Mueller chiude l’inchiesta che fa tremare la Casa Bianca. Per Trump si apre fase delicatissima

Mueller chiude l’inchiesta che fa tremare la Casa Bianca. Per Trump si apre fase delicatissima
Robert Mueller
23 marzo 2019

Il consigliere speciale Robert Mueller ha terminato le sue indagini sull’ingerenza russa nelle elezioni del 2016. La Cnn riferisce che il rapporto confidenziale è stato consegnato al procuratore generale William Barr, ed il Dipartimento di Giustizia ha annunciato, che lo esaminerà. Secondo quanto spiegato da diversi commentatori sulla rete satellitare adesso si apre una fase delicatissima. Il Russiagate potrebbe portare come il Watergate alle dimissioni del presidente? E’ stato provato oltre ogni ragionevole dubbio che nella campagna elettorale del 2016 il governo russo ha cercato d’interferire, d’influenzare il voto? E’ stato fatto ed aiutato Donald Trump contro Hillary Clinton? Questi ed altri interrogativi dovranno avere presto risposta, si sottolinea. La consegna del rapporto al ministro della Giustizia mette fine a un’indagine durata quasi due anni e che ha gettato ombre sull’amministrazione e sul presidente Donald Trump. Ora sara’ Barr a dover decidere quanto del rapporto condividere con il Congresso e quanto rendere pubblico. La Camera ha votato nei giorni scorsi una risoluzione con cui chiede che il rapporto sia reso pubblico.

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Dunque, dopo due anni di speculazioni, indiscrezioni, tensioni ed incriminazioni e’ arrivato l’atteso momento di Robert Mueller. Poco prima delle 17 locali, le 23 di ieri in Italia, il ministro di Giustizia Usa William Barr, ha informato i leader del Congresso di aver ricevuto il rapporto di Mueller, promettendo “la massima trasparenza possibile” ma riservandosi il diritto – previsto per Legge – di decidere se rendere pubblico il rapporto o meno. “Potrei essere nella posizione di comunicarvi le principali conclusioni dello speciale procuratore gia’ questo fine settimana”, ha segnalato Barr ai leader del Congresso. “I prossimi passi spettano al procuratore generale Barr e siamo ansiosi di vedere questo processo fare il suo corso”, ha commentato la Casa Bianca, assicurando che Trump, che si trova a Mar-a-Lago, in Florida, non ha avuto informazioni sul rapporto.

I democratici hanno all’unanimita’ chiesto la “pubblicazione immediata ed integrale” del dossier ed intimato a Barr di non consentire a Trump o ai suoi legali “una sbirciata preventiva”. Il team di Mueller ha fatto sapere che non saranno raccomandati altri rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta e che lo speciale procuratore lascera’ il suo posto “nei prossimi giorni”. L’hashtag #ReleaseTheReport, ovvero la richiesta di pubblicazione del rapporto e’ intanto diventata virale sui social. Il lavoro di Mueller, che in due anni di indagini e’ diventato quasi un figura mitologica non apparendo mai e riuscendo a non far trapelare indiscrezioni, potrebbe pero’ non essere finito perche’ potrebbe essere chiamato a testimoniare nelle inchieste ancora in corso su Trump, il Cremlino e il possibile intralcio alla giustizia da parte del presidente. Oltre alle inchieste del Congresso, stanno indagando su Trump i pm dei distretti southern e eastern di New York, del distretto orientale della Virginia e del Distretto di Columbia.

Tutti gli uomini del russiagate

L’indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulle presunte collusioni tra la campagna di Donald Trump e la Russia nelle presidenziali del 2016, il cosiddetto Russiagate, e’ durata quasi due anni: comincio’ a maggio del 2017 e vede accusati 34 individui (26 dei quali di nazionalita’ russa) e tre aziende russe, tra cui Internet Research Agency, accusata di aver lanciato una “guerra informatica” sui social per dividere la societa’ Usa. Ecco i principali personaggi: PAUL MANAFORT Protagonista indiscutibile, ex capo della campagna di Trump, tra luglio e agosto 2016, si dimise dopo che aveva ricevuto ricevuto denaro da un partito filo-russo ucraino. Secondo Mueller, Manafort ha lavorato senza informare le autorita’ Usa, tra il 2006 e il 2017 per i governi stranieri, incluso il governo filo-russo dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych (2010-2014) e altri oligarchi russi, aiutandoli a migliorare la propria immagine a Washington. Attivita’ per le qua ha ottenuto 75 milioni di dollari evadendo il fisco. In due processi e’ stato condannato a complessivi 7,5 anni di carcere per dieci reati, tra cui frode bancaria, frode fiscale, cospirazione contro gli Stati Uniti e cospirazione per ostacolare la giustizia.

RICK GATES Per tre decenni e’ stato ‘il protetto’ di Manafort: ha iniziato a lavorare come socio con la sua potente societa’ di consulenza a Washington e, nel 2016, e’ diventato il suo “numero due” durante la campagna elettorale di Trump. Ha tradito il suo mentore nel febbraio 2018, quando si e’ dichiarato colpevole e ha accettato di collaborare con Mueller. Sta ancora aiutando il procuratore speciale. MICHAEL COHEN Se qualcuno ha tradito Trump durante le indagini sul Russiagate, e’ stato Michael Cohen. Ex tuttofare e legale personale del presidente, per oltre un decennio ha lavorato per la Trump Organization. A maggio entrera’ in carcere per scontare una condanna a tre anni per aver evaso il fisco, mentito al Congresso e violato la legge elettorale, pagando il silenzio di due donne che hanno avuto rapporti con Trump. “Ho solo coperto le sue azioni sporche”, si e’ difeso in una lunga audizione al Congresso in cui, tra le altre cose, ha accusato Trump di essere un “razzista”.

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ROGER STONE Il personaggio piu’ stravagante, accusato di cinque reati, tra cui la manipolazione di testimoni, per il suo lavoro come consigliere per la campagna elettorale di Trump nel 2015, quando ha lasciato l’ufficio, ma avrebbe continuato offrendo i loro servizi in modo informale. Grande ammiratore dell’ex presidente dello scandalo Watergate, Richard Nixon, del quale ha tatuato il volto sulla schiena. MICHAEL FLYNN Per 24 giorni consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, si e’ dimesso per aver mentito al vicepresidente Mike Pence in merito ai suoi contatti con l’allora ambasciatore russo Sergey Kisyliak, pur non essendo autorizzato perche’ Barack Obama era ancora presidente. Si e’ dichiarato colpevole di aver mentito all’Fbi sui suoi contatti con il diplomatico russo, ha collaborato con Mueller.

GEORGE PAPADOPOULOS Secondo la Casa Bianca ha avuto un ruolo “estremamente limitato” come volontario durante la campagna di Trump. Ma secondo il team di Mueller era uno dei consiglieri di politica estera di Trump e aveva “legami sostanziali” con l’esecutivo russo. Nell’aprile 2016, ha incontrato un professore collegato al Cremlino che gli ha promesso “migliaia di e-mail” con informazioni compromettenti sulla candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton. E’ stato condannato a due settimane di carcere per aver mentito all’Fbi. ALEX VAN DER ZWAAN Avvocato olandese, funzionario della campagna di Trump, prima persona a subire una condanna. Condannato a un mese per aver mentito all’Fbi a proposito dei suoi contatti con Manafort e Gates. E’ il genero dell’oligarca russo German Khan, che possiede l’Alfa Group, il piu’ grande fondo di investimento in Russia.

22 mesi di inchiesta, un costo di 25 milioni 

Un’indagine durata 674 giorni, per un totale di 22 mesi e un costo di 25 milioni di dollari. Sono alcuni dei numeri dell’inchiesta sul Russiagate del procuratore speciale, Robert Mueller, nominato dal vice ministro della Giustizia Rod Rosenstein il 17 maggio del 2017. Mueller e’ stato nominato con il compito di indagare sulle interferenze russe sulle elezioni presidenziali del 2016. Per condurre l’inchiesta Mueller si e’ avvalso di 17 legali, molti dei quali provenienti dal Dipartimento di Giustizia, e di un grand jury. L’indagine e’ costata in media 1,4 milioni di dollari al mese, per un totale – dati a ottobre 2018 – di 25 milioni di dollari. Una cifra elevata considerato che i 4 anni e mezzo di indagini su Bill Clinton sono costati 40 milioni di dollari.

Ma Mueller grazie all’accordo strappato a Paul Manafort e’ riuscito a far incassare agli Stati Uniti una cifra quasi uguale a quella spesa per le sue indagini. L’ex responsabile della campagna di Trump si e’ impegnato restituire parte dei fondi accumulati con le sue attivita’ ma anche a concedere agli inquirenti anche i proventi dalla vendita delle sue proprieta’ immobiliari, fra le quali gli appartamenti a New York, incluso quello nella Trump Tower, e la casa in Virginia. Con l’indagine Mueller si e’ assicurato 7 ammissioni di colpevolezza, di cui quattro da persone che avevano lavorano per la campagna di Donald Trump. Fra gli accusati e gli incriminati si sono 27 persone, di cui 25 di nazionalita’ russa. Accusate anche tre aziende russe. Da quando Mueller ha avviato l’inchiesta, Facebook ha rimosso 500 pagine e account da Facebook e Instagram, mentre Twitter ne ha rimossi 400. I legali che hanno aiutato Mueller hanno trascorso centinaia di ore in interrogatori: solo Michael Flynn, l’ex consigliere alla sicurezza nazionale di Donald Trump, e’ stato sentito in 19 interrogatori per un totale di 62 ore e 45 minuti.

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