La Commissione Ue rallenta la stretta climatica: quote gratis all’industria fino al 2038 e obiettivi di elettrificazione raddoppiati
Bruxelles riforma l’Ets concedendo flessibilità ai settori energivori e fissa al 46% la quota di consumi elettrici nel 2040 per tagliare la dipendenza energetica.
Dan Jorgensen
Con un appello diretto agli europei a preferire “gli elettroni verdi alle molecole nere”, il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha presentato a Bruxelles il nuovo corso della politica climatica dell’Unione Europea.
La Commissione ha annunciato una riforma dell’Emissions Trading System (Ets) che introduce flessibilità per l’industria e un piano ambizioso per raddoppiare la quota di elettricità nei consumi finali entro il 2040, puntando a ridurre la bollette energetica e la dipendenza dai fornitori esteri. La riforma non sospende il sistema di scambio delle quote, come richiesto da alcuni governi nazionali, ma ne decelera il percorso di riduzione, estendendo le agevolazioni per l’industria pesante e ampliando gli obiettivi di sostituzione dei combustibili fossili con energia elettrica prodotta in Europa.
Le concessioni all’industria pesante
Il cuore della riforma dell’Ets risiede nella gestione delle quote gratuite, strumento cruciale per proteggere la competitività dei settori esposti alla concorrenza internazionale. La proposta mantiene in vita le allocazioni gratuite ben oltre le scadenze originarie: per i settori coperti dal meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Cbam), come cemento, ferro, acciaio, alluminio e fertilizzanti, l’azzeramento totale delle quote gratuite slitta dal 2034 al 2038.
In termini economici, questa manovra vale circa 10 miliardi di euro per l’industria europea. Di questi, 4 miliardi erano già stati previsti in recenti proposte della Commissione, mentre 6 miliardi costituiscono il nuovo intervento aggiunto con questa riforma. Le imprese ad alto consumo energetico continueranno quindi a beneficiare di un sostegno significativo, sebbene condizionato: l’80% dei permessi gratuiti sarà erogato upon presentazione di piani di investimento nella decarbonizzazione, mentre il restante 20% verrà rilasciato solo dopo l’effettiva attuazione di tali piani.
Un tetto alle emissioni che scende più lentamente
La revisione interviene anche sul “fattore di riduzione lineare”, il parametro che determina l’abbassamento annuale del tetto complessivo di emissioni consentite. Se finora la riduzione era fissata al 4,3% annuo per il periodo 2024-2027 e al 4,4% per il 2028-2030, la nuova proposta modera questo ritmo per il futuro prossimo. Dal 2031 al 2035 il fattore scenderà al 3,7%, per poi attestarsi all’1,7% nel quinquennio 2036-2040.
Secondo l’esecutivo di Bruxelles, questa rimodulazione rimane coerente con l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni complessive del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. A sostenere questa dinamica interverrà anche la “riserva di stabilità del mercato” (Msr), lo strumento che ritira le quote in eccesso: dopo il 2030 il suo tasso di assorbimento sarà dimezzato, passando dall’attuale 24% al 12%, riducendo così la pressione sui prezzi dei permessi di emissione.
L’allargamento del perimetro Ets
Mentre si allentano i vincoli per l’industria manifatturiera, la Commissione amplia il perimetro di applicazione dell’Ets ad altri settori. L’incenerimento dei rifiuti urbani entrerà gradualmente nel sistema tra il 2031 e il 2034: gli impianti privi di tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) dovranno acquistare i permessi, incentivando così l’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate.
Novità significative riguardano anche i trasporti. Nel settore dell’aviazione civile, dal 2029 l’Ets non si limiterà più ai voli intra-europei, ma includerà tutte le rotte entro un raggio di 5.000 chilometri dal centro dell’Europa e, per la prima volta, tutti i voli effettuati con jet privati. Nel comparto marittimo, l’obbligo di possedere quote di emissione, attivo dal 2024 per le navi sopra le 5.000 tonnellate, verrà esteso anche alle imbarcazioni più piccole, comprese quelle tra le 400 e le 5.000 tonnellate di stazza lorda.
La scommessa sull’elettrificazione
Parallelamente alla riforma dell’Ets, la Commissione ha illustrato un Piano d’azione per l’elettrificazione che punta a portare la quota di elettricità nei consumi finali energetici dell’Ue dal 23% attuale al 46% nel 2040. Si tratta di un obiettivo indicativo, ma potenzialmente vincolante se supportato dall’unanimità degli Stati membri, necessario per coordinare sistemi fiscali nazionali che oggi tendono spesso a penalizzare l’elettricità rispetto alle fonti fossili.
Il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha motivato la scelta con argomenti di sicurezza economica e geopolitica. “Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz abbiamo pagato oltre 50 miliardi di euro in più per la nostra energia senza ricevere nemmeno una molecola aggiuntiva”, ha dichiarato Jorgensen durante la conferenza stampa. “Abbiamo bisogno di sostituire le molecole nere, costose e inquinanti, con elettroni economici, puliti e prodotti in casa”.
Risparmi e infrastrutture necessarie
Le proiezioni della Commissione indicano che raggiungere il 46% di elettrificazione consentirebbe di ridurre le importazioni di gas del 70% e quelle di petrolio del 40%, generando un risparmio annuo stimato in 260 miliardi di euro. I costi della generazione elettrica dovrebbero calare del 20%, con una corrispondente riduzione delle emissioni di CO2 dello stesso ordine di grandezza entro il 2040.
Per realizzare questo scenario, il piano individua gli ostacoli strutturali da rimuovere: tassazione sfavorevole, reti di trasmissione inefficienti, insufficiente capacità di stoccaggio e alti costi di conversione negli edifici e nei trasporti. La strategia prevede lo sviluppo di reti intelligenti (“smart grids”) e contatori digitali per concentrare i consumi nelle fasce orarie più economiche, oltre a un obiettivo di stoccaggio energetico di 200 gigawatt entro il 2030 e un incremento annuale di 100 gigawatt di nuova capacità rinnovabile.
Settori chiave: edilizia e mobilità
Nel settore edilizio, l’obiettivo è raddoppiare le installazioni di pompe di calore entro il 2030 rispetto ai livelli del 2025, accelerando l’abbandono delle caldaie a gas. Per i trasporti, dove le vendite di veicoli elettrici sono cresciute del 22,3% nel 2026, la Commissione punta a sviluppare il “social leasing” per rendere accessibili le auto elettriche alle famiglie a reddito medio-basso e ad accelerare l’elettrificazione del trasporto merci pesante (“heavy duty”).
Nell’industria, la Commissione ricorda che il 60% della domanda energetica attualmente soddisfatta da combustibili fossili è tecnicamente convertibile all’elettricità. Le proposte legislative dettagliate per attuare questo piano saranno presentate probabilmente il prossimo autunno, insieme al pacchetto post-2030 necessario per adeguare la normativa agli obiettivi climatici aggiornati.
