ritrovamento riguarda lo stato emotivo delle due sorelle. Durante la conferenza stampa convocata per illustrare gli sviluppi dell’operazione, il procuratore D’Angelo ha fornito una descrizione delle prime ore successive all’intervento dei carabinieri.
“Quando noi abbiamo trovato le bambine, non hanno fatto salti di gioia. Si sono chiuse per un lungo periodo di tempo all’interno della stanza dove avevano vissuto fino ad allora”, ha spiegato il magistrato.
Si tratta di un passaggio che gli operatori considerano importante per comprendere il contesto nel quale le ragazze hanno trascorso il periodo della scomparsa. Le loro condizioni psicologiche e relazionali saranno oggetto di approfondimento da parte degli specialisti incaricati di seguirle nel nuovo percorso di protezione.
Dopo il ritrovamento, il procuratore ha inoltre parlato direttamente con le due sorelle al telefono per rassicurarle e accompagnarle nella delicata fase successiva all’intervento delle forze dell’ordine.
Le dichiarazioni delle adolescenti vengono considerate uno degli elementi centrali dell’indagine. Saranno infatti fondamentali per ricostruire gli spostamenti effettuati, le persone incontrate e le eventuali pressioni o influenze ricevute durante il periodo trascorso lontano dalla comunità.
Il malore del padre
La notizia del ritrovamento ha avuto immediate conseguenze anche sul piano familiare. Stefano Di Giacinto, padre delle due ragazze, ha raggiunto la caserma dei carabinieri non appena informato dell’esito positivo delle ricerche.
L’incontro con le figlie è stato segnato da una forte tensione emotiva. Secondo quanto riferito, l’uomo è stato colto da malore dopo averle riviste ed è stato necessario l’intervento del personale sanitario del 118.
L’episodio testimonia il clima di preoccupazione che aveva accompagnato i quindici giorni di ricerche. La scomparsa delle due sorelle aveva infatti suscitato particolare attenzione sia per la giovane età delle ragazze sia per il contesto nel quale era maturato l’allontanamento.
Con il ritrovamento, la priorità è passata dalla ricerca alla tutela delle minori e alla definizione del loro futuro percorso assistenziale.
Le posizioni al vaglio della magistratura
Parallelamente al ritrovamento delle ragazze, l’indagine ha prodotto una serie di sviluppi giudiziari che riguardano persone appartenenti al nucleo familiare.
Tra i destinatari di provvedimenti restrittivi figurano la madre delle due sorelle, Valentina Dacunto, trasferita nel carcere di Teramo, il suo compagno Vincenzo Esposito e il padre della donna, Marco Dacunto, condotti nel carcere di Sulmona.
A questi si aggiunge la posizione di una donna di 80 anni, indagata a piede libero per avere ospitato le minori nella propria abitazione. Gli investigatori stanno verificando il suo eventuale coinvolgimento e la natura dei rapporti intercorsi con le ragazze durante il periodo della scomparsa.
Al momento il quadro accusatorio resta in fase di definizione. La Procura mantiene aperto il fascicolo per sottrazione di minore e valuta eventuali ulteriori contestazioni che potrebbero emergere dall’analisi del materiale raccolto e dalle dichiarazioni delle persone coinvolte.
Il raccordo tra Sulmona e Cassino
La complessità della vicenda ha richiesto un costante coordinamento tra uffici giudiziari appartenenti a territori diversi. Le due ragazze, pur essendo ospitate nella comunità educativa abruzzese, hanno infatti vissuto a lungo tra le province di Latina e Frosinone, mantenendo rapporti familiari e personali nel territorio cassinate.
Per questo motivo il procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, ha avuto diversi contatti con i magistrati di Sulmona nelle ore successive al ritrovamento. Il raccordo investigativo mira a garantire una ricostruzione unitaria della vicenda e a individuare con precisione eventuali competenze territoriali sugli sviluppi dell’inchiesta.
Particolare attenzione viene riservata all’abitazione della zia presso la quale le ragazze sono state trovate. La collocazione dell’immobile e la sua vicinanza ai luoghi frequentati dai familiari rappresentano elementi ritenuti significativi dagli investigatori.
Le prossime settimane saranno dedicate all’analisi delle testimonianze, dei contatti e della documentazione raccolta nel corso delle indagini. Le dichiarazioni di Alisya e Sarah, unite agli accertamenti tecnici e agli interrogatori delle persone coinvolte, dovranno chiarire come si siano svolti i quindici giorni di irreperibilità e se vi siano state condotte penalmente rilevanti da parte di chi avrebbe favorito o agevolato la permanenza delle due sorelle lontano dalla comunità educativa.
