“Europa malata di solitudine. Come una nonna non più fertile”

“Europa malata di solitudine. Come una nonna non più fertile”
25 novembre 2014

parlamento,europa,bruxelles

L’Europa è malata di solitudine, è come una nonna non più fertile, secondo Papa Francesco che ha parlato al Parlamento europeo. “Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami – ha detto – La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore. Tale solitudine è stata poi acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale”. “A un’Unione più estesa, più influente, sembra però affiancarsi l’immagine di un’Europa un po’ invecchiata e compressa, che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto”, ha aggiunto parlando davanti agli europarlamentari.

“Nel corso degli ultimi anni – ha detto Jorge Mario Bergoglio in un altro passaggio del suo ampio discorso – accanto al processo di allargamento dell’Unione Europea, è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza e d’invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”. “Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico”, ha sottolineato il Papa. “L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere”, ha detto il Papa tra gli applausi di una parte dell’emiciclo.

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“E’ il grande equivoco che avviene ‘quando prevale l’assolutizzazione della tecnica’, che finisce per realizzare ‘una confusione fra fini e mezzi’. Risultato inevitabile della ‘cultura dello scarto’ e del ‘consumismo esasperato’. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio”. Dopo aver parlato dei diritti umani, “occorre però prestare attenzione – ha precisato il Papa – per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una ‘monade’, sempre più insensibile alle altre ‘monadi’ intorno a sé”. In questo senso, “è “quanto mai vitale approfondire oggi una cultura dei diritti umani che possa sapientemente legare la dimensione individuale, o, meglio, personale, a quella del bene comune, a quel ‘noi-tutti’ formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale. Infatti, se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze”.

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