Spagna, la moglie di Sanchez a processo: il giudice le ritira il passaporto e vieta l’espatrio

L’inchiesta su Begona Gomez registra un passaggio decisivo. Il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto misure cautelari che fino a pochi mesi fa aveva escluso. Una scelta che modifica il quadro del procedimento e riaccende il confronto politico attorno a uno dei casi più controversi della legislatura spagnola.

Begona Gomez e Pedro Sanchez

Begona Gomez e Pedro Sanchez

Svolta nell’inchiesta che coinvolge Begona Gomez. Il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto il rinvio a giudizio della moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, indagata dal 2024 per presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, appropriazione indebita e appropriazione illecita. Contestualmente, il magistrato ha ordinato il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare la Spagna e l’obbligo di presentarsi due volte al mese davanti all’autorità giudiziaria.

Una misura senza precedenti nella recente storia democratica della Spagna, adottata su richiesta dell’accusa popolare guidata dall’associazione ultracattolica Hazte Oir e che include gruppi di estrema destra come il partito politico Vox. 

La decisione segna una netta inversione rispetto alle valutazioni espresse in passato e apre una nuova fase del procedimento che coinvolge la moglie di Pedro Sanchez, alimentando lo scontro tra tribunali e governo. Le stesse misure sono state applicate anche a Cristina Alvarez, collaboratrice della moglie del premier presso il complesso della Moncloa.

Le motivazioni del giudice

Nell’ordinanza, Peinado sostiene di aver individuato “indizi razionali di rilevanza penale”. Il magistrato ritiene inoltre che la gravità delle pene previste per i reati contestati possa indurre le imputate a sottrarsi all’azione della giustizia.

La parte più controversa della decisione riguarda però la valutazione sul possibile rischio di fuga. Secondo il giudice, persino gli agenti incaricati della sicurezza di Gomez potrebbero, in determinate circostanze, favorire un eventuale allontanamento. Nell’ordinanza si legge che “non c’è dubbio” che tali funzionari possano collaborare ad azioni dirette a facilitarlo, sia per iniziativa autonoma sia seguendo indicazioni superiori.

Peinado richiama inoltre la posizione istituzionale del marito della principale indagata. A suo giudizio, la protezione garantita dall’incarico di presidente del Governo non rappresenta un elemento permanente. L’attuale condizione di Sanchez viene definita “effimera e quindi transitoria”,, con la conseguenza che le misure di sicurezza oggi esistenti potrebbero cessare in futuro, rendendo più agevole una possibile fuga.

Si tratta di una motivazione che il giudice utilizza per respingere le argomentazioni della difesa. L’avvocato Antonio Camacho aveva infatti sostenuto che la residenza alla Moncloa, uno dei luoghi più controllati del Paese, e la costante presenza delle forze di sicurezza rendevano ingiustificato il timore di una sottrazione alla giustizia.

Cambio di linea nell’inchiesta

La decisione assume particolare rilievo perché contraddice le valutazioni formulate dallo stesso magistrato nei mesi precedenti. Nel novembre del 2024 l’accusa popolare aveva già chiesto il ritiro del passaporto di Begona Gomez in occasione di un viaggio previsto in Brasile per il vertice del G20.

In quell’occasione Peinado aveva respinto la richiesta, definendola “non necessaria” e “sproporzionata”,. Il giudice aveva osservato che il procedimento si trovava ancora in una fase iniziale e aveva ritenuto poco plausibile che la moglie del presidente del Governo potesse trasferire la propria residenza all’estero per un periodo prolungato.

Nella stessa ordinanza aveva sottolineato come Gomez beneficiasse di condizioni di vita e garanzie superiori alla media dei cittadini spagnoli, elemento che rendeva improbabile qualsiasi ipotesi di fuga. A distanza di quasi due anni dall’apertura dell’indagine, la valutazione appare radicalmente cambiata.

La reazione della Moncloa

Lo scontro politico è stato immediato. Già nei giorni precedenti, quando era emersa la richiesta dell’accusa popolare di limitare i movimenti di Gomez, il governo aveva espresso apertamente la propria contrarietà.

La portavoce dell’esecutivo, Elma Saiz, aveva dichiarato che una simile misura sarebbe risultata difficilmente comprensibile. Dopo la decisione resa nota sabato, la risposta della Moncloa è stata ancora più dura.

Fonti governative hanno accusato il magistrato di portare avanti una “persecuzione” parlando di “ossessione” e di una scelta “sproporzionata”. Secondo l’esecutivo, l’intera indagine sarebbe priva di fondamento giuridico e risponderebbe esclusivamente a finalità politiche.

Le accuse dell’opposizione e la linea dell’accusa popolare continuano dunque a intrecciarsi con il percorso giudiziario. La nuova ordinanza di Peinado apre una fase destinata ad avere conseguenze non soltanto processuali, ma anche istituzionali, in un contesto già segnato da una forte polarizzazione politica attorno alla figura di Pedro Sanchez e del suo governo.