Smaltimento rifiuti, 2 imprenditori arrestati e il ragioniere

Smaltimento rifiuti, 2 imprenditori arrestati e il ragioniere
16 gennaio 2020

Sono due fratelli originari di Carini (Palermo) i due imprenditori arrestati dalla Guardia di finanza accusati di una corposa frode nel settore dello smaltimento dei Rifiuti. Si tratta di Baldassare e Vincenzo Marino, rispettivamente di 68 e 65 anni, titolari della Fondi Metal srl che da stamattina si trovano ai domiciliari. La loro era una delle sei aziende che secondo i pm della Procura di Palermo (aggiunto Marzia Sabella, sostituto Andrea Fusco) avrebbe messo prodotto fatture false, in cambio della restituzione in contanti di una parte dei compensi pagati ai cosiddetti ‘cenciaioli’, i raccoglitori di ferro vecchio che li rivendevano alle imprese.

Tanto che le Fiamme gialle hanno tracciato “pagamenti (dal 2011 al 2015) a soggetti non autorizzati, perche’ non iscritti all’Albo Gestori Ambientali, per un importo pari a 10.833.738 euro”, dichiarando “conferimenti per un quantitativo superiore a 15.520.941 cheili”. “L’obiettivo era quello di consentire alle piattaforme di raccolta l’acquisto di materiale a prezzi piu convenienti rispetto a quelli di mercato, creando in tal modo un fenomeno di concorrenza sleale a danno delle altre imprese che invece operano nel rispetto della normativa ambientale e fiscale”, ha detto il maggiore Francesco Falso, comandante del primo gruppo tutela entrate del Nucleo di polizia economica-finanziaria di Palermo. Inoltre il gip Roberto Riggio ha stabilito anche altre 13 misure cautelari, rivolte sia ai proprietari di altri impianti di trattamento Rifiuti che ai conferitori. Nello specifico ha disposto sei misure interdittive e l’obbligo di dimora per sette persone.

L’indagine complessivamente riguarda 146 persone indagate a vario titolo, tra cui un ragioniere, che e’ stato intercettato mentre dava istruzioni sulle pratiche da utilizzare per ingannare i controlli dello Stato. La sua attivita’ – secondo le indagini – era composta per il 77% da assistiti riferibili “al settore merceologico oggetto d’indagine”. “Io conosco la normativa sul commercio ambulante perche’ le licenze del commercio ambulante a Palermo e poi a Trapani le ho portate io”, diceva a un imprenditore titolare di un impianto a Santa Ninfa (Trapani). Per lui la procura aveva chiesto l’applicazione di una misura cautelare. Ma il gip l’ha rigettata perche’ “seppur appare poco limpida e certamente poco corretta dal punto di vista deontologico, gli elementi raccolti consentono solamente di ipotizzare un coinvolgimento di Patorno nelle varie attivita’ illecite ma non sono idonei a poter ravvisare una gravita’ indiziaria a suo carico in ordine alle specifiche e diverse contestazioni”.

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