Consiglio Ue, Meloni a Cipro stringe il patto con Sanchez e sfida Trump sul dossier Nato

La premier esce dal Consiglio informale europeo di Nicosia con un asse inatteso – quello con il premier socialista spagnolo – e una presa di distanza netta dal presidente Usa: nessun contatto in corso per ricucire, nessuna apertura a Putin nel G20, e una difesa della colonna europea della Nato che suona come risposta diretta alle intemerate della Casa Bianca.

Giorgia Meloni esce dal Consiglio informale europeo di Nicosia con un asse inatteso – quello con il socialista Pedro Sanchez – e una presa di distanza netta da Donald Trump: nessun contatto in corso per ricucire, nessuna apertura a Putin nel G20, e una difesa della colonna europea della Nato che suona come risposta diretta alle intemerate della Casa Bianca. Il contesto è quello di un’Europa stretta tra la crisi energetica e le turbolenze atlantiche. Il passaggio si fa stretto.

L’asse inatteso con Sanchez

Al Filoxena Centre di Nicosia, il premier spagnolo arriva di prima mattina con un’agenda che ricalca quella italiana: tasse sugli extraprofitti, proroga del Recovery Fund, flessibilità sulle regole fiscali. Una convergenza che la geometria politica del momento rende paradossale – Sanchez è socialista, Meloni è post-missina – ma che la logica degli interessi nazionali rende del tutto comprensibile.

Quando da Washington emerge, attraverso una mail del Pentagono pubblicata da Reuters, l’ipotesi di sospendere la Spagna dalla Nato, è Meloni a farsi avanti: “Non positivo”, taglia corto. La colonna europea dell’Alleanza “deve essere complementare a quella americana”, non smembrata per dispetto presidenziale.

 

 

Trump: presente senza esserci

Lo stato dei rapporti con Washington è cristallizzato in una risposta secca. La premier non ha sentito Trump. Non sta facendo “niente di particolare” per attenuare il gelo. I legami, assicura, “sono solidi”, ma la formula suona più come formula protocollare che come diagnosi.

Sul G20 di Miami – e sull’idea circolante di invitare Vladimir Putin – Meloni è netta: “Questo è il momento in cui siamo noi a chiedere a Putin di fare qualche passo avanti, e non noi a farlo nei suoi confronti”. Non un tentennamento, non un margine di ambiguità. Sul G7 francese di Evian, intanto, filtra che Trump si collegherà soltanto in videoconferenza: la stessa riunione che Macron aveva posticipato di un giorno a gennaio per non sovrapporla agli ottant’anni del presidente americano.

Energia, Berlino e il nodo del Patto

Il tema più concreto del vertice cipriota è la crisi energetica. Meloni ci arriva con proposte definite: flessibilità fiscale per gli interventi nel settore, che però non rientra tra le priorità tedesche. Berlino, con Friedrich Merz, guarda con più interesse all’ipotesi della Commissione di allargare le maglie degli aiuti di Stato – strumento compatibile con il modello industriale tedesco, non con quello italiano.

 

 

Il colloquio tra Meloni e Merz, a conclusione della prima giornata, ha prodotto una formula di rito: “C’è sicuramente la volontà di venirsi incontro”. La sospensione del Patto di Stabilità, per ora, resta fuori portata. Lo conferma anche Ursula von der Leyen: le condizioni non ci sono, ma la situazione viene monitorata. Meloni non si dice isolata: “Ho trovato consapevolezza della situazione, che è seria”. Il che, in diplomazia europea, equivale a dire che il negoziato è ancora tutto aperto.

Libano, Unifil e il rebus della cornice legale

In margine al summit, Meloni ha incontrato il presidente libanese Aoun per ribadire la posizione italiana sulla missione Unifil. L’Italia non intende rinunciare a una presenza internazionale al confine con Israele alla scadenza del mandato, ma la “cornice legale” dovrà essere ridefinita con i partner – Francia in testa – qualora venisse meno la copertura delle Nazioni Unite.

 

 

Un nodo diplomatico che si aggiunge alla lista già fitta di quelli che attendono risposta: il G7 di Evian a giugno, il summit Nato di Ankara a luglio, dove Trump – salvo ripensamenti – si presenterà a riscuotere le promesse di aumento della spesa militare degli alleati, Italia compresa. La premier continua a indicare quell’obiettivo come patrimonio del governo, ma ammette che nell’attuale gerarchia delle urgenze è scivolato in secondo piano, scalzato dall’emergenza energetica.