I prezzi del gas volano a nuovi massimi storici, scorte europee a livelli bassi

I prezzi del gas volano a nuovi massimi storici, scorte europee a livelli bassi
6 ottobre 2021

Mai così alti i prezzi del gas. Sei mesi fa il prezzo espresso in megawatt ora si attestava a 15 euro. Ora il gas naturale sta a 117 euro, in una sola seduta ha segnato un rialzo di oltre il 20% e la tendenza non mostra segnali di cambiamento, anzi accelera. Secondo il Financial Times, un prezzo l’equivalente in petrolio sarebbe oltre i 200 dollari al barile (laddove attualmente le quotazioni si attestano poco sotto gli 80 dollari). Questa impennata, che sembra aver colto di sorpresa governi e autorità europee, è apparentemente causata da una molteplicità di fattori che si sono verificati contemporaneamente. E che si stanno rafforzando a vicenda. Le scorte europee sono a livelli insolitamente bassi per questa fase autunnale, che ovviamente precede il picco stagionale di domanda. La Russia, primo fornitore globale di gas naturale, ha limitato l’offerta, proprio mentre diversi Paesi in Asia, specialmente la Cina, stanno facendo incetta di gas liquefatto. Secondo il quotidiano finanziario Pechino avrebbe ordinato a diverse grandi compagnie cinesi di accumulare gas liquefatto senza badare a spese.

Intanto la produzione europea è diminuita. E tutto questo proprio mentre l’Ue ha rilanciato i suoi sforzi sulla green economy e i tagli delle emissioni, che non hanno fatto altro che esacerbare le tensioni sui prezzi (e forse irritare gli stessi produttori). La “transizione verde” significa abbattere l’uso di fonti fossili, innanzitutto di carbone, per la produzione di elettricità. Questo, anche solo in prospettive, scoraggia qualunque investimento sulla produzione. L’idea sarebbe sostituire queste fonti con le “rinnovabili”. Ma ovviamente questo non si può fare dall’oggi al domani. E quindi il frettoloso taglio al carbone al momento si compensa prevalentemente aumentando l’uso di gas naturale. Sui mercati globali sembra essersi scatenata una guerra agli approvvigionamenti. E alcuni analisti, dice ancora il FT, avvertono che l’Europa potrebbe ritrovarsi a corto di forniture se questo inverno le temperature dovessero risultare più basse del solito. I rincari del gas hanno già messo in grave difficoltà diversi settori dell’economia particolarmente energivori, come i produttori di fertilizzanti. Ma ora i loro problemi minacciano di ripercuotersi su altri, come i gruppi di produzione agricola.

I picchi dei prezzi di oggi potrebbero essere stati influenzati anche da quello che sta avvenendo sui mercati petroliferi, dopo che l’Opec plus (il cartello allargato ai grandi produttori non allineati) si è limitato a confermare i piani di contenuto aumento dell’offerta, a dispetto del rafforzamento della ripresa economica. Il caro energia e gs ha tenuto banco nelle riunioni appena chiuse di Eurogruppo e Ecofin. La commissione europea ha annunciato che la prossima settimana presenterà una “toolbox”, sulle possibili misure che i paesi possono adottare in risposta questa situazione. Ma difficilmente potranno avere effetti sui fondamentali che stanno facendo lievitare i prezzi. Intervenendo ad un convegno oggi a Francoforte, la presidente della Bce, Christine Lagarde ha invitato i governi a “gestire molto attentamente la riapertura dell’economia”, viste “le frizioni che sta creando”.

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