Salvini, Meloni e Tajani in piazza: centrodestra unito nel segno della libertà

4 luglio 2020

I disordini razziali e le ormai prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, la stretta legislativa contro le proteste a Hong Kong, soprattutto l’emergenza coronavirus, un evento globale con pochi precedenti nella storia recente, hanno riportato per qualche mese sui giornali e nei telegiornali una certa attenzione a quello che succede in tutto il mondo. Forse anche per questo motivo, nel tripudio di tricolori che caratterizza la manifestazione di centrodestra in piazza del Popolo, grande enfasi arriva dai leader Matteo Salvini (Lega), Giorgia Meloni (FdI) e Antonio Tajani (numero 2 di FI) sulle questioni della “libertà” e della collocazione internazionale dell’Italia, dipinta in modo drastico come una specie di quinta colonna della penetrazione cinese in Occidente. Salvini si spinge a schierarsi contro il movimento antirazzista Black lives matter (le vite dei neri contano), rovesciandone lo slogan in “all lives matter” (tutte le vite contano), nei suoi auguri in inglese dal palco per l’indipendenza degli Stati Uniti.

Ma fra le dichiarazioni a margine e il palco che certifica la ritrovata unità, dopo le tensioni concentratesi su Forza Italia per le aperture (poi ridimensionate) di Silvio Berlusconi al dialogo con il centrosinistra, non mancano i temi di stretta attualità nazionale. Anche quelli che dividono, come il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che divide maggioranza e opposizioni: FI a favore, Lega e FdI contro. Per Tajani gli azzurri hanno il merito di “far espolodere le contraddizioni nel governo Conte” ma Salvini ostenta sicurezza: “Convinceremo delle nostre idee chi ancora non è pienamente convinto”. Netto e argomentato il no di Meloni: “Io non credo che 36 miliardi di euro che posso raccogliere sul mercato valgano la troika in casa”. Il messaggio agli elettori è una parziale correzione di quello (percepito) dopo l’intervista di Berlusconi a Repubblica. “Berlusconi – giura Tajani – l’ha detto in maniera molto chiara, la via maestra sono le elezioni. Se non ci dovessero essere elezioni, il centrodestra dovrebbe trovare una soluzione in Parlamento per andare al governo unito, il centrodestra. Ma è ovvio che noi siamo alternativi alla sinistra”. E la base di questa alternativa è la bocciatura radicale di tutto quanto fatto dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte: “Non si risolvono i problemi dell’occupazione con il bonus monopattino, quelli sono solo regali ai cinesi. Serve una visione, si crea occupazione mettendo le imprese in condizione di lavorare, abbattendo le tasse e combattendo la burocrazia”, dice il vicepresidente di Forza Italia.

Il dialogo col Governo? “Se si fosse voluto discutere con noi – taglia corto Meloni parlando con i cronisti – c’erano gli 80 miliardi del cura Italia e del decreto Rilancio. Sono state falcidiate tutte le nostre proposte. Adesso Conte vuole discutere di quello che facciamo nei prossimi 3 anni così lui rimane incollato alla poltrona, ma non ci caschiamo, mica siamo scemi”. “Per dialogare bisogna essere in due”, le fa eco il segretario leghista, ultimo a parlare e ancora leader in pole position per la guida della coalizione e del futuro governo di centrodestra, che nel suo intervento dal palco indica alcuni degli interlocutori del blocco sociale e politico sul quale punta per arrivare in futuro a palazzo Chigi. “Equitalia non rompa le palle a famiglie e imprese italiane”, tuona. Poi ringrazia “i giovani di Confindustria” che “dicono al Governo basta annunci: bentornata Confindustria, bentornati imprenditori italiani” e promette: come a Genova, faremo il ponte sullo Stretto “per unire gli italiani”. Infine si schiera “col cuore” con le proteste delle associazioni “pro-vita” contro la legge anti-omofobia in discussione in Parlamento. “Lo Stato – dice – come non deve entrare in negozio con gli studi di settore, non deve entrare in camera da letto, ognuno sarà libero di amare chi vuole. Ma non passate per legge contro l’omofobia una legge che mette solo il bavaglio a chi rispetta le scelte di vita di chiunque ma ritiene di dover ridare al mondo che un bimbo nasce e viene adottato se ci sono una mamma e un papà”.

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