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Politica

La Russia chiude il Goethe-Institut e accusa Berlino di cancellare i rapporti culturali

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2026 20:23
Giuseppe Novelli
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Sergei Lavrov
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La Russia chiuderà le sedi del Goethe-Institut presenti sul proprio territorio in risposta alla sospensione delle attività della Casa della Russia a Berlino. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov a margine dell’Eastern Economic Forum, indicando nelle misure tedesche una nuova escalation nei rapporti bilaterali.

Contents
  • Berlino accusa Mosca per i droni
  • Mosca respinge le accuse britanniche
  • Il Cremlino esclude per ora la rottura
  • Dalla cultura alla sicurezza europea

Lavrov ha precisato che il provvedimento riguarderà le sedi del Goethe-Institut di Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg. Sul sito dell’istituto, tuttavia, non risulta una sede a Ekaterinburg. Il ministro ha collegato direttamente la decisione russa alla chiusura del centro culturale russo nella capitale tedesca.

“I tedeschi hanno sedi del Goethe-Institut qui: a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg. Naturalmente, verranno chiuse dopo che il nostro centro culturale è stato cacciato da lì. Altrimenti, non avremmo rispetto per noi stessi”, ha affermato Lavrov.

Berlino accusa Mosca per i droni

Il provvedimento russo arriva dopo una serie di misure adottate dalla Germania nei confronti di Mosca. Berlino ha accusato formalmente la Russia di essere coinvolta nel tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, definendo l’episodio un atto di guerra ibrida sul territorio tedesco.

All’inizio della settimana la Germania ha inoltre imposto nuove sanzioni alla Russia, tra cui la chiusura del centro culturale russo di Bonn, nel quadro della risposta all’incidente avvenuto a Lipsia il mese scorso. La sospensione delle attività della Casa della Russia a Berlino ha fornito a Mosca il motivo immediato per annunciare la ritorsione contro le strutture culturali tedesche.

Il Goethe-Institut è l’organizzazione culturale ufficiale della Germania. È finanziato dal ministero degli Esteri tedesco e promuove all’estero la lingua e la cultura della Repubblica federale attraverso corsi, mostre, dibattiti e iniziative di scambio.

La chiusura delle sedi russe riduce quindi uno dei pochi canali istituzionali rimasti per la cooperazione culturale tra i due Paesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il progressivo deterioramento dei rapporti tra Berlino e Mosca.

Mosca respinge le accuse britanniche

La vicenda di Lipsia ha provocato una reazione anche da parte del Regno Unito. Il 3 settembre l’incaricato d’affari russo a Londra, Vasily Tsyganov, è stato convocato al Foreign Office, dove gli è stata consegnata una protesta per il presunto coinvolgimento di Mosca nell’incidente con i droni.

L’ambasciata russa nel Regno Unito ha respinto le accuse, definendole infondate e sostenendo che Londra non avrebbe presentato prove convincenti a sostegno della ricostruzione.

“Queste accuse infondate e assurde, formulate in uno stile britannico sorprendentemente familiare, sono state categoricamente respinte. Non è stata presentata alcuna prova convincente a sostegno della versione antirussa degli eventi”, ha affermato la rappresentanza diplomatica russa.

Mosca ha sostenuto di non cercare un confronto con il Regno Unito o con gli altri Paesi europei, ma ha contemporaneamente avvertito che reagirà a eventuali nuove iniziative considerate come un’escalation.

“Qualsiasi passo volto all’escalation da parte loro riceverà una risposta appropriata e attentamente calibrata”, ha dichiarato l’ambasciata.

Il Cremlino esclude per ora la rottura

Il deterioramento dei rapporti con Berlino non dovrebbe tradursi, almeno per ora, in una decisione russa di ridurre formalmente il livello delle relazioni diplomatiche. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha escluso che Mosca intenda assumere l’iniziativa in questa direzione.

“Non sarà Mosca a prendere l’iniziativa”, ha dichiarato Peskov, aggiungendo che eventuali passi potrebbero invece arrivare dalla Germania. Il portavoce ha anche accusato Berlino di poter assumere “qualsiasi passo assurdo”.

Lavrov ha attribuito alla Germania una responsabilità politica più ampia. Secondo il ministro, Berlino starebbe cercando di impedire il mantenimento di qualsiasi rapporto con Mosca anche da parte dei Paesi europei che conservano ancora canali di dialogo con la Russia.

“La Germania sta tentando ancora una volta di intimidire tutti gli altri e di soffocare qualsiasi barlume di normali relazioni con la Russia che alcuni Paesi dell’Ue – per quanto pochi – ancora mantengono”, ha sostenuto Lavrov.

Dalla cultura alla sicurezza europea

Lo scontro diplomatico si inserisce in un quadro più ampio di accuse reciproche sulla sicurezza. La Danimarca ha segnalato un aumento della minaccia russa e sostiene che Mosca stia preparando operazioni di sabotaggio contro il Paese, con particolare attenzione all’industria della difesa.

Emil Graesholm, capo del controspionaggio del Servizio di sicurezza e intelligence danese, ha dichiarato che i servizi russi starebbero preparando attività contro infrastrutture e aziende legate alla difesa. Secondo Graesholm, gli apparati russi cercano anche di reclutare cittadini danesi per attività di raccolta di informazioni.

Le missioni, ha spiegato, possono consistere nel fotografare strutture, verificare gli accessi e raccogliere informazioni sulle condizioni di sicurezza degli obiettivi. I servizi danesi avevano già segnalato nel 2024 un aumento della minaccia russa nei confronti della Danimarca, collegandolo al sostegno di Copenaghen all’Ucraina.

La sequenza di accuse, espulsioni, sanzioni e chiusure di strutture culturali mostra come il confronto tra Mosca e i governi europei si sia esteso oltre il terreno militare e diplomatico. Per ora il Cremlino esclude un’iniziativa russa per il declassamento dei rapporti con Berlino, ma le misure adottate dalle due parti restringono ulteriormente gli spazi di cooperazione rimasti aperti.

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