Pd in ritiro in abbazia su governo e alleanza M5s. Distinguo da minoranza che chiude porta a ex Ds

Pd in ritiro in abbazia su governo e alleanza M5s. Distinguo da minoranza che chiude porta a ex Ds
Dario Franceschini
13 gennaio 2020

Rilanciare l’azione di governo, in un’ottica di legislatura, e costruire un’alleanza “politica” con il M5s. Il Pd ha scelto l’abbazia di San Pastore a Contigliano, vicino a Greccio (Rieti), per confrontarsi in vista della verifica dell’esecutivo invocata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un ‘ritiro’ di due giorni, riprendendo una tradizione di epoca prodiana, che deve servire per unire le anime del partito che dopo le amministrative il segretario Nicola Zingaretti vuol portare a un congresso che apra la “fase nuova” dei Dem. Tra qualche ironia per il freddo (“Siamo tutti con il cappotto”, dice tra gli altri Valeria Fedeli), nelle sale dell’antica abbazia cistercense, vertici e parlamentari si sono confrontati in sessioni plenarie e gruppi di lavoro tematici, per individuare le priorità da affrontare nei prossimi mesi. Ad aprire i lavori, stamani, è stato Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e capo delegazione Dem nel governo. Il ministro ha rivendicato il lavoro dell’esecutivo che ha affrontato una “situazione di emergenza”, smentendo “l’idiozia della mancanza di discontinuità”. Però adesso, per Franceschini, serve “un nuovo inizio”, una “fase due, politica e programmatica”. Accanto all’azione del governo occorre dunque una nuova prospettiva politica, di cui proprio l’esecutivo deve essere “incubatore”. Bisogna “tenere aperto il rapporto con i cinque stelle e con i moderati che non si riconoscono più negli estremismi di Salvini”.

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“Dobbiamo – ha detto ancora – tentare di allargare il campo: non ci si può fermare perchè ti dicono no a una alleanza, è troppo importante per la democrazia italiana. Bisogna andare avanti anche quando ti dicono dei no”. Sulla stessa linea anche il vice segretario Andrea Orlando, che auspica una “alleanza” con i pentastellati che “si basi su dei programmi e degli obiettivi politici non improvvisati e non velleitari”. Uno “scatto” è quello che chiede Zingaretti, che chiuderà domani i lavori. “Questo governo – ha spiegato parlando a margine del seminario – si basa su un accordo fatto ad agosto, oggi noi dobbiamo capire come il Pd contribuisce all’agenda 2020. Il presidente Conte vuole aprire una fase di discussione e bisogna contribuire per dare all’Italia uno scatto fondato sulla voglia di costruire”. Il Partito democratico deve mirare ad allargare il campo, guardando anche alla società, ai movimenti, come le Sardine, a cui ha “il dovere etico e morale di dare risposte” senza però avere la tentazione di “metterci il cappello o di tirarli per la giacchetta”, ha detto ancora Zingaretti, sottolineando che il Pd è ora “plurale e finalmente unito”. Dal dibattito, però, le differenze presenti all’interno dei Dem, anche in vista della fase congressuale, emergono. Lo dice chiaro il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, leader della corrente di Base riformista, chiedendo di “guardare avanti” per “costruire una pagina nuova, non costruire pagine vecchie”.

Guerini vuole stoppare subito eventuali tentazioni di fare “una nuova pagina di un partito che ha dato vita a questo partito”, dice, con una allusione evidente agli ex Ds. Perchè in questo modo il Pd apparirebbe come una “caricatura”, “consegnando ad altri categorie del nuovo e dando a noi categorie del vecchio”. Non serve dunque una ‘svolta’ a sinistra, ma un rafforzamento del riformismo, ad esempio sul tema della risposta alle necessità dei cittadini. In questo non si deve parlare di “protezione” e di “uguaglianza dei punti di arrivo”, come fa Zingaretti, ma come “uguaglianza dei punti di partenza”, ha concluso. Su questo tema si evidenzia una linea di divisione tra i Dem. Negli anni Novanta, ha sottolineato il ministro per il Sud Peppe Provenzano parlando subito dopo Guerini, “mentre predicavamo l’uguaglianza delle opportunità trascuravamo i processi che hanno portato a disuguaglianze all’arrivo così ampie, anche negli ultimi anni di ripresa, che hanno determinato lo smottamento sociale che ha preparato il terremoto politico del 2018”. Con le anime interne che si posizionano dentro la maggioranza e nel partito, domani toccherà a Zingaretti indicare una linea di equilibrio. Una indicazione l’ha data oggi, dicendo che si deve “partire dalla lotta alle diseguaglianze” ma anche “riaccendere il motore dell’economia”. askanews

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