La Federal Reserve conferma i tassi al 3,75%, Wall Street affonda
La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse sul dollaro nella forchetta compresa tra il 3,50 e il 3,75% al termine di una riunione caratterizzata da profonde divisioni nel direttorio. Il voto del Federal Open Market Committee ha registrato nove consensi favorevoli alla stabilità, mentre tre componenti avrebbero voluto un immediato rialzo di un quarto di punto percentuale.
Nelle dichiarazioni inaugurali della conferenza stampa, il presidente Kevin Warsh ha ribadito una linea apparentemente intransigente. “Ove necessario e appropriato non esiteremo ad agire”, ha dichiarato l’istituto centrale, pur evitando di blindare le mosse successive dell’istituto.
il fattore mercati e i rendimenti
Il vertice monetario si scontra apertamente con le attese degli operatori finanziari in merito a un possibile innalzamento del costo del denaro nel prossimo appuntamento fissato per il quindici e sedici settembre. Warsh ha puntualizzato che la banca centrale non si farà vincolare dai prezzi di mercato. I listini azionari hanno reagito con un netto ribasso, registrando la chiusura in rosso del Dow Jones del 2,18%, dell’indice S&P 500 dell’1,51% e del Nasdaq dell’1,74%.
I tassi sui titoli di Stato statunitensi hanno mostrato un incremento marcato. La scadenza decennale dei Treasuries ha raggiunto quota 4,677% con un rialzo di sette punti base, mentre i rendimenti trentennali hanno superato la soglia del 5,20%, toccando i massimi registrati dal 2007.
la spinta del petrolio e i prezzi
Le tensioni geopolitiche internazionali continuano a condizionare i listini delle materie prime energetiche. Il barile di Brent del mare del Nord ha superato quota 90,92 dollari con un aumento superiore all’otto per cento, mentre il West Texas Intermediate ha raggiunto 84,88 dollari con un incremento del sette per cento.
La dinamica dei corsi petroliferi riflette il conflitto in Medioriente e le ostilità tra Stati Uniti e Iran, elementi che alimentano i timori di una persistente spinta inflattiva. Nonostante questo scenario, la Federal Reserve ha rilevato un’espansione solida dell’attività economica nazionale e ha confermato l’obiettivo di ricondurre l’inflazione verso la soglia del due per cento.
