Mattarella nomina Liliana Segre senatrice a vita. “”Porterò voce di chi subì leggi raziali”

Mattarella nomina Liliana Segre senatrice a vita. “”Porterò voce di chi subì leggi raziali”
Liliana Segre, nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
19 gennaio 2018

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato Senatrice a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, la dottoressa Liliana Segre per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale. Il decreto e’ stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Paolo Gentiloni. Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Ugo Zampetti provvedera’ alla consegna al Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, del decreto di nomina. Il Presidente della Repubblica ha informato telefonicamente la neo Senatrice a vita della nomina. “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mi ha chiamato stamattina comunicandomi la decisione di nominarmi senatrice a vita. Lo ringrazio per questo altissimo riconoscimento”. Liliana Segre, appena nominata dal Capo dello Stato, racconta: “la notizia mi ha colto completamente di sorpresa. Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni. Certamente il Presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno 2018 in cui ricorre l’80 anniversario delle leggi razziali”.

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“Sento dunque su di me l’enorme compito, la grave responsabilita’ di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio. Le voci – spiega la neosenatrice – di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla societa’ dei cittadini ‘di serie A’. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la ‘soluzione finale’. Soprattutto le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento”. Per Liliana Segre “salvare dall’oblio quelle storie, coltivare la Memoria, e’ ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo cosi’ pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la puo’ usare”. “Il mio impegno per tramandare la memoria, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto, in linea con i valori della nostra Costituzione, continuera’ ora anche in Parlamento – conclude la senatrice a vita -, ma, lo dico sin d’ora, senza trascurare la mia attivita’ con gli studenti. Continuero’ finche’ avro’ forza a raccontare ai giovani l’orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. L’ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima liberta’ e’ quella dall’odio”.

CHI E’

Una scelta non casuale quella del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha deciso di nominare senatrice a vita Liliana Segre, a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della memoria e a 80 anni dalle leggi razziali di cui fu vittima all’età di 8 anni. Deportata ad Auschwitz, è una dei 25 sopravvissuti tra i 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono internati nel campo di concentramento. Nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno, perde la madre quando non ha compiuto ancora un anno, vivendo così insieme al padre e ai nonni paterni. All’età di 8 anni è vittima delle leggi razziali del fascismo, quando nel settembre del 1938 è costretta ad abbandonare la scuola elementare, iniziando l’esperienza dolorosa e terribile della persecuzione. Il 7 dicembre 1943, con il padre e due cugini, cerca invano, con l’aiuto di alcuni contrabbandieri, di riparare in Svizzera. Catturata dai gendarmi del Canton Ticino, viene rispedita in Italia dove, il giorno successivo, è arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese. Dopo sei giorni nel carcere del capoluogo, viene trasferita dapprima a Como e alla fine a Milano-San Vittore, dove rimane detenuta per 40 giorni.  Il 30 gennaio 1944 viene deportata con il padre in Germania, partendo dal ”Binario 21” della Stazione Centrale di Milano. Raggiunto il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, è internata nella sezione femminile. Non rivedrà mai più il padre, che morirà ad Auschwitz il 27 aprile 1944. Anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo, in provincia di Como, il 18 maggio 1944, vengono deportati ad Auschwitz, uccisi il giorno stesso del loro arrivo, il 30 giugno dello stesso anno. Alla selezione, le viene imposto e tatuato sull’avambraccio il numero di matricola 75190.

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Durante la sua permanenza nel capo di concentramento, è impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni ”Union”, di proprietà della Siemens, lavoro che svolge per circa un anno. Il 27 gennaio 1945, sgomberato il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz per sfuggire all’avanzata dell’Armata Rossa, i nazisti trasferiscono 56.000 prigionieri, tra cui anche lei, a piedi, attraverso la Polonia, verso nord. Liliana Segre, non ancora 15enne, viene condotta nel campo femminile di Ravensbrück e in seguito trasferita nel sotto campo di Malchow, nel nord della Germania. Viene liberata il primo maggio 1945, unitamente agli altri prigionieri, dopo l’occupazione del campo di Malchow da parte dei russi. Tornata a Milano nell’agosto 1945, è, come detto, una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz.  Vedova di Alfredo Belli Paci, sposato nel 1951, e madre di tre figli, Liliana Segre attualmente risiede a Milano. Nel 1990, dopo 45 anni di silenzio si è resa per la prima volta disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano, portando la sua testimonianza di ex deportata. È insignita dell’onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli con motu proprio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 29 novembre 2004; della Medaglia d’oro della riconoscenza della Provincia di Milano, assegnatagli nel 2005. Il 27 novembre 2008 ha ricevuto la Laurea honoris causa in Giurisprudenza dall’Università degli Studi di Trieste, mentre il 15 dicembre 2010 l’Università degli Studi di Verona le ha conferito la Laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.

I SENATORI A VITA SALGONO A SEI

Con la nomina di Liliana Segre – prima indicazione effettuata da Sergio Mattarella dall’inizio del suo settennato di tre anni fa- salgono a sei i seggi dell’aula di palazzo Madama riservati a senatori di vita. Si tratta della quarta donna italiana a ricevere il laticlavio dal Quirinale. Prima di lei, infatti, dalla nascita della Repubblica italiana solo altre tre donne sono state nominate senatrici a vita: Camilla Ravera, Rita Levi Montalcini, Elena Cattaneo. Quattro dei sei senatori a vita da oggi in carica sono di nomina presidenziale, come la neo nominata Liliana Segre. Tutti e quattro per volere e con la firma, però, di Giorgio Napolitano: Mario Monti (dal 9 novembre 2011), Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano ( nominati il 30 agosto 2013 ed entrati in carica il successivo 4 settembre). Il sesto senatore a vita, invece, lo è di diritto in quanto ex capo dello Stato: lo stesso Giorgio Napolitano, rientrato a palazzo Madama il 14 gennaio 2015 dopo le dimissioni dal Quirinale. Dal Senato il due volte capo dello Stato era uscito nel maggio 2004 sempre come senatore a vita ma allora di nomina presidenziale firmata Carlo Azeglio Ciampi il 23 settembre 2005. Del quale sette mesi più tardi divenne successore. A norma dell’articolo 59 della Costituzione è senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica”. Inoltre “il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Tale dicitura ha dato vita a una doppia interpretazione. Solo l’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga, sostenuto da una dottrina giuridica minoritaria, volle intendere la norma nel senso che ogni presidente ha diritto a nominare cinque senatori a vita, indipendentemente da quanti già in carica. Gli altri presidenti – forti della dotrrina prevalente- hanno invece inteso il numero di cinque come un tetto costituzionale massimo alla presenza di senatori a vita di nomina presidenziale. Se Mattarella si adeguerà alla prassi prevalente non saranno da lui più nominati altri senatori a vita se fino al termine del settennato non si determineranno seggi vacanti. Dopo la morte di Claudio Abbado – nominato anche lui da Giorgio Napolitano nell’agosto 2013 e poi defunto nel Gennaio 2014- i senatori a vita presidenziali, come detto, erano ridotti a quattro.

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