Da Rai a ruolo garanzia, Pd all’attacco di Grasso

Da Rai a ruolo garanzia, Pd all’attacco di Grasso
Il leader di Liberi e Uguali, Piero Grsso
11 dicembre 2017

Il ruolo di garanzia della Rai, quello di arbitro super partes del presidente del Senato, gli ascolti della prima serata Rai Uno: la ‘prima’ da leader politico in tv per Pietro Grasso scatena un fuoco di polemiche proveniente in particolare dal Partito Democratico. Ieri sera, il presidente del Senato e’ stato ospite di Fabio Fazio a ‘ Che tempo che fa’ e, con l’occasione, ha presentato il nuovo simbolo di Liberi e Uguali, la formazione politica nata dal ‘matrimonio’ tra Mdp e Sinistra Italiana. A fare andare su tutte le furie i dem e’ stato proprio il “privilegio” della prima serata Rai per fare “uno spot elettorale”. L’interessato preferisce non seguire i dem sul terreno della polemica e spiega: “Noi portiamo avanti un progetto: non ci occupiamo di attaccare gli altri o di fare degli scontri”. L’attacco piu’ forte lo porta Sergio Boccadutri, membro della Commissione di Vigilanza Rai: “Per quale motivo il conduttore Fabio Fazio e la Rai stessa, hanno consentito che un partito e il suo rappresentante principale, presentassero il simbolo del partito stesso? E’ la prima volta che una forza politica e il suo rappresentante principale ha goduto di un simile privilegio”. Ma a irritare i dem c’e’ anche il fatto che Pietro Grasso e’ presidente del Senato, una figura che dovrebbe garantire tutti i gruppi politici. La scelta di Grasso di guidare Liberi e Uguali mette, per il Partito Democratico, a rischio questo ruolo di garanzia.

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Per questo Boccadutri chiede spiegazioni al servizio pubblico: “Vorremmo delle spiegazioni visto che si tratta di una palese violazione delle regole”. A rispondere sul punto e’, invece, Federico Fornaro, esponente di Liberi e uguali e vicepresidente dei senatori Mdp. er Fornaro la “notizia politica del momento” e’ proprio la nascita di Liberi e Uguali. E’ per questo che la Rai ha offerto uno spazio importante a Pietro Grasso. Nessuno spot elettorale, dunque, ma semplicemente “il pluralismo informativo” che la Rai “garantisce e deve continuare a garantire”. Si sofferma, invece, sullo share il segretario della Vigilanza, Michele Anzaldi, che ‘pesa’ gli ascolti ottenuti da Matteo Renzi e quelli del presidente del Senato: “Con Grasso, Rai1 perde mezzo milione di telespettatori rispetto a Renzi”, osserva Anzaldi “Non sono bastate la violazione del pluralismo, la presentazione di un simbolo elettorale in una trasmissione di intrattenimento, la scorrettezza di invitare l’ennesimo ospite contro Renzi (dopo Di Maio e Berlusconi), la costosissima presenza degli U2 (a proposito, quanto hanno preso per la performance?): nel confronto degli ascolti, la puntata con Piero Grasso fa tornare indietro Che tempo che fa al 14%, mentre una settimana fa con con il segretario Pd aveva avuto il picco dell’ultimo mese con il 15,4%”.

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Osservazioni che spostano il dibattito dai contenuti alla forma: e’ ancora Fornaro a definire “una caduta di stile” quella di Anzaldi. E aggiunge: “Non contenti della strabordante presenza in Rai dei suoi esponenti (governo compreso) i dem per il tramite di Anzaldi si ergono a censori della presenza di Piero Grasso da Fazio. Ci sarebbe da sorridere se non ci fosse da piangere per come il Pd sia caduto in basso su di un tema cosi’ importante e delicato come la tutela del pluralismo informativo”. E dopo il dibattito su ruoli di garanzia e ascolti televisivi, Pd e Leu non si sono fatti mancare quello sui rispettivi simboli: “Siamo gli unici a non avere il nome del leader nel simbolo perche’ siamo orgogliosi di essere un progetto plurale, siamo ancora gli unici a fare le primarie”, sottolinea il senatore ultra renziano, Andrea Marcucci riferendosi alla presenza sul simbolo di Leu del nome di Pietro Grasso.

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