Taglio dei parlamentari, italiani dicono Sì al 70%

Taglio dei parlamentari, italiani dicono Sì al 70%
22 settembre 2020

Sì verso il 70%. Il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari ha visto la netta vittoria del Sì. I dati ufficiali del Viminale, a poche centinaia di sezioni da scrutinare su 62.346 totali, vedono il Sì al 69,94% contro il No fermo al 30,06% dei voti. Nonostante il Covid-19, buona la percentuale di affluenza. Alle ore 15.00 di lunedì 21 settembre 2020, il dato nazionale dell’affluenza alle urne per il referendum sul taglio dei parlamentari è del 53,84%, con tutte e 7.903 le sezioni che hanno comunicato il dato definitivo.

Nella classifica basata su numero dei votanti, in testa c’è la Valle d’Aosta con il 73,44% seguita appunto dal Trentino-Alto Adige con 70,96% e poi tutte le altre sei Regioni chiamate al voto: nell’ordine Veneto 67,54% Marche 66,39% Toscana 65,88% Puglia 61,91% Campania 61,04% Liguria 59,17%. Per quanto riguarda il resto della classifica, si prosegue con Emilia-Romagna 55,37% Piemonte 51,56% Lombardia 51,36% Abruzzo 50,78% Friuli-Venezia Giulia 50,22% Basilicata 50,14% Umbria 48,75% Molise 47,44% Lazio 45,67% Calabria 45,22%. A chiudere la classifica le due Regioni dove le elezioni comunali si svolgeranno a ottobre e non dove non vi erano dunque sindaci da eleggere: Sardegna 35,70% e Sicilia 35,39%. In merito al voto degli italiani residenti all’estero, il 79,4 per cento ha votato Sì (393.784 voti). Il 20,6% ha detto No (102.187). I dati del Viminale sul voto all’estero sono ancora parziali. Siamo a poco più della metà: 415 sezioni su 724. L’affluenza (relativa allo spoglio di 210 sezioni su 724) è del 20,6 per cento dei votanti aventi diritto.

LE REAZIONI

M5S

“C’è chi ha lanciato in questi anni bandiere come la riduzione dei parlamentari e il reddito di cittadinanza per poi non realizzarle, il M5s si è fatto promotore di queste riforme, quasi imponendole alle altre forze politiche e siamo arrivati a questo risultato straordinario”. Così Vito Crimi, capo politico del M5s, ha commentato l’esito sul referendum per il taglio dei parlamentari. “Ringrazio Luigi (Di Maio, ndr) che ha creduto tantissimo in questa riforma, forse il referendum non c’era bisogno di farlo visto il grande risultato – ha proseguito -, ma quando i cittadini vengono interpellati il loro parere ci da l’idea della direzione da prendere e quindi non ci fermeremo qui: ora ci sarà la legge per il voto ai 18enni al Senato che spero sia concluda presto e il prossimo step è la legge elettorale con tutti gli accorgimenti per rimettere nella volotnà degli elettori la scelta dei rappresentanti”. Crimi ha in conclusione ringraziato nuovamente i cittadini che hanno votato “sia come quorum abbiamo superato la maggioranza ma anche il risultato è veramente entusiasmante e ci dice di andare avanti su questa strada acoltando le istanze dei cittadini e portandole in Parlamento, questa era e continuerà ad essere il nostro mandato”.

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LEGA

“Il voto del referendum ha fatto giustizia di tante ricostruzioni e retroscena: ho votato Sì e la posizione della Lega era per il Sì, ferma restando la libertà di scelta. Se è finita a 70 a 30, vuol dire che abbiamo fatto bene a votare 4 volte Sì”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, sul risultato del referendum.

FRATELLI D’ITALIA

“Con il referendum gli italiani confermano la decisione presa dal Parlamento, con il contributo determinante di Fratelli d`Italia, di ridurre il numero dei parlamentari. Una riforma attesa da tempo e che il centrodestra aveva già tentato di realizzare molti anni addietro”. È quanto dichiara il presidente di Fratelli d`Italia, Giorgia Meloni. “Ora – aggiunge – è necessario dare all`Italia le ulteriori coraggiose riforme costituzionali di cui ha bisogno, e solo un Parlamento pienamente legittimato dal voto popolare può farlo. Non certo un Parlamento delegittimato dagli italiani nella sua composizione e anche nella sua numerosità. Per questo diventa necessario ridare al più presto la voce agli italiani affinché ogni forza politica possa presentare le proprie proposte di riforma. Fratelli d`Italia, ovviamente, porrà come prioritario il passaggio a una Repubblica Presidenziale e a un sistema che garantisca la stabilità di governo”.

LEU

“La netta vittoria del Sì al referendum era prevedibile e prevista. Il 30% di No dimostra però che nel Paese c’è stata una discussione reale e che non c’è affatto una unanimità sostanziale”, afferma la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto. “Questa riforma – prosegue la senatrice di LeU – non risolve nessun problema e in compenso ne crea di nuovi. Bisognerà mettere subito mano ad alcune riforme ineludibili dopo la vittoria del Sì. La prima è una nuova legge elettorale che impedisca una drastica decurtazione della rappresentanza sia politica che territoriale. La seconda è una revisione della platea degli elettori del capo dello Stato: in caso contrario il peso degli elettori espressi dalle Regioni verrebbe proporzionalmente moltiplicato a dismisura”. “Ma bisogna anche decidersi ad affrontare il vero problema che impedisce al Parlamento di funzionare correttamente e di esercitare quella centralità assegnatagli dalla Costituzione: l’abuso costante della decretazione d’urgenza, spesso accoppiata con il voto di fiducia, che svuota il Parlamento delle sue funzioni legislative”, conclude la presidente De Petris.

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PARTITO DEMOCRATICO

Il voto del referendum conferma che il Pd è “la forza del cambiamento”. Lo dice il segretario democratico Nicola Zingretti, parlando nella sede del partito. “Siamo molto, molto soddisfatti: si conferma che il Pd è forza del cambiamento, garante anche in questa legislatura di un percorso di innovazione e modernizzazione delle istituzioni di cui da sempre sentiamo il bisogno”. Ha aggiunto il leader democratico: “Con la vittoria del sì si apre ora una stagione di riforme: vogliamo che si apra una stagione di riforme e con gli alleati faremo di tutto perché questa stagione vada avanti spedita”. “Il no – ha continuato – avrebbe purtroppo bloccato questa speranza di cambiare le istituzioni. Ma il Pd farà di tutto per rappresentare anche tante persone, quelle preoccupazioni che hanno portato tanti a votare no. Molte di quelle preoccupazioni le sentiamo nostre: difesa delle istituzioni democratiche, adeguata rappresentanza di genere. Il sì è la garanzia che ora si apre il cantiere delle riforme, che dovrà andare speditamente”.

FORZA ITALIA

“L’affluenza è stata importante e il risultato è ormai delineato. Il ‘No’ al 30%, rispetto a quello che ci dicevano un paio di mesi fa i sondaggi, è un risultato straordinario“. A dirlo Simone Baldelli, deputato di Forza Italia e componente del ‘Comitato per il No‘ al Referendum sul taglio dei parlamentari. “È stata la vittoria di Di Maio e dell’antipolitica. Noi – afferma il deputato azzurro – abbiamo raddoppiato e triplicato le aspettative e se le il referendum si fosse svolte in una occasione diversa rispetta alle elezioni regionali o amministrative probabilmente avremmo avuto un risultato sensibilmente diverso”.

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COSA CAMBIA

La riforma riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. L’istituto dei senatori a vita è conservato, fissandone a 5 il numero massimo (finora 5 era il numero massimo che ciascun presidente poteva nominare). Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4. L’8 ottobre scorso la Camera approvava la legge di revisione costituzionale che prevede la riduzione del numero di deputati (-230) e senatori (-115). Il 10 gennaio, 71 senatori di vari gruppi parlamentari depositavano la richiesta di consultazione popolare, che ha trovato il via libera della Consulta la scorsa settimana. In base all’articolo 138 della Costituzione, infatti, un quinto dei membri di una delle due camere, al pari di 500mila elettori o cinque Consigli regionali, può richiedere di sottoporre le leggi di revisione costituzionale o le leggi costituzionali a referendum entro tre mesi dalla pubblicazione delle stesse se queste, nella seconda votazione (richiesta per le leggi costituzionali) non vengono approvate da ciascuna Camera a maggioranza di 2/3 dei suoi componenti. Con la legge di revisione costituzionale approvata lo scorso autunno, si modificano gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzioni, ovvero quelli che indicano il numero dei parlamentari.

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