Senato ricorda Marini, veleni 2013 in duello Renzi-Franceschini

Senato ricorda Marini, veleni 2013 in duello Renzi-Franceschini
Dario Franceschini e Matteo Renzi
24 febbraio 2021

Location: l’aula del Senato. Tema: la commemorazione dell’ex presidente Franco Marini, scomparso due settimane fa per complicazioni dopo l’infezione da Covid-19. Ma l’occasione è tutt’altro che pacifica perché nell’emiciclo di Palazzo Madama ricircolano i veleni e le accuse di otto anni fa, quando nell’aprile del 2013 il fuoco amico impedì all’ex sindacalista della Cisl di arrivare al Quirinale. Il duello a distanza è tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi che, da sindaco, contrastò la candidatura – scelta dall’allora segretario Dem Pierluigi Bersani – di Marini al Colle, e Dario Franceschini che per l’ex rottamatore ha parole dure.

Dunque Renzi ricorda di aver osteggiato Marini e di averci litigato e discusso (“ma lui non mi tolse per un minuto la sua amicizia”, dice) e poi dà la sua versione di come andarono le cose in quella primavera dove difatti la carriera politica di Franco Marini, per quanto riguarda i ruoli apicali, si fermò. “L’ho combattuto quando nel 2013 il Pd lo inserì in una rosa per il Quirinale e, allora da sindaco, con alcuni amici dissi perché non ci sembrava una candidatura opportuna” ma “chi lo aveva candidato non gli aveva fatto del bene” perché ragionare sulla necessità “di un riequilibrio nell’area cattolica”, dopo il settennato del migliorista Giorgio Napolitano, era “l’approccio sbagliato”. E poi l’attacco ai Dem: “Se lo vuoi davvero aiutare non lo indichi alla prima votazione, lo tieni coperto e dunque – conclude Renzi – chi lo indicò subito aveva desiderio di candidarlo al Quirinale senza molta convinzione”.

In effetti alla prima votazione oltre 200 franchi tiratori inchiodarono Marini a quota 521 voti: ben al di sotto della soglia della maggioranza dei due terzi dell’assemblea (672) ma più che sufficienti per essere eletti al quarto scrutinio. Si sa come è andata: gli fu chiesto il passo indietro e allora toccò a Romano Prodi finire sacrificato dai 101 franchi tiratori. Subito dopo Renzi prende la parola il ministro Franceschini e racconta un’altra storia, quella secondo la quale, invece, Marini “sarebbe stato un grande presidente della Repubblica, un presidente popolare come Sandro Pertini”, “se il voto fosse andato diversamente e invece fu travolto dal vento ubriaco di un superficiale nuovismo”. Toccò proprio a lui, ha ricordato Franceschini, chiedergli di farsi da parte per fare spazio a Prodi: “Mi rispose con un ruggito ma rinunciò a quella opportunità”. askanews

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