Raggi assolta dall’accusa di falso, il fatto non costituisce reato

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10 novembre 2018

“A testa alta. Adesso andiamo avanti a testa alta”. Dall’aula della X sezione penale del tribunale di Roma è quasi un coro quello che si alza dopo la sentenza che assolve la sindaca Virginia Raggi. Dopo la decisione del giudice monocratico Roberto Ranazzi la prima cittadina affida all’ufficio stampa una breve nota, ma quando viene letta nel corridoio, è già un grido quel ‘A testa alta’ che avvolge i saloni vuoti e gli spiazzi pavimentati della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio. All’uscita è una ressa da finale di coppa, vittoria scudetto, come dicono fotografi e cameraman.

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La Raggi ribadisce il motto e poi a passi svelti si infila in una macchina e il corteo previsto dal cerimoniale, compreso della scorta, va via. Con un sole quasi estivo e la confusione che non ti aspetti. In un paesaggio di spinte e telecamere è quasi un ricordo lontano che l’accusa di falso per la nomina di Renato Marra alla guida della Direzione Turismo è caduta e ogni ipotesi di addio della Raggi al Campidoglio si è sciolta come neve al sole. Dimenticata ogni ricostruzione riguardo la requisitoria dei pubblici ministeri che avevano sollecitato una condanna a 10 mesi e depositato il codice deontologico del Movimento 5 stelle per dimostrare che se fu detta o scritta una bugia, all’epoca, fu per evitare una indagine degli inquirenti.

“Questa storia finisce – riflette un difensore – e doveva forse non nascere. Perché dopo l’elezione del giugno 2016 la vicenda oggetto del processo si è consumata in meno di sessanta giorni e senza nulla a carico della Raggi”. La sindaca assolta è più forte. Non solo per gli abbracci che le riserva il marito, Andrea Severini, ma anche per le grida che quasi coprono le parole del giudice al momento della lettura della sentenza. Il 67 per cento dei voti dopo l’inchiesta ‘Mafia Capitale’ sembrano ben altra cosa. L’avvocato Alessandro Mancori, nel suo intervento in aula, spiega che quel ‘codice etico’ sventolato dagli inquirenti, è stato un’arma data agli avversari politici. E se è vero che la giustizia è e deve essere una cosa diversa va ricordato che la Raggi era ancora solo una candidata quando arrivò una denuncia per una molto presunta consulenza all’Asl di Civitavecchia quando lei era una legale.

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Anche l’archiviazione di quella storia è stata posta all’attenzione del giudice Ranazzi ed è stata subito un motivo di soddisfazione per chi dal fondo dell’aula tifava per Virginia, in completo pantalone grigio e con delle scarpe con il tacco che la fanno sembrare un po’ più alta e slanciata. I 29 mesi della sindaca, prima donna alla guida del Campidoglio, sono destinati ad aumentare. Incertezze e ripensamenti sulle nomine sono ormai un passato utile. Gli otto assessori cambiati, i cambi di governance delle aziende partecipate più importanti, Atac e Ama. Un fantasma, adesso, è quel Raffaele Marra, già dirigente del personale e arrestato il dicembre 2016. Anche se molta parte degli interventi in tribunale si sono concentrati sul suo ruolo, evocando il “braccio destro della sindaca”.

La Raggi è più forte. Una meteora, in queste ore, è anche l’inchiesta sullo stadio di Tor di Valle e quell’avvocato Luca Lanzalone, nominato alla presidenza di Acea e finito nei guai. Nessuno parla del referendum sul trasporto pubblico, con l’Atac ed i suoi 1,4 miliardi di euro di debiti. Le accuse per la sindaca sono una pagina lontana e nemmeno da ricordare. Così come le decine di telecamere e fotografi che si sono assiepati davanti all’ingresso della cittadella di piazzale Clodio. Il sabato di straordinario del tribunale capitolino risolve di fatto una vicenda che altrimenti avrebbe terremotato una istituzione più volte colpita in questi ultimi anni. Gli abbracci, gli occhi lucidi, la commozione sincera, fanno capire che ci si è andati veramente vicini.

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