Contro la dermatite atopica, “Rimettiti in gioco”

Contro la dermatite atopica, “Rimettiti in gioco”
3 maggio 2022

Una nuova Campagna informativa e di sensibilizzazione per aiutare chi soffre di dermatite atopica a combattere la malattia e uscire dall’isolamento. E’ “Rimettiti in gioco”, realizzata da AbbVie in collaborazione con l’associazione dei pazienti con dermatite atopica, ANDeA.. Con eczemi, arrossamenti e vescicole su volto, braccia o gambe, la dermatite atopica è una patologia ad alto impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre. Spiega Paolo Amerio, direttore della Clinica Dermatologica di Chieti: “E’ una patologia costantemente associata a un sintomo che per i pazienti è veramente devastante che è il prurito: quasi l’ 86% dei pazienti ha questo sintomo e da questo sintomo poi deriva la gran parte della riduzione della qualità della vita che questi pazienti hanno. Riduce ad esempio, la capacità di dormire, quindi si hanno anche alterazioni del sonno con tutto quello che consegue dalla privazione del sonno o dall’ effettuare un sonno non riposante”.

“Negli ultimi anni grazie alle nuove scoperte sulla patogenesi sull’origine della malattia – aggiunge Amerio – si sono sviluppati dei farmaci che sono già in commercio o che a brevissimo arriveranno in commercio, estremamente efficaci nei confronti della malattia con degli effetti collaterali estremamente ridotti e che hanno dimostrato nel corso dei Trial clinici di cambiare in maniera importante la qualità della vita dei pazienti con dermatite atopica”. Una indagine globale su pazienti con dermatite atopica ha rilevato come essi possano provare frustrazione, ansia, rabbia e depressione a causa della loro malattia, il 38% dichiara che la patologia ha influito sulla decisione di non proseguire gli studi o accettare un lavoro. Molti provano imbarazzo, isolamento sociale o addirittura sono vittime di bullismo. 

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Mario Picozza, presidente di ANDeA, associazione nazionale dermatite atopica: “La dermatite atopica ha un impatto molto forte sulla vita delle persone perché le zone della pelle colpite spesso sono visibili, quindi c’è anche un problema di stigmatizzazione. C’è anche un problema legato alla capacità di attenzione: non si dorme a causa del prurito, quindi ci si stanca facilmente. E questo è un problema, sia per quanto riguarda i bambini, che sono i più colpiti, che gli adulti in età lavorativa. Invito tutti quanti coloro i quali hanno perso la speranza verso la medicina per curare la loro malattia, a rivolgersi al dermatologo, a rivolgersi all’allergologo, a rivolgersi al proprio medico di base per trovare una soluzione che, finalmente, c’è”.

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