Scontro tra Catalogna e Madrid, arrestati 14 amministratori catalani e sequestrati oltre 9 milioni di schede

20 settembre 2017

La Guardia Civil, la polizia nazionale spagnola, ha perquisito a Barcellona gli uffici del governo regionale catalano, arrestando 14 dirigenti, con l’obiettivo di bloccare il referendum per l’indipendenza catalana del prossimo 1 ottobre, ritenuto illegale dal Corte costituzionale di Madrid. La Guardia Civil, che risponde agli ordini del ministero degli Interni di Madrid, ha perquisito all’alba vari ministeri catalani, tra cui quello all’economia, degli affari esteri e degli affari sociali, sequestrando milioni di schede preparate per il referendum sull’indipendenza della Catalogna proibito dal governo centrale di Madrid. Secondo una fonte, il numero di schede sequestrate a Bigues, 50 chilometri circa da Barcellona, sono oltre nove milioni. Fuori dalle sedi dei ministeri regionali a Barcellona sono in corso manifestazioni spontanee di migliaia di militanti indipendentisti a sostegno del governo regionale e contro i raid della polizia. Madrid ha di fatto imposto lo “stato d’emergenza” in Catalogna, e accusa oggi il presidente catalano Puidgemont dopo il raid della Gurdia civil che oggi ha arrestato quattordici dirigenti del governo autonomia catalano, tra cui il braccio destro del vicepresidente Oriol Junqueras, impegnato nell’organizzazione del referendum sull’indipendenza, ritenuto illegale da Madrid, in programma per il 1 ottobre. Il braccio di ferro si e’ inasprito il 7 settembre, quando e’ stato ufficialmente convocato il referendum per l’indipendenza – il cui svolgimento e’ appoggiato da 700 sindaci catalani su 948, e di cui molti di loro sono stati interrogati ieri dalla Guardia Civil – e Puigdemont ha firmato il relativo decreto. Su richiesta del governo spagnolo, la Corte costituzionale ha sospeso l’efficacia del decreto: Madrid considera illegale il referendum, e ha fatto capire che non terra’ conto dell’esito.

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Insomma, è scontro ormai durissimo tra le autorità di Madrid e quelle locali sull’organizzazione del voto del 1 ottobre, proibito dalla magistratura. Tra i quattordici alti dirigenti del governo autonomo regionale arrestati, anche il braccio destro del vicepresidente, Josep Maria Jové. Ieri la polizia aveva interrogato numerosi sindaci catalani favorevoli alla tenuta della consultazione popolare. Il governo autonomo catalano, la Generalitat, ha indetto il referendum dopo che, con le elezioni del 2015, i vari partiti indipendentisti sono riusciti a formare una coalizione di governo. Il presidente dell’assemblea regionale, Jordi Sànchez, ha invitato a una “resistenza pacifica” contro l’operazione di polizia. “E’ arrivato il momento. Resistiamo pacificamente, scendiamo in piazza per difendere le nostre istituzioni con la non-violenza” ha scritto sui social media. Ieri la polizia spagnola ha sequestrato materiale elettorale, schede, urne, e volantini propagandistici, perquisendo varie società di spedizioni private. Stamani l’Assemblea nazionale spagnola ha respinto una mozione a sostegno della mano pesante del governo contro gli indipendentisti catalani in risposta al referendum, con 166 voti contrari e 158 a favore, dopo che il partito socialista Psoe si è schierato con la sinistra di Podemos e i piccoli partiti separatiste per il no alla mozione. I partiti separatisti rappresentati al parlamento di Madrid e Podemos hanno cancellato tutti gli impegni pubblici dopo al notizia degli arresti. I partiti di destra invece hanno appoggiato l’operazione di polizia. Il leader di Ciudadanos Albert Rivera ha detto di essere favorevole all’intervento perché il governo catalano “ha ignorato la legge e calpestato i nostri diritti”. Un portavoce del Partido Popular del premier Mariano Rajoy ha detto che “lo stato di diritto è più forte di chi si muove fuori dalla legge”. Il premier si è limitato a dire nell’aula del parlamento che l’operazione è stata decisa da un giudice “per far rispettare la legge”. Il governo regionale catalano è composto da un’ampia coalizione di forze indipendentiste, che vanno dalla sinistra di Sinistra repubblicana al centrodestra di Convergenza democratica di Catalogna.

LA PROTESTA

Migliaia di persone sono scese in piazza nel centro di Barcellona per protestare contro gli arresti. Secondo la polizia, quasi 4.000 persone si sono radunate nei pressi dell’ufficio del vicepresidente catalano Josep Maria Jove, scandendo “Indipendenza” e “Voteremo”. E l’organizzazione indipendentista Catalan National Assembly (ANC) ha invitato i catalani a unirsi alla protesta: “Difendiamo le nostre istituzioni in modo non violento. Hanno fatto un grande errore, noi vogliamo votare e loro hanno dichiarato guerra”, ha dichiarato il presidente Jordi Sanchez. I sondaggi mostrano i catalani molto divisi sul tema dell’indipendenza, ma oltre il 70% chiede di potersi pronunciare a riguardo attraverso un referendum formale. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha lanciato un appello alla calma, sollecitando “un ritorno alla normalità e al buon senso”. Ma il presidente catalano Carles Puigdemont ha accusato Madrid di aver imposto “de facto” lo stato di emergenza per bloccare la consultazione referendaria.

SQUADRA DEL BARCELLONA

Il Barcelona, la squadra di calcio simbolo dell’identità catalana, ha condannato ogni ostacolo al “diritto di decidere” della Catalogna, dopo l’arresto di 14 dirigenti regionali coinvolti nella preparazione del referendum sull’indipendenza che la giustizia spagnola ritiene illegale. “Dopo i fatti degli ultimi giorni e in particolare di oggi, in relazione alla situazione politica in Catalogna, il FC Barcelona, fedele al suo impegno storico in favore alla difesa del Paese, della democrazia, della libertà di espressione e del diritto di decidere, condanna ogni atto suscettibile di impedire il pieno esercizio di questi diritti” si legge in un comunicato del Barça. Il club calcistico “manifesta pubblicamente il suo sostegno a tutte le persone, le strutture e le istituzioni che lavorano per garantire questi diritti”. Il Barça dice di voler rispettare “la volontà della maggioranza del popolo spagnolo”. Nonostante sia una delle grandi squadre globali e abbia tifosi in tutto il mondo il Barça è legato a doppio filo al nazionalismo catalano, di cui si è fatto vessillo negli anni del franchismo. Nell’ottobre 2014, durante il mandato dell’attuale presidente Josep Maria Bartomeu, il Barça si è pronunciato in favore del “diritto di decidere” sul futuro della Catalogna. A maggio il club ha aderito al “Patto nazionale per il referendum”, lanciato con l’obiettivo di negoziare con Madrid la tenta della consultazione popolare. L’Uefa negli ultimi mesi ha sanzionato a ripetizione la squadra per lo spiegamento di striscioni indipendentisti al Camp Nou.

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