Il revenge dress di Lady Diana torna all’asta da Sotheby’s dopo quasi trent’anni

La principessa lo indossò a Londra nel giugno 1994, poco dopo la confessione pubblica del marito. Il capo firmato da Christina Stambolian sarà proposto nella sede newyorkese della casa d’aste.

Lady Diana

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Il celebre “revenge dress” di Lady Diana, il tubino nero indossato dalla principessa del Galles alla Serpentine Gallery di Londra nel giugno 1994, sarà messo all’asta da Sotheby’s New York a dicembre, per la prima volta dopo quasi trent’anni. Il capo, diventato uno dei simboli più riconoscibili dello stile di Diana, è rimasto dal 1997 nelle mani dell’attuale proprietario.

L’abito fu realizzato dalla stilista Christina Stambolian, il cui nome è rimasto meno noto rispetto a quello della donna che lo indossò. Attillato, nero, con le spalle scoperte e una scollatura pronunciata, il tubino fu completato da tacchi alti, rossetto rosso e una collana di perle.

La serata che cambiò la storia del capo

Diana scelse quell’abito per partecipare a un evento alla Serpentine Gallery in un momento delicato del rapporto con il principe Carlo. Poco prima della sua apparizione pubblica, Carlo aveva ammesso ai microfoni di Itv di aver commesso adulterio.

La coincidenza trasformò la scelta dell’abbigliamento in un messaggio politico e personale. Il vestito venne letto come una risposta pubblica alla confessione del marito e come la rappresentazione di una nuova autonomia della principessa, mentre la coppia attraversava la fase più difficile della propria separazione.

Da quella sera il tubino venne identificato come “revenge dress”, l’abito della rivincita. Il termine avrebbe poi definito un vero e proprio genere nella moda: quello dell’abito scelto da una donna per segnare pubblicamente una rottura, una separazione o un passaggio personale.

Da un’unica apparizione alla memoria collettiva

Diana indossò il vestito una sola volta. La principessa decise poi di metterlo in vendita nel 1997, quando destinò all’asta 79 dei suoi abiti per raccogliere fondi destinati a enti impegnati nella lotta contro il cancro e l’Aids.

Quella vendita trasformò il capo in un oggetto legato non soltanto alla cronaca della famiglia reale britannica, ma anche alla scelta di Diana di utilizzare la propria immagine per sostenere iniziative benefiche. Dopo l’asta del 1997, il tubino è passato all’attuale proprietario, che lo ha conservato per quasi tre decenni.

Nel frattempo il modello è diventato un riferimento ricorrente nella cultura popolare. Numerose celebrità hanno cercato negli anni di riprodurne l’effetto, riproponendo l’idea dell’abito come dichiarazione pubblica dopo una separazione o una vicenda sentimentale.

Sotheby’s riporta il capo sul mercato

La nuova asta di Sotheby’s riaprirà dunque il capitolo commerciale di uno dei vestiti più conosciuti associati a Lady Diana. La vendita si terrà a New York nel prossimo dicembre, a 32 anni dalla prima apparizione dell’abito alla Serpentine Gallery e quasi trent’anni dopo la sua precedente vendita.

Il ritorno sul mercato non cancella la storia precedente del capo. Al contrario, la nuova asta riunisce i tre elementi che ne hanno costruito il valore simbolico: la vicenda matrimoniale di Diana e Carlo, la trasformazione della principessa in un riferimento della moda internazionale e la destinazione benefica della precedente vendita.

Anche questa volta una parte del ricavato avrà una finalità benefica. I fondi saranno destinati alla Nhs Lothian Charity per conto del Royal Hospital di Edimburgo. La nuova vendita aggiunge così un secondo passaggio filantropico alla storia di un abito che Diana aveva già scelto di mettere all’asta per sostenere la lotta contro il cancro e l’Aids.

Il valore del “revenge dress”, quindi, non dipende soltanto dalla sua provenienza. È legato alla singola serata in cui Diana lo indossò, al momento della confessione di Carlo, alla successiva vendita benefica e alla lunga permanenza nella collezione privata. A dicembre Sotheby’s lo riporterà davanti al mercato internazionale, quasi trent’anni dopo l’ultima asta.