La rivoluzione della musica: classica via streaming, a pagamento

La rivoluzione della musica: classica via streaming, a pagamento
9 dicembre 2020

C’è una rivoluzione nella musica classica, sospinta dal Covid: opere e concerti via streaming a pagamento, novità assoluta in Italia sebbene già sperimentata all’estero. Uno degli esempi è il Festival Donizetti a Bergamo che è riuscito a mettere in scena due opere allestite, una in forma di concerto e un gala (Marino Faliero, Belisario, Le nozze in villa). Il direttore artistico Francesco Micheli spiega, “Il festival Donizetti si è articolato con alcuni restringimenti; alcune produzioni sono state eliminate ma soprattutto si è inventata una web tv affinché quello schermo fosse il nostro reale palcoscenico”. Orchestra e interpreti in platea, coro in scena. La stagione 2020 è stata montata fra mille difficoltà, con l’idea che in tempi di Covid, il teatro sia un ospedale dell’anima. Ma è un successo anche economico: come spiega Micheli, “In questo momento siamo a circa 2500 abbonamenti, a 59 euro l’uno salvo riduzioni per giovani e pubblico speciale. Ogni giorno io ero pronto a dirmi magari chiudiamo. Focolai, DPCM, crollo del soffitto; poteva succedere di tutto e spesso è successo. Quindi già esserci stati e aver sentito il fervore di tanta gente intorno a noi lo rende un’esperienza unica nella vita”.

Si lanciano anche altri teatri con modalità varie, incluso il San Carlo di Napoli che dal 4 dicembre ha messo online, grazie a una partership con Facebook, Cavalleria Rusticana di Mascagni. Si paga, ma un prezzo simbolico, 1,09 euro. Perché la formula funzioni, oltre agli spettacoli servono contenuti multimediali extra. E sembra incredibile, ma la diretta streaming – magari commentando via chat – ricrea in parte la comunità del pubblico, dice il presidente dell’Accademia di Santa Cecilia, Michele Dall’Ongaro:”Ci vuole la capacità di ricreare in questo modo virtuale quel senso di collettività che istituzioni come Santa Cecilia e altre hanno negli anni – nel nostro caso 500 anni – costruito assieme al loro pubblico”. Santa Cecilia ha varato venerdì 27 novembre il primo concerto in diretta streaming a pagamento della ‘stagione digitale’, sulla piattaforma Idagio: “Mozart Vibes”, diretto da Riccardo Minasi con la soprano Golda Schultz. Prezzo popolare, 9 euro e 90.

“E’ chiaro che la qualità fa la differenza” osserva Dall’Ongaro, “e quando dico qualità intendo l’offerta generale: la ripresa, l’audio, gli interpreti; se pago devo avere accesso a un contenuto se non irraggiungibile, raggiungibile con difficoltà. Se devo fare un viaggio per sentire un famoso direttore e posso farlo da casa, è un servizio che posso pagare. La prospettiva però è anche avere contenuti che arricchiscano l’offerta, per garantire quelle interattività che fanno la differenza fra vecchi e nuovi mezzi di comunicazione; questo è il vero obbiettivo”. All’estero, un caso spicca su tutti: “La piattaforma dei Berliner Philharminiker è un esempio per tutti, dal punto di vista tecnologico, degli investimenti e dei risultati. Stiamo parlando di una delle migliori orchestre del mondo e di un investimento gigantesco di cui negli anni si sono visti gli effetti. Insomma ci vuole tempo, pazienza, e costanza”.

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Ma oltre la pandemia, in futuro, si pensa a una doppia modalità: in sala e virtuale. In era pre-Covid, Santa Cecilia aveva sperimentato con un concerto della serie “Pappano in web” con modalità interattiva per gli spettatori: “Girando il loro tablet o il loro cellulare potevano inquadrare l’oboe o il flauto o la parte su cui stavano suonando. All’epoca – dati Tim, non nostri – si raggiunsero circa 22 milioni di utenti fra contatti e interazioni” ricorda Dall’Ongaro. “Questo vuol dire che c’è un bacino gigantesco che aspetta solo di scoprire attraverso questi strumenti questo forziere di bellezza di intelligenza che c’è dentro la musica classica. Si tratta solo di aprire quelle porte e non stare seduti ad aspettare che qualcuno bussi, perché così non si va da nessuna parte”. askanews

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