Spari contro generale dell’intelligence: l’ombra lunga della guerra arriva nella capitale russa
Vladimir Alekseyev
L’agguato avvenuto sul Volokolamskoe Shosse, vasta arteria del quadrante nordoccidentale di Mosca, non è un episodio isolato né un fatto di pura cronaca nera. Il generale tenente Vladimir Alekseyev, alto ufficiale dell’intelligence militare russa, è stato colpito da diversi proiettili esplosi da un assalitore sconosciuto. Le autorità hanno aperto un’indagine per tentato omicidio. Le condizioni dell’ufficiale non sono state ufficialmente rese note; fonti informali parlano di un quadro clinico grave.
L’attacco si inserisce in una sequenza di violenze che, dall’inizio della guerra in Ucraina, ha coinvolto funzionari, militari e rappresentanti delle strutture di sicurezza russe. Segnali che raccontano un clima più teso, meno impermeabile, dove il fronte esterno sembra riflettersi all’interno dei confini della Federazione.
Il ruolo chiave nell’apparato
Alekseyev non è un nome qualunque. Dal 2011 ricopre l’incarico di primo vicecapo della Direzione principale dello Stato maggiore del Ministero della Difesa, l’organismo noto in passato come GRU. È uno dei centri nevralgici dell’intelligence militare, snodo operativo e politico insieme. La sua posizione lo colloca immediatamente sotto il vertice dell’agenzia, Igor Kostjukov, figura centrale nei dossier più sensibili della sicurezza russa.
Proprio Kostjukov, nei giorni precedenti all’attentato, ha guidato la delegazione di Mosca ai colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi. Un dettaglio che rafforza il peso simbolico dell’aggressione: colpire Alekseyev significa toccare uno dei gangli più delicati della catena decisionale militare.
Un profilo legato al conflitto
Nato nella regione ucraina di Vinnycja, Alekseyev incarna una delle molte biografie intrecciate tra Russia e Ucraina, oggi rese esplosive dalla guerra. Secondo diverse ricostruzioni mediatiche, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel coordinamento delle formazioni “volontarie” russe impiegate sul fronte ucraino, strutture ibride, spesso al confine tra esercito regolare e milizie.
Il suo nome compare anche in uno dei passaggi più critici della recente storia militare russa. Nel giugno 2023 partecipò, insieme al vice ministro della Difesa Yunus-Bek Yevkurov, ai negoziati con Evgeny Prigozhin, fondatore del gruppo Wagner, nel tentativo di fermare l’ammutinamento che mise in discussione l’autorità del Cremlino. Una crisi senza precedenti dall’inizio dell’invasione, conclusasi solo temporaneamente e seguita, due mesi dopo, dalla morte di Prigozhin in un oscuro incidente aereo.
Le accuse e il contesto
Secondo la Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino, Alekseyev sarebbe stato coinvolto nella preparazione dei dati operativi per attacchi missilistici e aerei contro il territorio ucraino. A lui verrebbe attribuito anche un ruolo nella costruzione della legittimazione politica dell’occupazione, attraverso l’organizzazione dei referendum nelle aree controllate dalle forze russe.
Accuse che Mosca respinge, ma che contribuiscono a delineare un profilo esposto, centrale, inevitabilmente controverso. In questo quadro, l’agguato di Mosca assume un significato che va oltre la sorte di un singolo ufficiale: racconta un sistema sotto pressione, attraversato da tensioni visibili e sotterranee. La guerra, iniziata oltre confine, continua così a produrre effetti a catena. Anche nel cuore della capitale.
